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mercoledì 24 luglio 2013

Linda Rando condannata per diffamazione. Ecco i fatti, tra disinformazione, censura e buona educazione


Postato da Massimiliano Maccaus


E’ assurto al mainstream nazionale, tramite il sito web de Il Fatto Quotidiano, il caso di Linda Rando, la blogger condannata dal tribunale di Varese per la presenza sul proprio sito – così dicono – di commenti da qualcuno giudicati diffamatori della propria reputazione.
Linda è l’amministratrice del blog writer’s dream, e parla a migliaia di persone dei problemi del mondo dell’editoria e della scrittura. Di recente s’è schierata contro i cosiddetti editori a pagamento; quelli che, per intenderci, pubblicano le opere dietro corrispettivo, archiviando l’ideale romantico dell’imprenditore che crede in un autore, lo finanzia, e ne condivide a proprio rischio i successi e gli insuccessi. Non si tratta tanto di crisi di talenti, anzi: gli aspiranti autori sono sempre di più, ma per gli editori diventa sempre più difficile scegliere se e come investire, e alcuni (tanti?) si sarebbero riciclati in questo compromesso.
Linda, dicevamo, s’è schierata, affrontando l’argomento sul proprio blog. Ha avuto quindi l’idea – scrive Alessandro Madron sul pezzo de Il Fatto Quotidiano che se n’è occupato sul web, presto ripreso e rilanciato da decine di altri siti web e quotidiani tradizionali –“di creare delle liste nelle quali elencare tutti gli editori che in qualche forma si facevano pagare dagli autori per pubblicare i loro libri”.
La discussione – prosegue Il Fatto – “ ha dato vita ad una lunga sequenza di commenti, alcuni dei quali oggettivamente lesivi dell’onorabilità e della dignità delle case editrici citate”. Una di queste, quindi, ha portato Linda innanzi al Tribunale di Varese. “Sono andati a colpo secco su di me” – si legge nell’articolo – “ritenendomi responsabile del contenuto dei commenti scritti dai lettori”.
Facciamo chiarezza. Della vicenda ci eravamo occupati in Caffè News qualche giorno fa: stupiti dalla notizia, siamo stati tra i primi a contattare Linda, a offrirle la nostra solidarietà e a chiederle, ottenendola, copia della sentenza. Dopo averla letta, abbiamo deciso di non pubblicare alcun articolo in proposito. I presupposti e i fatti non danno invero, a legger la sentenza, alcuna ragione a Linda, né abbiamo intravisto tra le motivazioni alcuna ingiustizia, malversazione o persecuzione giudiziaria. Linda ha pubblicato sul proprio blog, dal 2008 al 2010, contenuti gravemente diffamatori per terzi (“cloache editoriali”, “strozzini”, “cosche mafiose”, “repressa del cazzo”: “affermazioni travalicanti il diritto di critica” – si legge in sentenza – obiettivamente tali da ledere l’onore della casa editrice), ed è stata condannata: multa e risarcimento, più le spese. Se ricorrerà in appello, come annuncia di fare, la vicenda proseguirà in secondo grado. Nessuna notizia, quindi, a nostro giudizio, a meno di non considerare notiziabile la circostanza che chi sbaglia paghi. Per noi, quindi, nessun articolo, e non ne avremmo parlato più.
Nei giorni successivi però, con nostro grande stupore, abbiamo visto la notizia cavalcata dai media nazionali, con un taglio teso ad avvalorare in chi legge l’idea che la blogger abbia subito un torto giudiziario. Prospettiva che purtroppo travisa del tutto il contenuto stesso della sentenza.
Si legge infatti su Il Fatto, per esempio, che “il blog è stato trattato come un qualunque giornale cartaceo, per cui Linda, in qualità di responsabile della pubblicazione, secondo il giudice – che cita espressamente la legge sulla stampa del 1948 – avrebbe dovuto intervenire censurando i commenti diffamatori”.
Da una lettura persino superficiale della sentenza, però, ci si rende facilmente conto che non occorre essere giuristi per capire che questo non è vero. Sarebbe bastato semplicemente leggerla con maggiore attenzione: “nel caso di specie” – recita infatti – “il sito writersdream.org non ha caratteristiche di informazione ascrivibili alla stampa, ma costituisce la base per la costruzione di un gruppo settoriale di interesse, composto da scrittori esordienti, o aspiranti tali, mediante la discussione di temi comuni”. Il giudice quindi non ha affatto assimilato il blog a una testata giornalistica, e conseguentemente non ha applicato per esso la normativa cui queste soggiacciono, ma ha considerato invece il sito web niente più che “un mezzo di pubblicità” delle offese recate (“documentate ampiamente“), in parole povere una specie di megafono privo di dignità giornalistica, pur ammettendo che compete al giudice, volta per volta, decidere se un sito web possa qualificarsi, o meno, come “stampa”.
