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lunedì 2 dicembre 2013

Edizioni La Zisa: da più di vent’anni editori per passione.



La società La Zisa è stata costituita a Palermo nel 1988, nel periodo di maggior vigore culturale che ha avuto inizio a partire dalla fine degli anni Sessanta. L’intento iniziale dei soci fondatori era quello di recuperare e rendere nuovamente fruibili testi di autori siciliani che in passato avevano avuto una eco nazionale e internazionale, e di autori stranieri che avevano affrontato argomenti riguardanti la Sicilia e le sue interne vicende. Vi era, in questo proposito, l’esigenza di riannodare alcuni fili ad un ambito di maggiore respiro europeo e mondiale, che un certo sicilianismo deteriore aveva spezzato, rendendo l'Isola più isolata che mai. La casa editrice pubblicò anche alcuni volumi riguardanti il fenomeno mafioso che cercavano di fornire chiavi di lettura inusuali e scientificamente attendibili, in particolare si ricorda la pubblicazione dell’inedita relazione sulla mafia del territorio corleonese, presentata dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa alla Commissione nazionale antimafia, che diede una certa notorietà anche in ambito nazionale all'azienda editoriale.
A metà degli anni Novanta l’attività editoriale riscontrò anche il plauso e l’incoraggiamento degli ambienti accademici palermitani, e non solo, che si tradusse nella pubblicazione di alcuni volumi di affermati studiosi in diversi ambiti disciplinari. Furono pertanto elaborate nuove collane di storia, sociologia, antropologia, architettura, critica letteraria, economia. Tra gli autori vanno segnalati: i premi Nobel per la letteratura François Mauriac, Maurice Maeterlinck, Ghiorgos Seferis e Lev Tolstoj; i magistrati Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino; il fondatore del Partito popolare don Luigi Sturzo; l’archeologo Vincenzo Tusa;  lo storico liberale Antonio Jannazzo; i sociologi Mario Grasso e Alessandra Dino;  l’architetto Giuseppe Esposito e tanti altri. Come appare chiaro da alcuni dei nomi sopra menzionati, sebbene La Zisa abbia privilegiato la saggistica, non di rado ha rivolto il suo interesse alla narrativa mantenendo un livello sempre medio-alto della produzione lanciando talvolta anche nuovi talenti, alcuni dei quali hanno poi proseguito la propria attività culturale con prestigiosi e affermati editori in tutta Italia.
Agli inizi del 2000 il patrimonio della Zisa veniva ceduto ad un nuovo gruppo disponibile a raccoglierne l’eredità e a perpetuare e incrementare i programmi e gli intendimenti del marchio.
In questi ultimi anni, La Zisa ha continuato l’impegno culturale già intrapreso dai fondatori, riscuotendo un buon successo con alcune pubblicazioni come il saggio dei giornalisti Fabio Bonasera e Davide Romano Inganno padano. La vera storia della Lega Nord (Prefazione di Furio Colombo); l’opera dello scrittore Vittorio Gorresio Risorgimento scomunicato (Prefato da Gianni Vattimo); o il pamphlet del giornalista del Sole24Ore, Nino Amadore, La zona grigia. Professionisti al servizio della mafia; inoltre, vanno menzionati: la relazione della Commissione parlamentare Antimafia sulla ‘Ndrangheta o, ancora, le recenti pubblicazioni di Pompeo Colajanni Le cospirazioni parallele e di Girolamo Li Causi  Terra di frontiera con la prefazione dell’ex ministro della Repubblica Oliviero Di Liberto. Per la casa editrice hanno inoltre scritto, fra gli altri: Margherita Hack, don Vitaliano della Sala, Luciano Violante, Rita Borsellino, Gianni Vattimo, Alda Merini, rav Giuseppe Laras, Marcelle Padovanì, Diego Novelli,  Nicola Tranfaglia…
La Casa Editrice La Zisa si è quindi affermata come tra le più significative realtà editoriali di qualità del nostro Paese, anche attraverso una nuova rete di distribuzione con depositi in tutte le regioni del territorio nazionale e all’estero.
La casa editrice aderisce e collabora con lassociazione “Addiopizzo” per la divulgazione del binomio sviluppo e legalità quale unico mezzo per contrastare la mentalità mafiosa che da troppo tempo soffoca l’economia siciliana e non solo.

martedì 18 gennaio 2011

La distribuzione delle Edizioni la Zisa



Sicilia
PROMO LIBRI
Via Aquileia, 84 - 90144 Palermo
Tel: 091.6702413 - Fax: 091.6703633
E.mail: promo-libri@libero.it
Sito: www.sicilybooks.com

Emilia Romagna, Marche, Abruzzo
L’EDITORIALE SRL
Via dei Fornaciai, 25
40129 BOLOGNA
tel. 051 326604 - Fax 051 326728
e mail: leditoriale@tiscali.it

