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lunedì 2 maggio 2011

Scrittori palermitani, Al Malaussène un ciclo di incontri



Avevano un sogno nel cassetto e questo è diventato un libro di successo, apprezzato anche fuori dalla Sicilia. La casa editrice La Zisa di Palermo dedica ad alcuni dei suoi più apprezzati scrittori un ciclo di incontri incentrati sulle loro opere. Dalla politica alla vita dentro e fuori la città, fino alla scoppiettante comicità e al modus vivendi di una palermitana decisamente particolare.

Gli incontri avranno luogo al circolo Malaussène di Palermo, in piazzetta di Resuttano, 4, a partire dalle 17.30.

Venerdì 6 maggio aprirà il ciclo Ciao, Turin!, di Dora Angela Ruvolo, un intenso e acuto affresco recitato a più voci, a cavallo tra una Palermo solare e un po' hippy e una Torino che diventa luogo dell'anima.

Venerdì 20 maggio sarà la volta della comicità acuta e scoppiettante di Stracchiolitudine, di Anna Mauro, che con acume, ironia e vis polemica dà vita alla signora Franca, stracchiola doc e vera e propria rivelazione.

Il 3 giugno, Sergio Infuso presenterà Un miscelino per Rosa, toccante diario di una Palermo in cui pubblico e privato si fondono in una commovente melodia. Una storia d'amore nel senso più onnicomprensivo del termine, che si innesta in una città piena di fermenti, come la nostra città non troppi anni fa.

Chiude la rassegna, venerdì 10 giugno, Inganno Padano – la vera storia della Lega Nord, libro-rivelazione scritto dai giornalisti Fabio Bonasera e Davide Romano, che getta nuova luce su un fenomeno discusso e mai prima realmente approfondito, come quello leghista.

Un ciclo di incontri da non perdere, moderato da giornalisti, intellettuali e, più in generale, amanti dei bei libri.

www.lazisa.it

venerdì 21 gennaio 2011

LIBRI: UMBERTO ECO, FENOMENOLOGIA DELL'INTELLETUALE MITO


(di Paolo Petroni) (ANSA) - ROMA, 21 GEN - MICHELE COGO, 'FENOMENOLOGIA DI UMBERTO ECO' (BASKERVILLE, pp. 182 - 22,00 euro). C'era una volta la 'Fenomenologia di Mike Bongiorno', che tanto indigno' e fece soffrire il povero presentatore tv, quando Umberto Eco la pubblico' nel 1961 nel suo 'Diario minimo', che fu un po' l'inizio del suo successo come intellettuale e di quella popolarita' che ne fa oramai un'icona mitica. Oggi ecco la 'Fenomenologia di Umberto Eco', proprio dedicata a questo percorso: dagli studi serissimi di su San Tommaso e di semiologia sino al divulgatore ironico, alle 'Bustine di Minerva' e al romanziere di successo planetario, indaga e ricostruisce tutto Michele Cogo, sceneggiatore ma anche semiologo nato sotto la guida di Paolo Fabbri e Omar Calabrese.
Il suo saggio, che si basa sull'analisi di pagine e pagine di giornali dell'arco di quasi 50 anni, parte dall'idea che Eco non sia una persona che ha realizzato innovazioni teoriche di grande rilevanza, da cui deriva al sua fama, anche se, sottolinea Cogo, 'Opera aperta' resta un punto riferimento per l'estetica contemporanea, ma la sua importanza deriva dall'aver avuto un ruolo decisivo nell'operare un vero e proprio terremoto, 'movimenti tettonici', all'interno della cultura italiana e di quella internazionale che 50 anni fa era del tutto ingessata, capace solo di perndersi molto sul serio, persa dietro all'analisi di grandi argomenti, mentre gli sfuggivano i particolari e come si andasse trasformando la vita quotidiana di tutti, la societa'. Un terremoto che non nasce da una vera e propri rottura, ma da pieghe, inflession, spostamenti, slittamenti d'accento che hanno modificato le gerarchie e riscritto i criteri tradizionali di dominanza culturale.
Cogo definisce Eco un dilettante, nel senso letterale del termine: uno che agisce sempre per diletto, come con un senso di responsabilita' verso il proprio diletto, capace di prendere in giro anche cio' in cui piu' crede. Solo che il diletto, e' contagioso, perche' quando uno si diverte e' piu' facile riesca a coinvolgere entusiasmare anche chi lo ascolta, specie se usa anche riferimenti della cultura di massa, popolare, comuni a molti, come fa appunto eco che mescola cultura alta e bassa, Dante e i fumetti, filosofia e canzonette, senza timore di incrinare la propria superiorita', anzi dando una maggiore prospettiva alla propria figura di intellettuale.
'Siamo in un'epoca revisionista: torniamo indietro a passo di gambero - scrive Fabbri nella prefazione al volume - ma cosi' facendo incappiamo di spalle nei fatti. Grande merito di questo libro e' che ci aiuta a voltarci e a guardare di fronte il suo oggetto: la motogonia di Umberto Eco'. Tutto questo diventa poi, quasi naturalemnte, anche una visione panoramica sull'evoluzione culturale del nostro secondo Novecento e, appunto, sul cambiamento di valori, di ottiche, di priorita', di sistemi di conoscenza e mezzi di comunicazione di ogni tipo e genere.
L'anno chiave, in questa mitopoiesi, e' il 1964, quando escono una serie di articoli su Eco, i cui titoli rivelano gia' tutto, la sua forza dirompente nel riuscire ad arrivare anche a un pubblico che era escluso da certi discorsi: 'Anche i fumetti hanno il sangue blu' su Oggui di Domenico Porzio e 'Anche l'HullyGully diventa 'messaggio'' di Alberto Arbasino sul Giorno, sono solo due esempi tra tanti.
Oggi, ma ormai da piu' di vent'anni (il sucesso del 'Nome della rosa' e degli inizi degli anni '80 e vanta traduzioni in 41 paesi), si parla di Eco, sui giornali di tutto il mondo, facendone una delle poche figure di intellettuale planetario.
Questo ne ha fatto anche 'un personaggio', un divo, una star della cultura a perfetto agio nel nuovo universo multimediale e elettronico, tanto che i giornalisti si sprecano a raccontarci aneddoti e leggende sul suo stile di vita, come il suo amore per il flauto dolce, e, quando si taglia la sua folta, cratteristica barba, diventa una notizia che fa quasi il giro del mondo.