Venendo alla vexata quaestio della condanna avvenuta a causa dei commenti pubblicati dai lettori del blog, considerata su Il Fatto online la vera notizia, tanto da assurgerne a titolo: « Diffamazione, blogger condannata: “Responsabile per i commenti dei lettori », ci amareggia constatare che in sentenza la questione dei commenti non è affrontata se non marginalmente: “l’attribuzione di responsabilità all’imputata”, recita infatti il dispositivo, “è diretta”.
Linda Rando è stata condannata intanto per quanto da lei stessa scritto (“intraprendeva una campagna denigratoria”), e poi – è qui l’unico accenno ai commenti – per quant’altro di diffamatorio fosse pubblicato sul sito da lei amministrato, intendendosi implicita la sua approvazione dei commenti pubblicati dai lettori. Gli autori dei commenti, si legge, “semmai concorrono nel reato, ma di essi in questo processo non v’è traccia d’identificazione, né sono imputati”. Se mai restasse un dubbio, basta leggere quanto dichiara a Il Fatto la stessa blogger: “ancora oggi non sono riuscita a trovare i commenti oggetto della condanna”. Hai visto mai. In ordine alla responsabilità oggettiva dell’amministratore di un sito sui commenti per suo tramite postati in rete, nulla da dire: basta applicare un filtro, ed approvarli tutti ad eccezione di quelli da codice penale. Chi non lo fa, bene che si sappia, ne ha colpa, e condivide le responsabilità con l’offensore. Il reato, infatti, non solo si commette in casa mia ma, di più, si commette a causa del fatto che ho lasciato imprudentemente la porta aperta.
La vicenda, fuor dal processo, è comunque di primissima attualità, e per due motivi.
Il primo è sotto gli occhi di tutti, e pone molti interrogativi, nel constatare il persistere d’un certo modo di fare informazione travisando fatti pur evidenti in nome dello scoop giornalistico, finendo così per confezionare la notizia, piuttosto che raccontarla. La notizia, a nostro avviso (ma è la stessa etica giornalistica a parlare) non può sovrapporsi ai fatti, ma deve piuttosto riferirli, certo commentandoli in vario modo, ma senza mai piegare la realtà. Se sono leciti differenti punti di vista nella redazione di un articolo – quelli che gli addetti ai lavori chiamano tagli redazionali – ecco che questi devono sempre sapersi mantenere nell’alveo dell’obiettività oggettiva. Che in questo caso, come in altri, e purtroppo sempre più spesso, è venuta a mancare.
Il secondo si legge nel dispositivo della sentenza, nel punto in cui il giudice considera, relativamente alla condotta complessiva della blogger, le circostanze aggravanti che le sono contestate equivalenti all’attenuante della giovane età e “di una sottovalutazione delle condotte illecite, frutto di una diseducazione di cui essa stessa è vittima, in un contesto sociale di falsamente proclamata liceità di qualsiasi lesione dell’altrui personalità morale, tanto più se veicolata dai mezzi di comunicazione”. Il giudice di Varese ha qui preso atto del dilagare di una violenza verbale non più tollerabile, tanto nel mondo reale che in quello digitale, esito di una cultura distorta entro la quale sembrerebbe essere invalsa l’opinione che la rete è una zona franca nella quale, protetti dall’anonimato del nickname, è lecito sparare a zero contro tutti e tutto, lasciarsi andare ai commenti più triviali, ed esternare ogni pensiero proveniente dalla pancia come mai ci si sognerebbe di fare nella realtà.
Non è così. E sarebbe ora di capire che la rete è strumento di comunicazione mediata che non ci pone al di fuori, ma ancor a più stretto contatto con la realtà. E come accettiamo che i contratti che stipuliamo in rete sono contratti veri, o che i conti correnti online sono conti correnti veri, parimenti dobbiamo riconoscere che le offese che rivolgiamo ad altri in rete sono offese vere e, di più, destinate a persistere per tempi che non potremo controllare, e a circolare con velocità che ancor adesso neppure comprendiamo.
L’argomento contrario fa leva spesso sulla censura: “come principio non censuriamo i commenti”, si legge nell’intervista rilasciata da Linda a Il Fatto Quotidiano. Il blog, dice, “è uno spazio di libera espressione e ciascuno dovrebbe poter dire quello che pensa, assumendosene la piena responsabilità”. Ebbene, anche a rischio d’apparire retrogrado, dirò che se qualcuno dei miei commensali, invitati una sera a cena a casa mia, si sognasse d’insultare gli altri gratuitamente, lo censurerei eccome, e gli indicherei pure la porta, senza timore d’esser passato per quello che non consente la libertà d’espressione del pensiero.
Libertà d’espressione non è infatti il poter cedere ad ogni impulso coprolalico, non è rutto libero, e non ha esito nella sovranità d’insultare tutti impunemente. Non si tratta infatti di censura, ma sono chiamate in causa, assai più banalmente, alcune elementari, quanto dimenticate, regole di ordinaria buona educazione.