Toscana - Umbria
Promedi Firenze di Andrea Nocentini & c. s.a.s.
Via del botteghino, 85 int.
50018 – Badia a Settimo – Scandicci (FI)
Tel. 055 7223711 fax 055 7310943

Veneto - Trentino-Alto Adige - Friuli-Venezia Giulia
FERRARI LIBRI srl
Via IV Novembre, 9
35010 Limena (PD)
tel. 049 8840241 fax 049 8840250
email: ferrarilibri@tiscalinet.it

Campania – Puglia - Basilicata – Molise - Calabria
MACROCAMPANIA di Stefania Chierchia
via Soviano 11
Sant’Agata de’Goti (BN)
tel/fax. 0823/956527
email: macrocampania@libero.it

Piemonte – Valle d’Aosta
INTERLIBRI s.n.c.
Via San Giovanni Bosco, 73
10144 Torino
Tel. 011 4379152
Fax 011 4734678
email: interlibri.ammin@libero.it
sito: http://www.interlibri.it

Sardegna
Agenzia Promozione Editoriale Manca
Vico Arno 3,
09128 Cagliari
tel. / fax 0707323296

Lombardia - Lazio - Canton Ticino
RUSSANO LIBRI
Telefono: +39027380789
Fax: +390270107204
Contatto Skype: ROBERTO RUSSANO
E-mail: r.russano@tin.it
per ordini delle librerie:
magazzino@russanolibri.it
sito: http://www.russanolibri.it

Liguria
Il Libro di Dalla Valle
Via Geirato, 110M
16138 Genova
Tel. (010) 8356581 - Fax (010) 8356865
email: illibro@illibro.191.it;

Estero
Casalini Libri s.p.a.
Via Benedetto da Maiano, 3
50014 Fiesole FI - Italy
Tel. ++39 055 50 18 1 - Fax ++39 055 50 18 201
Email: info@casalini.it

Circuito alternativo
EdiQ Distribuzione
casella postale 56 I - 21040 Gerenzano Varese
tel.02 9689323 fax 02 9689323 cell. 347.4140016 www.ediq.eu - www.ediq.it
Email: commerciale@ediq.eu
sito: http://www.ediq.it

Promozione e distribuzione nelle biblioteche
L.S. distribuzione editoriale
Via Badini, 17
40050 Quarto Inferiore (BO)
tel. 051 768165 - 6061167 fax 051 6058752
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I nostri libri possono essere acquistati anche attraverso il circuito FASTBOOK
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I nostri libri sono presenti anche nelle librerie del circuito CLC
Centro Distribuzione CLC
C.da Vazzano, Complesso Motta
95040 Motta S.Anastasia (CT)
tel/fax 0957131974
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sito: http://www.clcitaly.com

venerdì 20 agosto 2010

Dora Angela Ruvolo, “Ciao, Turin!”, romanzo, Edizioni La Zisa, pp. 160, Euro 9,90

Una storia intensa, in bilico tra una Palermo hippy, lontana ma presente, mai lasciata per sempre e un’elegante e sobria, a volte distante e senza dubbio aristocratica, Torino. Una preziosa saga familiare – nel senso, ormai il più diffuso, di famiglia allargata – in cui i legami si intensificano e si rarefanno, assumendo una consistenza che varia a seconda dei punti di vista.

“Ciao, Turin!”, romanzo d’esordio di Dora Angela Ruvolo, è la storia di una vita. Meglio: della vita di Ruiz, Adele, Laura, Stella, Alfredo. Esistenze affascinanti che si accostano, ma che, come fiumi paralleli, scorrono insieme senza mai toccarsi, se non in apparenza. Una storia d’amore e di vita, a cinque voci.



Dora Angela Ruvolo è nata e vive a Palermo. “Sono nata il 29 febbraio di un anno bisestile, motivo per cui pur essendo nonna di quattro nipoti non ho ancora raggiunto la maggiore età – scrive di se stessa –. So comunque di essere nata nell’anno del Drago di ferro e sotto il segno dei Pesci e nell’ora della Pecora. Ancora non mi capacito d’essere mortale: è l’unico vero problema che non saprò mai risolvere. Se avessi potuto scegliere, credo che avrei evitato di nascere donna e qui: non che mi sia andata proprio male, ma troppe cose della mia reale condizione non mi appartengono.”