giovedì 16 settembre 2010

PREMI: DAL CARVER NESSUN OMAGGIO AGLI AUTORI, SOLO AI LIBRI =



RESE NOTE LE CINQUINE FINALISTE DELLE SEZIONI. I VINCITORI DOMENICA 26 SETTEMBRE



Roma, 16 set. - (Adnkronos) - E' stata resa nota da Andrea Giannasi, presidente della giuria, la cinquina dei libri finalisti del 'Carver'. Il 'contropremio dell'editoria italiana', giunto alla sua ottava edizione, non riserva omaggi agli autori e agli editori ma solo ai libri, alle storie raccontate, sigillate dalla scelta poetica o scandagliate dalla forma saggistica.



Questa edizione ha visto la partecipazione record di 500 titoli, suddivisi nelle tre sezioni, poesia, narrativa e saggistica. Rispetto agli anni precedenti la giuria ha registrato, quest'anno, un aumento della qualita' dei libri partecipanti, in particolar modo per la narrativa che comunque sta subendo ancora forte l'influsso del genere poliziesco. Suddivisa in tre gruppi, uno per ciascuna sezione, la giuria ha affrontato le letture cercando di trovare elementi innovativi, sia nello stile, sia nella storia narrata.



Domenica 26 settembre a Civitavecchia, alla sala 'Molinari' nella Cittadella della Musica, si conosceranno il libri vincitori di ogni sezione in gara: saggistica, narrativa e poesia. Per la prima sezione la cinquina e' composta da 'Montelepre, il dopoguerra e i misteri di Giuliano' di Salvatore Badalamenti, edito da La Zisa, 'Ma ci fu pieta'. La banda della Magliana dal 1977 a oggi', di Angela Camuso di Editori Riuniti, 'Universi quasi paralleli. Dalla fantascienza alla guerriglia mediatica' di Antonio Caronia, pubblicato da Cut-Up, 'Teoria e pratica dell'omicidio seriale', di Giuseppe Magnarapa e Daniela Pappa, edito da Armando e 'Con foglio di via.