martedì 22 giugno 2010

Zerounoundici Edizioni vs Linda Rando: la smentita


Dal sito: http://www.0111edizioni.spruz.com/

Il caso Rando non fa parlare di sé per l'avversione che la paladina degli scrittori sommersi ha per una certa categoria di editori, quelli a pagamento (ognuno è libero di pensarla come vuole, dopotutto), ma per il MODO con cui esterna questa avversione, fatto di abusi, vere e proprie campagne diffamatorie nei confronti di qualche editore, tra i quali addirittura qualcuno che NON rientra nella categoria sopra menzionata, oltre che per i modi sgarbati, prepotenti, antidemocratici, che in taluni casi addirittura vanno ben oltre la legalità.

La signora Rando non si limita quindi a divulgare la sua antipatia verso gli editori a pagamento, che precisiamo essere aziende che, comunque la si pensi a riguardo, lavorano nel pieno rispetto delle normative LEGALI e FISCALI in vigore, ma li cita apertamente in alcuni dei numerosi articoli e interviste dei quali la Rando è protagonista, come estorsori e truffatori. Non solo. La cosa peggiore è che grazie alla Rando e ai suoi degni compari, alcuni siti/forum/blog hanno proibito l'accesso anche agli autori che hanno pubblicato con queste case editrici, marchiate di "bullismo editoriale" solo per essere intervenute, nella maggior parte dei casi mantenendo toni educati e rispettosi, nelle discussioni aperte sul forum della Rando, il Writers Dream, per far valere il proprio diritto di replica, malamente negato dalla signora con toni e modi più consoni a un oste piuttosto che all'amministratore di un sito culturale e di pubblico interesse, come lei vorrebbe far credere che sia. E poi ditemi da che parte sta il bullismo.