Le Edizioni La Zisa aderiscono ad "Addiopizzo" e a "Libera" di don Ciotti e tutti i volumi pubblicati sono certificati "pizzo free".


martedì 6 luglio 2010

Girolamo Li Causi, “Terra di Frontiera. Una stagione politica in Sicilia 1944-1960”. A cura di Davide Romano. Edizioni La Zisa


Girolamo Li Causi, “Terra di Frontiera. Una stagione politica in Sicilia 1944-1960”. A cura di Davide Romano. Presentazione di Italo Tripi. Prefazione di Oliviero Diliberto, ed. La Zisa, pagg. 224, euro 9,90 (ISBN 978-88-95709-28-4)


Questa opera inedita di Girolamo Li Causi, terminata nel 1974, e non più rivista dall’Autore, è una lunga riflessione critica, ed autocritica, sull’attività svolta dal PCI e dalle classi dirigenti siciliane, negli anni della ricostruzione post-bellica, dai mesi immediatamente successivi allo sbarco delle truppe anglo-americane sino alla formazione dei governi Milazzo. Un arco di tempo lungo un quindicennio, durante il quale Li Causi assolse anche l’incarico di segretario regionale del partito. Da questo suo osservatorio privilegiato emerge il ritratto vivo e spesso pungente di uomini e vicende che hanno segnato la storia passata e presente dell’Isola.

GIROLAMO LI CAUSI (Termini Imerese 1906 - Roma 1977) è stato uno dei massimi dirigenti nazionali del Partito comunista italiano, al quale aderì giovanissimo poco dopo la sua fondazione. Parlamentare per diverse legislature, è stato per alcuni anni vice presidente della Commissione nazionale antimafia. Collaboratore e direttore di numerosi periodici, ha pubblicato: Il lungo cammino. Autobiografia 1906-1944, Roma, Editori Riuniti, 1974.
DAVIDE ROMANO (Palermo), giornalista. Ha scritto e scrive per numerose testate, tra le quali: Il Giornale di Sicilia, Il Mediterraneo, La Repubblica, Centonove, Antimafia2000, L’Ora, La Rinascita della Sinistra, Jesus, Avvenimenti, L’Inchiesta Sicilia, Narcomafie e Riforma. È stato anche fondatore e direttore responsabile del bimestrale di economia, politica e cultura Nuovo Mezzogiorno e del mensile della Funzione Pubblica Cgil Sicilia Forum 98. Con questa casa editrice ha pubblicato: L’amore maldestro (2001), La linea d’orizzonte tra carne e Cielo (2003), La buriana e altri racconti (2003), Nella città opulenta. Microstorie di vita quotidiana (2003, 2004), L’anima in tasca (2004), Piccola guida ai monasteri e ai conventi di Sicilia (2005), Il santo mendicante. Vita di Giuseppe Benedetto Labre (2005), Dicono di noi. Il Belpaese nella stampa estera (2005) e La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo (2007).


Presentazione
di Italo Tripi

Il merito di ridare oggi voce ad un uomo politico come Girolamo Li Causi non risiede soltanto nella ricognizione storica di un periodo straordinariamente importante come il quindicennio 1944-1960, ma serve anche a mettere in luce il profilo e la consistenza di un politico lungimirante e tenace nel sostenere le ragioni di una scelta.
Il sempre più diffuso bisogno di “ritorno alla Storia” è indicativo delle difficoltà che stiamo attraversando e serve a recuperare il senso di un percorso, di un cammino, di una storia appunto che ci riguarda, ci appartiene.
La selezione degli scritti ad opera del curatore del libro che presentiamo mostra per intero la sua efficacia perché riesce a dare il senso di una stagione politica così ricca di avvenimenti che hanno visto la Sicilia al centro della storia nazionale come nel caso dello straordinario movimento contadino, della nascita del “partito nuovo” e la scelta autonomistica, della lotta alla mafia e dei riverberi a Portella della Ginestra dello scacchiere internazionale caratterizzato dalla cosiddetta “guerra fredda”.
La figura di Girolamo Li Causi emerge in tutta la sua brillantezza e, come nel caso dell’attentato del 16 settembre 1944 a Villalba, mette in mostra non solo l’acume politico ma anche la caratteristica umana di chi con coraggio e coerenza parla al cuore delle persone e fa muro alla furia criminale e assassina della mafia.
Muro che, fra l’altro, ha visto in decine di sindacalisti della Cgil i mattoni di una costruzione che della liberazione dal giogo politico mafioso ne ha fatto il presupposto dell’azione politica.
La lettura dei testi in appendice conferma in pieno le qualità dell’uomo Girolamo Li Causi e riassume le tappe più significative del decennio in questione.
Non posso tacere, in conclusione, che la Sicilia di oggi – afflitta da un grave declino delle sue classi dirigenti e segnatamente di quella politica e da una ostinata separatezza dal resto d’Italia – ha bisogno di ritrovare il bandolo della sua storia per capire come e dove orientare il cammino futuro, per dare fiducia e vigore alle nuove generazioni e impulso ad una stagione di profondi e ineluttabili cambiamenti.
Italo Tripi