Storie di internamento in alta Valmarecchia 1940-1944', di Lidia Maggioli e Antonio Mazzoni, pubblicato da Societa' il Ponte Vecchio.



Per la poesia, invece, si 'scontreranno' 'Salutami il mare' di Carla De Angelis, edito da Fara, 'La spugna' di Lella de Marchi, per edizioni Raffaelli, 'A che titolo' di Brunella Bruschi, pubblicato da Morlacchi, 'Situazione temporanea' di Marco Saya, per Puntoacapo e 'Frammenti di un respiro passeggero' di Salvatore Scuderi, per Kimerik.



Per la narrativa, infine, 'Gente normale' di Valentina Capecci pubblicato da Marsilio, 'Con l'insistenza di un richiamo' di Francesco Randazzo, per Lupo, 'Storie liquide' di Gianluca Pirozzi, edito da Croce, 'Il borgo d'oltremare' di Francesco Amato, per Mursia e 'Johnny nuovo. Il ragazzo che non conosceva il mondo' di Mauro Evangelisti, pubblicato da CartaCanta.





mercoledì 4 agosto 2010

Addio Elvira Sellerio, regina dei libri tra Sciascia e Camilleri


Rigore nelle scelte culturali, cura artigianale del prodotto, ciclo produttivo interamente locale. Sono questi i tre fattori che hanno portato al successo la casa editrice Sellerio, la cui fondatrice, Elvira Giorgianni Sellerio, e' morta oggi a Palermo all'eta' di 67 anni. La Sellerio, laureata in giurisprudenza e funzionaria pubblica fino alla fine degli anni '60, segui' il marito Enzo, di professione fotografo, nell'impresa editoriale, suggerita alla coppia da una "chiacchierata" con lo scrittore Leonardo Sciascia e dell'antropologo Antonino Buttitta, come racconto' anni dopo il figlio Antonio in un'intervista. Per avviare l'impresa, la Sellerio si licenzio' dal suo lavoro e investi' la sua liquidazione nell'acquisto dei macchinari. Era il 1969.
L'azienda, in meno di dieci anni, dopo un inizio caratterizzato da un'attenzione volta soprattutto alla letteratura e all'arte siciliana e a volumi per bibliofili a tirature ridotte, si impone come un'impresa culturale di calibro nazionale. Fu proprio Sciascia a portare alla ribalta la casa editrice, con la pubblicazione del suo "Affaire Moro" (1978), scritto all'indomani dell'uccisione dello statista democristiano. Dell'anno seguente e' invece la nascita de "La memoria", una collana di volumi tascabili, originali per taglio grafico e contenuti, che raggiunge subito grande notorieta'.
Nel 1983, la separazione col marito Enzo e la "scissione": da una parte la Sellerio di narrativa e saggistica, gestita dalla Giorgianni, dall'altra i libri d'arte e fotografia, curati da Enzo Sellerio.
Nonostante la divisione, la piccola casa di via Siracusa riesce a ritagliarsi una sua fetta di mercato editoriale nazionale, anche se le dimensioni restano quelle di un piccolo editore, conservando la propria indipendenza e sfuggendo alle grandi concentrazioni. Fra gli storici collaboratori, Gesualdo Bufalino, lanciato nel 1981 e vincitore del Premio Campiello con "Diceria dell'untore", mentre tra gli autori che sono passati per l'editrice di via Siracusa vanno ricordati Luciano Canfora, Gianrico Carofiglio, Carlo Lucarelli e Manuel Vázquez Montalbán. A Elvira Sellerio, nominata nel 1989 Cavaliere del Lavoro, va anche il merito di aver "riscoperto" Andrea Camilleri, che a partire dal 1992 ha avuto un rapporto privilegiato con la casa editrice palermitana. La saga del commissario Montalbano ha intrecciato le sue fortune con quelle della Sellerio, che negli ultimi 20 anni ha vissuto una nuova "giovinezza", arrivando a un catalogo che oggi conta oltre tremila titoli.