La signora Rando ha riempito le sue pagine web con regolamenti che lei per prima, seguita dai suoi fedelissimi, non rispetta e che, a quanto pare, vengono rispettati solo da quelli che sono invece stati da loro marchiati come bulli.
Non solo, ma troppo spesso, sul sito, i paladini degli esordienti fanno riferimento al diritto di cronaca e alla libertà di espressione, negandoli invece a chi non la pensa come loro, inducendoli ad abbandonare il forum a causa dei pesanti attacchi e delle offese di cui i poveretti vengono investiti. Quanto è democratico tutto ciò?
Ma la cosa peggiore è che la signora Rando non si rende conto che, così facendo, viola i presupposti per godere di quel diritto a cui tanto si appella: infatti, perché questo venga considerato un diritto e come tale sia inviolabile, è necessario che vengano rispettati 3 semplicissimi requisiti:

1. la veridicità del fatto a cui si fa riferimento
2. il fatto deve essere di pubblico interesse
3. il fatto deve essere esposto in toni civili

Sul primo punto le parti offese stanno già raccogliendo un'infinità di materiale che ne prova la violazione.

Il secondo punto viene alienato proprio dalla Rando e dai suoi fedelissimi, che con il loro comportamento fanno in modo di mantenere nel sito solo gli utenti che condividono appieno le loro opinioni, prendendo a "schiaffoni e a calci virtuali" tutti gli altri, che naturalmente abbandonano il campo. Questo non si chiama "pubblico interesse", questo si chiama "interesse personale"!

Il terzo punto non viene MAI rispettato, proprio a causa di quanto già detto.

E che dire dei ridicoli esempi citati per far capire ai lettori, casomai fra loro ci fosse qualcuno con meno di due neuroni in testa (frase rivolta da una fedelissima della Rando a un utente in disaccordo con lei, nel corso di una delle tante discussioni), che la ragione è sempre e solo dalla loro parte, qualunque cosa dicano o facciano, questo nel tentativo di far desistere chiunque possa anche solo per un momento pensare di agire legalmente nei confronti del forum e della responsabile. Di seguito c'è il link che riporta alla pagina "note legali" del forum/blog della Rando e che contiene alcuni ridicoli esempi che, secondo lei, possono essere paragonati al suo operato:

www.writersdream.org/blog/note-legali/

Peccato che nelle pagine gestite dalla Rando non ci si limiti a commettere errori di così poco conto, rimediabili con semplici rettifiche. No, nelle sue pagine si racconta una gran quantità di menzogne e a nulla serve che i diretti interessati glielo facciano notare; a nulla serve che, nonostante lei stessa ammetta che le notizie sono state reperite da altre fonti e che sostenga di non esserne direttamente responsabile, le sue fonti ammettano di avere a propria volta ricevuto linformazione da altre fonti, che le hanno ricevute da altre fonti e così via, senza quindi averne direttamente accertato la veridicità. Che importa? Loro continuano imperterriti a divulgare le stesse menzogne, con cattiveria e astio sempre crescenti e senza nemmeno offrire all'accusato il beneficio del dubbio, anche dopo aver ricevuto, sempre sul forum, testimonianze a favore di quest'ultimo da persone che (almeno loro) sanno ciò che dicono, visto che hanno avuto un rapporto diretto con l'accusato, cosa non altrettanto vera per la Rando, per i suoi seguaci e per le loro fonti, le fonti delle loro fonti e le fonti delle fonti delle loro fonti...

C'è di più. In alcuni post sono stati riportati con un copia/incolla, in parte o integralmente, documenti RISERVATI, non di pubblico dominio. Forse la signora Rando non sa che la responsabilità per questo genere di illecito è proprio dell'amministratore o del responsabile del sito, che è OBBLIGATO a moderare il comportamento degli iscritti per evitare ogni tipo di illecito, appunto. E questo lo è, un illecito!