Prefazione
di Oliviero Diliberto

Gli anni raccontati da Girolamo Li Causi in questo straordinario libro sono quelli decisivi della Repubblica italiana, quelli che l’hanno indelebilmente segnata, ne hanno condizionato il futuro sviluppo: anni che pesano ancor oggi. Dal 1944 al 1960, accade infatti praticamente tutto. La fine della guerra e la vittoria sul nazi-fascismo; la formazione dei primi governi democratici di unità nazionale e la successiva esclusione delle sinistre da essi; l’Assemblea Costituente e la nascita della Costituzione; l’attentato a Togliatti; la sconfitta delle sinistre nel ’48 e il centrismo; l’avanzata del Pci e delle sinistre a prezzo di lotte, politiche e sociali, grandi e terribili; le conseguenti repressioni di Scelba; la legge-truffa, e poi ancora la crisi del centrismo, le prime avvisaglie del nascente centro-sinistra, e infine la formazione dei governi Milazzo alla Assemblea regionale siciliana, resa possibile da una spaccatura all’interno della Democrazia cristiana, e la conseguente estromissione temporanea di questo partito dalle leve del potere.
In questi primi anni si coglie soprattutto la fine di una stagione di speranze aperta dalla Resistenza, la constatazione che la classe dirigente sceglie allora di non rompere decisamente con il passato, di non voltare pagina – anche e soprattutto per via del contesto internazionale, il mondo diviso in due blocchi, la guerra fredda degli anni più cupi –, in un continuiamo deteriore tra passato e presente, tra apparati dello Stato gravemente collusi con il regime fascista e riciclati, a vario titolo, in quelli della nuova Repubblica. I nemici di ieri diventano “utili” in quel momento per contrastare i nuovi nemici, i comunisti: e certo non solo in Italia. Le conseguenze di quelle scelte sciagurate, in Sicilia come nel resto del Paese, le paghiamo ancor oggi.
Li Causi racconta tutto ciò da un’ottica particolare, ma decisiva: la Sicilia del dopoguerra. L’autore narra, da protagonista, la battaglia contro la mafia, la connessione tra Stato, malavita organizzata, economia forte, le incursioni dei servizi americani. Oggi, tutto ciò ci appare più evidente. Sono emersi documenti, testimonianze, i fatti si delineano nella loro gravità e complessità: ma in Li Causi – attore protagonista tra i più importanti del periodo, a livello siciliano e nazionale – l’analisi è sin da quegli anni di una lucidità che oggi appare straordinariamente lungimirante. Aveva già chiaro tutto. E lo diceva.
L’autore – è quasi superfluo dirlo, ma forse non è inutile sottolinearlo in questi tempi di perdita colpevole di memoria – è stato personaggio leggendario. Incarcerato nel 1928 dopo la condanna a 20 anni di reclusione comminata dal tribunale speciale del fascismo, liberato nel ’43, è subito tra i capi della Resistenza nel Nord Italia, poi dirige il partito e le lotte per l’occupazione delle terre (e non solo) in Sicilia, è autorevole parlamentare e membro della direzione nazionale del Pci.
Popolarissimo e amatissimo tra le masse, Li Causi è l’alfiere della lotta contro la mafia, quando in certi ambienti politici (e giornalistici) essa non si poteva neppure nominare, negandosi addirittura la sua esistenza. Li Causi accusava apertamente di connivenza con la mafia i vertici dei partiti di governo in Sicilia, ad iniziare ovviamente dalla Dc, parlava delle collusioni con Cosa Nostra: lo faceva quando pochissimi, isolatamente, osavano farlo. Le prove giudiziarie sono venute a galla solo nei processi più recenti. Ma quelle politiche erano già allora di fronte agli occhi di chi voleva vederle. Li Causi univa dunque la capacità, straordinaria, di conoscenza e di analisi, ad un eccezionale coraggio.
Emerge a tutto tondo la figura di Li Causi comunista. Ma anche di Li Causi siciliano. Di quella Sicilia che ha dato straordinarie figure di dirigenti, nel corso dei decenni, al Pci nazionale, ma che ha visto protagonisti anche migliaia di donne e uomini meno noti o sconosciuti, militanti e dirigenti locali, politici e sindacalisti, che hanno dedicato al riscatto della propria Isola tutta la loro vita, non di rado mettendola concretamente a repentaglio e talvolta perdendola, proprio in nome e per via delle battaglie antimafia. Un nome per tutti: Pio La Torre.
Guttuso – altro siciliano illustre – amava ripetere, con la civetteria dei siciliani colti e cosmopoliti, che anche quando dipingeva una mela, c’era dentro la Sicilia. Se la portava dietro ovunque fosse e qualunque cosa facesse. Saudade isolana, ma anche coscienza della propria identità forte, delle radici che non si recidono, di valori che urlano dentro di sé. Ed è proprio in Sicilia che Li Causi matura alcune delle sue convinzioni più profonde, ad iniziare dall’adesione senza tentennamenti, e da subito, alla svolta togliattiana del ’44, la nascita del partito nuovo, capace di unire sempre la protesta alla proposta, l’identità e le alleanze. Li Causi è sempre attento all’unità delle masse, mai velleitario, nemico giurato del massimalismo. Egli crede e si batte per un partito che aderisse pienamente ai valori e ai principi della nuova Costituzione, scegliendo di tenere uniti democrazia e socialismo.
Li Causi fu dirigente comunista di prima grandezza. Pieno di umanità e partecipazione personale ai drammi del sottosviluppo, della povertà, dell’emarginazione sociale. In lui, nelle sue pagine, si avverte come prioritaria gli appaia la lotta contro le ingiustizie, i soprusi, le prepotenze dei potenti contro gli umili: Manzoni avrebbe detto le soperchierie. Passione politica, dunque, unita sempre alla tensione morale. Ma dal libro si chiarisce anche che nei comunisti siciliani la battaglia per la legalità e quella per il riscatto sociale non siano mai astrattamente scisse, anzi esse appaiono indissolubili tra loro: pena la sconfitta su entrambi i terreni.
Un esempio, dunque, ancora oggi vivissimo. Queste riflessioni politiche inedite, che commentano e si incrociano con alcuni passi significativi della sua vicenda autobiografica postbellica, sono quindi utili, feconde, istruttive. Ne dobbiamo essere grati ai brillanti curatori, che allegano anche pagine particolarmente struggenti, come le lettere di Li Causi dal carcere e le testimonianze dei compagni e dei dirigenti del Pci, seguite alla sua scomparsa.
Concludendo la lettura, mi viene spontaneo pensare (ripensare, ancora una volta) allo scioglimento di quel partito – il Pci – al quale Li Causi e intere generazioni di comunisti in Italia hanno dedicato l’intera propria vita. Anche questo straordinario libro, infatti, testimonia la grandezza e i meriti storici di quella comunità di donne e uomini che lo costituivano. Vi ho riflettuto con amarezza.
Ma è motivo di ottimismo e di speranza pensare anche che questo libro possa esser letto, e meditato, da una generazione ancor più giovane: quella che viene dopo la mia e non ha conosciuto il Pci, per un ovvio fatto anagrafico. A questi giovani, che oggi hanno vent’anni, e nascevano quando crollava il Muro di Berlino, questo libro insegna che ciò che è stato fatto era giusto farlo e che i comunisti italiani sono stati i protagonisti della lotta per la democrazia, la legalità, l’emancipazione del popolo: in definitiva, per un’Italia migliore.
In definitiva, questo libro ci insegna, ancora una volta, quanto sia straordinariamente vitale il vecchio principio che i filosofi ci ripetono da un migliaio di anni. Noi, oggi, riusciamo a vedere più lontano di chi ci ha preceduto non perché siamo più bravi, ma semplicemente perché siamo nani issati sulle spalle di giganti.