Mondadori: tagli al personale per raddoppiare l’utile

di Giovanna Lantini (Il Fatto quotidiano, 30 luglio 2010)

Col contributo di un corposo piano di tagli, la Mondadori raddoppia l’utile. Nonostante i ricavi (762,8 milioni di euro) siano praticamente rimasti fermi a un anno fa (730, 7 milioni di euro), la casa editrice della famiglia Berlusconi ha chiuso il semestre con profitti più che raddoppiati: 15,1 milioni di euro. Il miglioramento è avvenuto in concomitanza con una riduzione del personale che nel semestre ha visto l’uscita di 225 dipendenti, il 6 per cento della forza lavoro del gruppo di fine 2009. Tagli che sono destinati a proseguire. (…)

martedì 15 giugno 2010

Giurato-eroe rinuncia all’incarico: doveva leggere 57 libri in due mesi


(da Il Giornale del 15 giungo 2010)

A volte i giornalisti sono ancora capaci di grandi gesti. Anche se non sempre apprezzati. È successo che il premio Azzeccagarbugli (istituito dalla Provincia di Lecco e dal gruppo Giovani di Confindustria Lecco), giunto alla sesta edizione e diventato ormai un “classico” per quanto riguarda il meglio del romanzo poliziesco, quest’anno abbia chiamato nella giuria letteraria un noto giornalista culturale, Armando Besio di Repubblica. Il quale, davanti all’elenco dei romanzi tra i quali scegliere la cinquina finalista, ha fatto i conti: avrebbe dovuto leggere i 57 libri candidati in meno di due mesi. Che significa più di un libro al giorno. «Non ce la posso fare», ha ammesso, rinunciando al posto di giurato. In un mondo in cui tutti straparlano di libri senza leggerne uno, un gesto nobilissimo (tanto più che il «gettone» era di qualche migliaio di euro). Eppure, per qualcuno dell’organizzazione e la stampa locale, il giornalista avrebbe dato prova di scarsa professionalità. Averne.

"Entri nella top ten con meno di 3mila copie"


Lo Strega e il Campiello valgono 20mila volumi, mentre gli ospiti di Fazio sono sicuri di entrare tra i primi venti. E Giuliano Vigini spiega: "La critica è ininfluente salvo casi rarissimi"


di Luigi Mascheroni (Il Giornale, 15/06/2010)