Ma la cosa più grave è che il forum della Rando è stato preso come fonte di informazione da diversi sprovveduti, che con le menzogne in esso pubblicate ci hanno ricavato articoli per testate giornalistiche a diffusione nazionale, senza nemmeno prendersi la briga di verificare l'affidabilità della fonte e delle notizie stesse! Non solo: le calunnie della Rando stanno girando anche grazie a e-mail private che i responsabili di alcuni noti siti web hanno inviato a importanti aziende nel tentativo di dissuadere queste ultime dallo stringere accordi commerciali con alcuni editori citati appunto nel Rando-forum.

Proseguiamo.
La paladina degli scrittori sommersi ha pubblicato quanto segue in una delle numerose pagine del sito:

Writer's Dream è un portale no profit che offre gratuitamente aiuto, sostegno e supporto agli scrittori esordienti...

Ebbene, guardate invece cosa è stato pubblicizzato in una recente newsletter, che riporto in quanto PUBBLICA, inviata agli utenti del forum:

Scrittevoli,

perdonate quest'intrusione nella vostra casella mail. Volevamo darvi un piccolo consiglio nel caso foste alla ricerca di un'agenzia letteraria:
rivolgetevi alla neonata Torre di Carta (http://torredicarta.net).
E' l'agenzia con i prezzi più bassi in assoluto, basti pensare che di norma una lettura critica costa non meno di 100€ e un editing viene più di 1000€.
Speriamo possa esservi utile.

Buona serata,
La redazione di Writer's Dream --
Grazie, L'amministrazione

E sapete chi c'è dietro a questa pseudo-agenzia? Sì, proprio lei: Linda Rando!
Non solo: questa pseudo-agenzia non ha né una sede, né un recapito telefonico, né un codice fiscale, né un numero di partita iva... non c'è bisogno di proseguire, avete già capito tutto.
Ovvio, se fosse un'azienda regolarmente iscritta, non potrebbe proporre certi servizi a prezzi così bassi (e NON GRATUITI, come invece sostiene nell'altra pagina). Ma a loro che importa? Fanno tutto in nero, alla faccia di chi lavora seriamente e paga le tasse!
Almeno lavorassero a offerta, il che potrebbe in un certo senso offrire una copertuna, ma no, HANNO ANCHE LE TARIFFE ESPOSTE! "La legge? E che cos'è? Vale per gli altri, non per noi". E' forse questo ciò di cui sono convinti Rando & Co, gli stessi personaggi che hanno classificato come truffatori gli appartenenti a una categoria che invece opera nella piena legalità, per quanto loro possano odiarla, e che di contro hanno agito e continuano ad agire nell'illegalità più evidente?

Ecco, questa è la paladina dei sommersi...!
E la Rando i suoi seguaci li ha sommersi talmente bene, che nessuno di loro è ancora riuscito a pubblicare nemmeno una cartolina!
Contenti loro...!

Zerounoundici Edizioni vs Linda Rando: la querela



Dal sito: http://www.0111edizioni.spruz.com/

Zerounoundici si sta muovendo legalmente contro i responsabili di alcuni siti, blog e forum che da tempo agiscono in modo calunnioso e diffamatorio nei confronti di quest'ultima con la pubblicazione di informazioni distorte e spesso non veritiere, che fungono da fonte per altri siti, forum, blog, testate giornalistiche, che riportano tali informazioni senza la dovuta cautela e senza i necessari accertamenti sull'attendibilità sia della fonte, sia delle informazioni stesse.

La Zerounoundici non contesta la lotta che i responsabili di tali siti stanno intraprendendo nei confronti di una certa categoria di editori, anche se in questi siti la tendenza è quella di PROCESSARE la suddetta categoria, attribuendole addirittura reati di estorsione e truffa, mentre le attività di questi editori, che piaccia o no, si svolgono comunque nel rispetto della legge, cosa non altrettanto vera per i siti in questione.