Oliviero Diliberto

mercoledì 26 maggio 2010

LIBRI: LA VERITA' SUL 2012, NON CI CREDEVANO NEMMENO I MAYA


(NOTIZIARIO SCIENZA E TECNICA) (ANSA) - ROMA, 26 MAG - Mentre dilagano i dubbi su cosa potrebbe accadere il 21 dicembre 2012, dal web alla tv, ecco che forse arriva l'attesa risposta: nemmeno gli stessi Maya consideravano la data cosi' funesta. A fugare ogni timore e' il libro di Walter Ferreri, astronomo dell'Osservatorio di Torino dell'Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) 'La verita' sul 2012' (edizioni La Zisa, 122 pagine).
Ferreri affronta tutti i temi circolanti attorno alla fatidica data, smontandoli a uno a uno con gli strumenti della scienza e con richiami al buon senso. I Maya, spiega l'autore, della data ne parlano in un'unica stele, trovata nello Stato messicano del Tabasco, ma vi fanno riferimento semplicemente come alla fine di un periodo, come per noi il 31 dicembre e' la fine di un anno. Non lo interpretavano, dunque, in senso negativo, ne' tantomeno come la fine del mondo. Addirittura, aggiunge l'autore, in un'altra stele dei Maya si fa riferimento alla celebrazione dell'anniversario dell'ascesa al trono del re Pacal, previsto per il nostro anno 4000 o giu' di li', ipotesi che conferma la continuita' del calendario.
La fine del mondo, commenta Ferreri, 'e' gia' stata predetta piu' volte e ogni volta chi l'ha profetizzata e' stato clamorosamente smentito. Nel 2012 non ci sara' nemmeno l'allineamento dei pianeti, tanto caro ad alcuni: anzi, saranno molto sparsi. E non e' previsto alcun avvenimento astronomico particolare, strano o insolito, se non il passaggio di Venere davanti al Sole, che si verifichera' pero' il 6 giugno, e non sara' altro che un bello spettacolo'.
L'unico dubbio forse arriva dagli asteroidi: c'e' una remota possibilita' che Apophis possa colpirci, spiega l'astrofisico, autore della scoperta di almeno 40 asteroidi, 'ma stiamo comunque parlando del 2036'. Comunque, aggiunge, 'si tratta di un oggetto molto piccolo che, nel caso estremamente improbabile dovesse impattare la Terra (meno di una probabilita' su centomila), farebbe un danno in una regione molto circoscritta, pari a circa un centesimo della superficie italiana'.
Per l'autore non c'e' da preoccuparsi neppure per il massimo di attivita' solare atteso nel 2012, con eruzioni solari e tempeste magnetiche minacciose per i nostri mezzi di comunicazione: i catastrofisti sono stati smentiti anche su questo, perche' il Sole, particolarmente 'pigro' negli ultimi mesi, ha rallentato il ritmo del suo ciclo. Di conseguenza ora il massimo solare e' previsto nel 2013.(ANSA).