Quando si parla di libri ed editoria, la persona giusta a cui rivolgersi per una perizia tecnica è Giuliano Vigini, guru del settore, sia come esperto di produzione e mercato del libro sia come critico.
Allora Vigini, è davvero così? Libro vecchio fa buon brodo?
«Semmai bestseller vecchio fa buon brodo. Pensiamo al fenomeno - raro ma indicativo - di Fabio Volo che è presente nella classifica di narrativa italiana addirittura con quattro titoli, o meglio quattro edizioni. Quando un autore esce con un titolo forte, questo finisce col fare da traino ai “vecchi” libri che l’editore subito recupera, sia nell’edizione normale che tascabile. Insomma, se l’editore è scafato e usa bene le strategie di marketing, l’uscita di una novità di un autore importante come Camilleri o Carofiglio diventa l’occasione per rilanciare opere che erano già state dei successi e che poi si erano “addormentate”».
Quante copie deve vendere un libro per entrare in classifica?
«In questo periodo, in attesa dei vincitori dello Strega e del Campiello, ne bastano poche migliaia. Diciamo 3-4mila copie a settimana, forse meno, per entrare nei primi 20 e in alcuni casi anche nella top ten. Bisogna poi considerare che il monitoraggio alla base delle classifiche è fatto, da una parte, nelle librerie generaliste medio-grandi e nei negozi di prodotti musicali e tecnologici di largo consumo, ossia punti vendita frequentati in particolare da giovani, che spingono certi autori; dall’altra nei supermercati, dove sono presenti esclusivamente i grandi marchi. Insomma, è un circolo vizioso: gli editori maggiori si impongono perché hanno buoni autori certo, ma anche perché hanno una particolare forza nelle librerie dove vengono fatte le rilevazioni di vendita che stanno alla base delle classifiche, che a loro volta orientano i gusti del pubblico. La prova “a contrario” è che i libri confessionali vendono tantissimo, ma per l’80% solo nel circuito delle librerie religiose che non rientrano nei punti di rilevazione, e quindi non entrano in classifica».
Festival, passaggi tv, film, edizioni tascabili.... cosa aiuta a prolungare il successo di un libro?
«Paradossalmente proprio il fatto che un libro sia in classifica: il lettore oggi non sa più orientarsi autonomamente nel mare magnum di oltre 60mila titoli all’anno tra novità e ristampe, cioè 160-170 al giorno. E mancando una critica capace di consigliarlo su cosa vale la pena leggere, ricorre sempre più spesso alle classifiche. Che non sono sinonimo di qualità, questo è chiaro. Ma l’indice che un libro ha un certo impatto, un “valore” capace di condizionare il lettore. Su questo si salda la strategia dell’editore che porta al festival o candida a un premio l’autore più conosciuto. Poi ci sono lo Strega e in parte il Campiello che “valgono” circa 20mila copie, oltre al fatto che il successo fa salire le quotazioni dello scrittore, il quale poi sarà più facilmente recensito, intervistato, ospitato in tv...».
Poi c’è Fabio Fazio e il suo Che tempo che fa...
«Una trasmissione che fa caso a sé, e che vale più dello Strega. Chi va da Fazio, la settimana dopo entra automaticamente nei primi 20 più venduti. Mesi fa Roberto Calasso portò nella classifica di Arianna addirittura l’edizione di pregio delle Nozze di Cadmo e Armonia che costa 135 euro... Ed è un libro di vent’anni fa».
E fuori dai casi editoriali come quelli di Stieg Larsson o Fabio Volo, aiutati dal cinema o dalla tv, quanto dura il “romanzume” medio, un Grisham o un Baricco?
«Dipende dall’autore, alcune volte una o due settimane e poi sparisce. Altre invece può accadere che rimanga sottotraccia per lungo tempo e poi conoscere una “fiammata”: o per via di un film o di una fiction tratti dal libro, o grazie a un lento ma progressivo passaparola tra i lettori forti. Ma sono casi rari. In questo momento capita con Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda, che comunque ha sempre dietro un marchio come Baldini Castoldi Dalai... Negli ultimi anni l’unico esempio di libro rimasto a lungo in classifica senza eventi “speciali” o grandi gruppi alle spalle è L’eleganza del riccio. Ma è un’eccezione».
A proposito di «lettori forti»: ma chi sono?
«Tenendo conto che in Italia chi legge almeno un libro all’anno è appena il 45% della popolazione alfabetizzata, i lettori forti sono quelli che leggono più di un libro al mese, cioè il 6,9% degli italiani, sommati a quelli che leggono tra i 7 e gli 11 libri, che significa un altro 7%. Sono coloro che tengono in piedi il mercato: se per ragioni economiche o di tempo libero a disposizione rallentano gli acquisti, l’editoria entra in crisi, come in parte succede attualmente».
Della tv e del passaparola ci ha detto. E dei giornali? Quanto conta oggi una recensione?
«Poco, e solo se il critico è autorevole. Non è come con i film, dove la gente legge una scheda contrassegnata da pallini, e dove l’offerta è minima rispetto ai libri e quindi più facile orientarsi. In questo senso vale molto più Facebook, dove si ripete su grande scala e in tempi ridotti il fenomeno del passaparola. Gli editori lo sanno bene, e seguono con attenzione questo fenomeno. Magari “facilitandolo”. Come? Con qualche imbeccata... come quegli attori che per pubblicizzare il nuovo film chiamano i fotografi dicendo che quella sera saranno in quel ristorante insieme a quella persona...».
Tutti i libri di cui abbiamo parlato sono di narrativa. Che fine ha fatto la saggistica?
«Quella accademica ha spazi limitatissimi ormai. Sopravvive solo quella giornalistica. Guardi i primi tre autori in classifica: Vespa, Scalfari e Rizzo. Fuori dalle grandi firme e dalla triade Mondadori-Einaudi-Feltrinelli, ormai c’è spazio solo per le inchieste di Chiarelettere».

mercoledì 16 settembre 2009

LIBRI: DAN BROWN, 7.5 MILIONI DI COPIE PER 'THE LOST SYMBOL' =




E' USCITO OGGI IN USA E GB IL THRILLER CHE PARLA DELLA MASSONERIA

L'attesa e' finita: a sei anni di distanza da 'Il Codice Da Vinci' (81 milioni di copie vendute nel mondo con traduzioni in 51 lingue), e' arrivato oggi nelle librerie di tutto il mondo di lingua inglese il nuovo romanzo thriller dello scrittore statunitense Dan Brown, ambientato nell'America della massoneria. 'The Lost Symbol' (Il simbolo perduto) e' stato pubblicato in contemporanea negli Stati Uniti, in Canada e in Gran Bretagna: e' stata stampata una prima tiratura di 6,5 milioni di copie per il Nord America, a cui si aggiunge un milione di esemplari per il mercato del Regno Unito.