La Zerounoundici non si è certo eletta paladina di tale categoria, a cui tra l’altro NON appartiene, ma anzi potrebbe anche appoggiare questa lotta, se si basasse su fatti reali e se i termini e i modi usati nelle discussioni fossero rispettosi e garbati e si limitassero a esporre fatti e opinioni nel rispetto della legge anziché infierire e insultare, oltre alla suddetta categoria, anche tutti coloro che intervengono nelle discussioni per esprimere opinioni e pareri contrari a quelli espressi dai responsabili dei suddetti siti, o anche solo per fare chiarezza su talune informazioni pubblicate da questi ultimi e non corrispondenti a verità.
Infierendo pesantemente su questi malcapitati, la cui colpa è solo quella di avere espresso la propria opinione (diversa da quella di tendenza, lanciata dai responsabili dei siti in questione), gli amministratori RINNEGANO il diritto di cui loro stessi si avvalgono e che spesso viene citato come un vero e proprio alibi nel corso di certe discussioni e all'interno del loro stesso regolamento: il DIRITTO di CRONACA e la LIBERTA' di ESPRESSIONE e OPINIONE.
Non solo, ma è proprio nel regolamento di questi siti, stilato dagli stessi responsabili, che si invitano gli utenti a mantenere un linguaggio educato e corretto sia nei confronti degli altri utenti, sia in quelli degli editori con cui si discute.
Invece, i primi a non rispettare il regolamento sono proprio loro, infierendo sugli utenti che intervengono con opinioni e punti di vista differenti dai loro e provocandone l'ovvio allontanamento dal sito, impedendo così un sano e lecito scambio di opinioni e, in molti casi, negando il diritto di replica necessario per fare chiarezza su alcuni contenuti precedentemente pubblicati e non corrispondenti alla realtà.

In questo modo si è venuto a creare un movimento di rivolta (e di dubbia legalità) composto da persone incompetenti, disinformate, maleducate, antidemocratiche e, probabilmente, affette da qualche strana e particolare forma di frustrazione (perché solo una qualche forma di frustrazione potrebbe giustificare l'accanimento con cui vengono fatti alcuni attacchi nei confronti di editori e utenti), che a causa del loro comportamento hanno impedito il corretto scambio di opinioni che avrebbe consentito al sito di agire entro i termini consentiti dalla legge, comportamento che ha fatto in modo che alcuni di questi siti possano ora essere paragonabili più a un tribunale inquisitorio piuttosto che a fonte di informazioni di pubblica utilità, come invece dovrebbero essere. Infatti, il diritto di cronaca è valido quando vengono rispettati tutti e 3 i punti seguenti:

1. la veridicità dei fatti
2. i fatti esposti devono essere di pubblico interesse
3. i fatti devono essere esposti in toni civili

E' evidente che nessuno dei 3 punti sia applicabile a favore dei siti di cui sopra.

Come già accennato, la Zerounoundici non ha agito e non agirà in nome e per conto della categoria, i cui componenti si presume che siano in grado di agire e di difendersi in piena autonomia in merito a ciò che li riguarda direttamente, ma ha già agito nei confronti de Il Giornale, che nel suo articolo del 16/3/2010 e successiva rettifica (vedi nota 1) del 19/3/2010, l'ha espressamente citata come appartenente a una categoria di editori con la quale Zerounoundici NON HA NULLA A CHE FARE, e agirà nei confronti dei siti, blog, forum che ne sono state le fonti, per le informazioni false, ingiustamente accusatorie e spesso diffamatorie e ingiuriose riguardanti la casa editrice e riportate sui suddetti siti.
Il tempo di raccogliere e organizzare le circa 300 pagine di prove a carico da allegare, poi la Zerounoundici sarà pronta a muoversi anche su questo fronte.


Nota 1: Per legge, la rettifica deve essere pubblicata SENZA commenti o interventi. Nel nostro caso, la rettifica pubblicata è stata seguita da un commento del giornalista, che tra l’altro ha mantenuto la sua posizione, che in questo modo l’ha automaticamente invalidata, rendendola legalmente inutile.