mercoledì 19 maggio 2010

Le Edizioni La Zisa aderiscono all’associazione Libera di don Luigi Ciotti


Palermo, 19 maggio 2010 – La società cooperativa La Zisa Comnunicazione, proprietaria del marchio Edizioni La Zisa, aderisce all’associazione Libera di don Luigi Ciotti. «E’ una scelta che abbiamo compiuto con grande convinzione ed entusiasmo – scrivono in un nota i soci della cooperativa – riconoscendo il valore del prezioso lavoro svolto in questi anni da Libera in tutte le sue realtà e che si situa in perfetta continuità con quella di aderire, fin dalla costituzione della nostra cooperativa, ad Addipizzo e alle sue campagne per la liberazione delle forze sane e produttive della nostra regione dal ricatto e dall’oppressione delle mafie. Tutte le nostre pubblicazioni recano, infatti, sulla quarta di copertina la dizione PRODOTTO PIZZOFREE. Una scelta che non sempre incontra l’apprezzamento di alcuni operatori del mondo editoriale, ma sulla quale non intendiamo recedere di un solo passo».



(L’addetto stampa: Davide Romano
Cell. 3284728708: e-mail: stampa@lazisa.it)

martedì 18 maggio 2010

Le Edizioni La Zisa e la bufala del 2012. Poi non dite che nessuno vi aveva avvertito!




di PIERO BIANUCCI (La Stampa, 18/05/2010)

Da sempre il tema della fine del mondo terrorizza e affascina l’uomo. Ne parlano gli antichi testi sacri di varie religioni, i movimenti millenaristi (ma quella della paura dell’Anno Mille è una leggenda, un falso storico: all’epoca ben pochi sapevano in che anno si viveva), numerosi pseudo-profeti relativamente recenti come William Miller (1782-1849), i Testimoni di Geova (che però da qualche decennio hanno rinunciato a precisare date). Insomma, le apocalissi annunciate si sprecano. Persino Isaac Newton cercò di stabilire la data della fine del mondo: analizzando il testo biblico del profeta Daniele giunse a identificare l’anno 2060. Previsione allarmante per i più giovani, per altri, come chi scrive, tutto sommato rassicurante.

Newton però, oltre che grande scienziato, fu un teologo coltissimo, e credeva profondamente nella Scrittura. La sua previsione dunque è giustificata dalla buona fede. Ben diversa è la storia di previsioni più recenti, l’ultima delle quali fissa la fine del mondo al 21 dicembre 2012. In queste previsioni probabilmente non crede neppure chi le fa, e tanto meno chi ci specula sopra per far denaro con Dvd, libri pieni di falsità, programmi tv che vogliono scoprire misteri dove invece non c’è altro che ignoranza. Per fortuna qualcuno ha pensato di smontare la speculazione pezzo per pezzo. L’ha fatto Walter Ferreri con il suo libro fresco di stampa “La verità sul 2012” (La Zisa Editore, 122 pagine, 8,90 euro), una lettura non solo interessante ma anche divertente per lo humour che affiora tra le righe: l’ironia nasce spontaneamente per contrasto quando si esamina con argomenti seri una tesi invece di serio ha ben poco.