In traduzione italiana l'annunciato bestseller uscira' da Mondadori entro la fine del 2009, cosi' come accadra' per altre venti lingue. Il romanzo e' lungo 509 pagine ed e' pubblicato nell'edizione americana dall'editore Doubleday, un marchio del colosso Random House, e per la versione britannica da Transworld, una branca della stessa Random House.

Teschi umani pieni di liquido rosso sangue, un misterioso personaggio tatuato dalla testa ai piedi, chiamato Mal'akh, la ricerca di un importantis­simo documento segreto, tra Washington e le piramidi di Giza, in Egitto. Sono questi gli 'ingredienti' dell'apertura di "Il simbolo perduto", ambientato a Washington, dove il protagonista e' ancora una volta il dinamico professor Robert Langdon dell'Universita' di Harvard (nel 'Codice da Vinci' aveva indagato sull'Opus Dei e i misteri della vita di Gesu'), esperto in crittografia: la storia si svolge nel corso di sole 12 ore, con documenti da decifrare, insospettabili tranelli, oscuri e inquietanti misteri, Cia, giuramenti di fedelta' massonici e intrighi di potere.

Il professor Robert Langdon, che non ama la cravatta e indossa maglie a collo alto sotto eleganti giacche di tweed, dovra' risolvere in appena 12 ore un intricato giallo dove figurano strategie massoniche e codici della Cia. Langdon deve sventare a tutti i costi un pericolosissimo complotto, visto che in caso contrario il destino dell'intero pianeta potrebbe essere a rischio dato che in palio c'e' il controllo di un pittogramma cifrato impresso in maniera indelebile sulla 'Chiave di Salomone'. Questo misterioso oggetto evocherebbe infatti 'il potere del leggendario re d'Israele di controllare e scatenare i demoni'.

Dopo Parigi, Londra e Roma, Dan Brown ha scelto dunque Washington, citta' pervasa gia' nella sua stessa architettura e pianificazione urbanistica dal simbolismo massonico, come nuovo set del sequel del 'Codice Da Vinci'.

'The Lost Symbol' si apre con Lan­gdon che si sveglia di botto da un incu­bo in cui, bambino, e' assieme al pa­dre in un ascensore della torre Eiffel in caduta libera. In realta' il professore di Harvard sta volando a Washington, dove e' stato chiamato dal potentissimo Peter So­lomon, un filantropo e scienziato. Ma l'invito a Washington si rivelera' ben presto un tranello...Una delle scene iniziali di 'The Lost Symbol' e' ambientata nella casa del Tempio del consiglio supremo del 33esimo grado del rito scozzese antico e ac­cettato, a poche centinaia di metri dalla Casa Bian­ca. Qui un uomo sta per prestare giura­mento di fedelta' - per essere ammes­so al piu' alto rango della massone­ria internazionale - bevendo da un teschio un liquido rosso sangue.

Per contribuire ad accrescere l'attenzione intorno all'uscita del romanzo, il 'Washington Post' ha offerto ai lettori una mappa dei principali siti massonici della capitale, suggerendo i luoghi 'segreti' in cui si nuovera' Langdon: dal Campidoglio all'Obelisco, dalla Casa Bianca fino al Masonic House of the Temple sulla 16/a strada. 'Con il romanzo di Dan Brown pensiamo di poter triplicare i visitatori, che ad oggi sono 10.000 all'anno', ha commentato la direttrice della 'casa dei massoni', Heather Calloway.
'Siamo convinti che il nuovo libro potra' dare una spinta al turismo senza precedenti', ha aggiunto Calloway.