Astronomo all’Osservatorio di Torino, scopritore di numerosi asteroidi e fondatore della rivista che state leggendo, Ferreri parte dall’origine della favola della fine del mondo nel 2012. Il responsabile è il romanziere Frank Waters, che nel 1976 dedicò qualche pagina del libro “Mexico Mystique” al fatto che secondo il calendario dei Maya stava per concludersi un ciclo chiamato baktun 13. Senza entrare in particolari che il lettore troverà nel libro di Ferreri, basta ricordare che quell’antica popolazione americana contava il tempo in cicli: su scala breve utilizzava periodi di 20 e di 360 giorni, su scala più lunga adottava un ciclo di 7200 giorni e uno di 144 mila, detto baktun. Tredici baktun costituivano il Grande Ciclo, pari a 5125 anni. La credenza era che, terminato un Grande Ciclo, ci fosse una sorta di azzeramento del mondo, al quale sarebbe seguito un radicale rinnovamento. Poiché il Grande Ciclo in corso sarebbe iniziato l’11 agosto del 3114 avanti Cristo, saremmo ora prossimi al suo termine, che avverrebbe per l’appunto il 21 dicembre 2012. Questa indicazione fu poi ripresa in libri di altri autori e il mito della imminente fine del mondo è montato come la panna, arricchendosi di presunte motivazioni scientifiche e altrettanto dubbie previsioni che si vorrebbero concordanti con quella del calendario Maya, dalle profezie di Nostradamus a quelle di San Malachia. I temi scientifici tirati in ballo per supportare la catastrofe del 2012 sono molti: rallentamento della Terra, inversione del campo magnetico, orientamento dell’asse terrestre, allineamento dei pianeti o del Sole con il centro galattico, tempeste solari, impatto con il fantomatico pianeta Nibiru, una cometa o un asteroide, transito di Venere davanti al Sole in un anno bisestile. Questi argomenti offrono a Ferreri l’occasione per fare il punto sui fenomeni a cui si riferiscono, cosa senza dubbio istruttiva. Come effetto collaterale, il vaticinio del 2012 ne esce a pezzi, sepolto da una risata.

E’ chiaro che l’effetto sulla Terra di allineamenti planetari o galattici o transito di Venere è zero, mentre il pianeta Nibiru semplicemente non esiste. E’ curioso però ricordare che nel 2012 non ci sarà alcun allineamento di pianeti, e che in ogni caso il miglior allineamento ha un effetto mareale sulla Terra 14 mila volte inferiore a quello prodotto dalla Luna.

Certo, alcuni rischi esistono, ma non cambiano nel 2012 né in meglio né in peggio: impatto di comete, esplosione di supernove nei dintorni del Sole. Ma si tratta di rischi assolutamente minimi. Per comete e asteroidi minacciosi, inoltre, sarebbe già possibile preparare una difesa tecnologica. E stelle che possano esplodere come supernove a piccola distanza da noi fortunatamente non ce ne sono. L’apocalisse, insomma, è rinviata sine die. Con buona pace di Roberto Giacobbo, gran maestro di bufale scientifiche con la sua trasmissione “Voyager”. Ma lui i libri sul 2012 li ha già venduti, e in più è pure diventato vicedirettore di Rai2.

venerdì 14 maggio 2010

Edizioni La Zisa: da più di vent'anni editori per passione!


La società è stata costituita a Palermo nel 1988, nel periodo di maggior vigore culturale dalla fine degli anni Sessanta in poi. L’intento iniziale dei soci fondatori era quello di recuperare e rendere nuovamente fruibili testi di autori siciliani che avevano avuto una eco nazionale e internazionale, e insieme ad essi di autori stranieri che si erano cimentati su argomenti e vicende siciliane. Vi era, in questo proposito, l’esigenza di riannodare alcuni fili di una presenza meno angusta e provinciale dell’isola, che un certo sicilianismo deteriore aveva spezzato facendola apparire come un corpo separato dal contesto nazionale, europeo e mondiale. Successivamente furono pubblicati alcuni volumi sul fenomeno mafioso cercando di fornire chiavi di lettura inusuali e scientificamente valide, in particolare si ricorda la pubblicazione dell’inedita relazione sulla mafia del corleonese presentata dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa alla Commissione nazionale antimafia, che diede una certa notorietà anche in ambito nazionale alla nascente casa editrice. A metà degli anni Novanta l’attività editoriale riscontrò anche il plauso e l’incoraggiamento degli ambienti accademici palermitani, che si tradussero nella pubblicazione di alcuni volumi di affermati studiosi delle diverse discipline. Furono pertanto elaborate nuove collane di storia, sociologia, antropologia, architettura, critica letteraria, economia. Tra gli autori vanno segnalati: l’archeologo Vincenzo Tusa, lo storico Antonio Jannazzo, i sociologi Mario Grasso e Alessandra Dino, l’architetto Giuseppe Esposito Sebbene le Edizioni La Zisa abbiano privilegiato la saggistica, non di rado hanno rivolto il loro interesse alla narrativa, sebbene non siano sempre riusciti a mantenere un livello quanto meno medio-alto della loro offerta culturale. Agli inizi del 2000, alcune difficoltà economiche, dovute in massima parte al fallimento di alcune società di distribuzione, la ristrettezza del mercato siciliano, ed una certa stanchezza dei soci nel continuare una impresa che non riusciva a dare i frutti sperati, hanno posto la parola fine, dopo diciotto anni di attività, ad una esperienza editoriale che pure era riuscita a ritagliarsi un piccolo spazio nel mondo librario siciliano e nazionale. La società veniva pertanto messa in liquidazione e il suo patrimonio veniva ceduto ad un nuovo gruppo disponibile a raccoglierne l’eredità e a perpetuare e incrementare i programmi e gli intendimenti del marchio La Zisa.
In questi ultimi anni, la società cooperativa La Zisa Comunicazione ha continuato l’avventura editoriale già intrapresa dai fondatori, riscuotendo un buon successo con alcune pubblicazioni come il saggio del giornalista del Sole24Ore, Nino Amadore, “La zona grigia. Professionisti al servizio della mafia”; il dizionario “Le parole della mafia”, la relazione della Commissione parlamentare Antimafia sulla ‘ndrangheta o, ancora, le recenti pubblicazioni di Pompeo Colajanni - Le cospirazioni parallele - e di Girolamo Li Causi -Terra di frontiera- con la prefazione di Oliviero Di Liberto. La Casa Editrice La Zisa si è quindi affermata come tra le più significative realtà editoriali in Sicilia e nello stesso tempo si è affacciata con forza anche sul mercato nazionale ed internazionale attraverso una nuova rete di distribuzione con depositi in molte regioni d’Italia e all’estero.
La casa editrice aderisce e collabora con le associazioni “Addiopizzo” e “Libera” per la divulgazione del binomio sviluppo e legalità quale unico mezzo per contrastare la mentalità mafiosa che da troppo tempo soffoca l’ economia siciliana.