lunedì 13 luglio 2009

LIBRI: IL CAPPIO DELLA MAFIA NEL RACCONTO DI UN MAGISTRATO



DE LUCIA RIVELA RETROSCENA DI LOTTA AL RACKET E INDAGINI SU BOSS
Descrivono l'economia mafiosa basata su estorsioni, appalti pubblici truccati, tangenti a politici e omicidi eseguiti per riequilibrare le sorti di Cosa nostra. Raccontano di rapine miliardarie che sono rimaste nella storia criminale della mafia, del 'pizzo' imposto a commercianti e imprenditori, ma anche della voglia di ribellione dei palermitani. Sono le storie giudiziarie degli ultimi vent'anni raccolte nel libro 'Il cappio' (Bur-Rizzoli 254 pp - 9,80 euro) scritto dal magistrato Maurizio De Lucia, oggi sostituto procuratore nazionale antimafia, e dal giornalista Enrico Bellavia.
Gli autori descrivono il pizzo e le tangenti come un fatto quotidiano che strangolano la Sicilia e l'economia del meridione. Il racket viene analizzato come la piu' antica attivita' della mafia, il ponte privilegiato con gli affari legali e la politica, un sistema basato su un'eccezionale organizzazione territoriale dei boss. E per questo motivo che spesso gli autori arrivano alla conclusione che non ci puo' essere Cosa nostra senza 'pizzo', perche' la mafia costruisce sulla paura il bisogno di sicurezza che si prepara a soddisfare.
Maurizio de Lucia, da piu' di vent'anni magistrato alla procura di Palermo, dove ha istruito centinaia di inchieste su questi fatti, ottenendo migliaia di anni di carcere per gli imputati, insieme con Bellavia, svelano le strutture gerarchiche, il linguaggio e le prassi di un sistema criminale che fonda le proprie radici nella logica quotidiana dei palermitani.
'Il cappio' racconta non solo di quando la mafia metteva a segno rapine miliardarie a banche e poste di Palermo, di cui si e' occupato De Lucia, ma anche della collaborazione con la giustizia di molti mafiosi, e il travaglio interiore dei figli di questi boss. De Lucia ricorda lo sguardo impaurito di una ragazza alla quale avevano appena detto che il padre aveva deciso di pentirsi, facendole crollare un mito che fino a quel momento aveva visto solo dalla parte dei criminali.
Vi sono i racconti di 'una vita da estorsore' e il mafioso che diventa socio e poi padrone di un'attivita' che aveva piegata al racket. Ma anche il pizzo imposto alla produzione del film 'Tano da morire' di Roberta Torre per girare le proprie scene a Palermo. Ma accanto a queste piaghe della societa' arrivano i segnali di rivolta, in Sicilia, da Palermo, a dimostrazione del fatto che la lotta al racket puo' cominciare solo da questa terra in cui la mafia affonda le proprie radici e continua a esercitare quasi incontrastata il proprio potere.
Viene ampiamente ricordato l'esempio dell'associazione Addiopizzo, quello di Tano Grasso, di Libero Futuro di cui e' presidente Enrico Colaianni, e infine, il rischio, anzi, il pericolo attuale, che la mafia tenta di infiltrarsi nell'antimafia. Un libro che e' anche un'antologia che va letta.
(ANSA).

giovedì 9 luglio 2009

Diventare editori

Diventare editori

Per diventare editori non bastano buona volontà e passione per i libri.
Il ruolo di un editore e l'insieme di attività che egli svolge nella catena del valore sono ben più complessi di quanto il senso comune lasci intendere con l'espressione "pubblicare un libro".

Il complesso di norme che regolano l’esercizio dell’attività editoriale è ampio e variegato.

Il primo passo da compiere per diventare editore è quindi conoscere gli adempimenti previsti al momento in cui si intende iniziare l'attività e alcuni obblighi che un editore, a seconda che pubblichi libri o periodici, deve rispettare nel corso della propria attività.

Quando si intende procedere a realizzare una attività editoriale è necessario preliminarmente adempiere la seguente formalità presso la Camera di commercio: occorre prevedere, nell’oggetto della propria attività come depositato presso la Camera di Commercio, l’attività editoriale.

decorrere dal 2 settembre 2006 non è più obbligatoria l’iscrizione nell’elenco degli editori presso la Prefettura competente per territorio. A seguito infatti dell’entrata in vigore del DPR 3 maggio 2006 n. 252, che ha dato attuazione alla legge 15 aprile 2004 n. 106 sul deposito legale, è stata abrogata la normativa che stabiliva tale obbligo.

Approfondimenti sul tema possono essere trovati ne "Il codice dell'editore" di Achille Ormezzano, edito dall'Editrice Bibliografica.