giovedì 6 maggio 2010

IL MISTERO DELLA SANTUZZA. UN DETECTIVE INDAGA SULLA VERGINE EREMITA



La Repubblica — 28 marzo 2010


Da lungo tempo desideravo visitare quel remoto monte. Lì mi spingeva la mia curiosità di speleologo ma ancor più l' inquietudine del viaggiatore, la mia irriducibile smania di cacciatore di epos. Mi spingeva a quel luogo soprattutto un nome dai mitici contorni: Rosalia Sinibaldi, una bellissima fanciulla vissuta forse in epoca normanna, meglio conosciuta in Sicilia e nel mondo come santa Rosalia. Alla Serra Quisquina, raccontava una delle tante storie fiorite sulla Santuzza, la Vergine romita aveva vissuto una lunga parte della sua breve vita, forse dodici anni, in solitario eremitaggio prima di trasferirsi sul più celebre Monte Pellegrino. Alla Quisquina Rosalia sarebbe giunta dopo essere fuggita dalla reggia normanna e dalla sua famiglia che la voleva sposa di un nobile cavaliere e qui, in una piccola grotta, la giovane avrebbe trovato pace e rifugio, l' intimità spirituale con l' Infinito. La grotta della Santa, come sapevo, non era di grande rilevanza naturalistica; pochi metri appena di lunghezza. Pochi metri però fatti di pietre che videro grandi e miracolose cose, che trasudavano emozioni profonde e non solo algida umidità. Mi attraeva in particolare una iscrizione graffita dalla stessa Rosalia nella parte iniziale della grotta; una sorta di messaggio ai posteri, avventurosamente scoperto nel ' 600, da cui fu possibile ricostruire parte della vita della misteriosa Santa... (Incipit libro Giancarlo Santi, Ego Rosalia. La Vergine palermitana tra santità ed impostura, 442 pagine, La Zisa edizioni, 25 euro) Giancarlo Santi è un giornalista pubblicistae speleologo dilettante, un devoto di santa Rosalia che con grande pazienza e spirito da detective comincia a indagare su alcuni fatti accaduti in una grotta alla Quisquina nel 1624. Il risultato è un libro - Ergo Rosalia. La Vergine palermitana tra santità ed impostura - a tratti ingenuo ma sempre intrigante, tutto giocato sul rigoroso montaggio degli elementi probatori. È l' estate del 1624, la pestilenza terrorizza Palermo e la città cerca rifugio nei suoi celesti protettori. Sino a quel momento santa Rosalia era stata una delle nebulose figure che affollavano il pantheon cittadino: il suo rifugio in una grotta la collegava ad antichissimi culti che negli stessi luoghi avevano onorato la Grande Madre, Rosalia è «una sorta di rupestre Deus Loci, una divinità ctonia sfuggente e misteriosa». Per la prima volta si manifesta in sogno alla moribonda Girolama Lo Gatto, promettendole la guarigione se avesse pronunciato il voto di recarsi sul monte Pellegrino. La donna promette. Subito guarisce e quasi dimentica l' impegno, finisce per recarsi sul monte alcuni mesi dopo. Ma Rosalia continua a darle indicazioni in sogno, permettendole di guidare gli scavatori che il 15 luglio trovano un agglomerato d' ossa all' interno di una massa di calcite. L' epidemia continua a seguire il suo corso, anche se la tradizione ascrive alla nuova santa il merito di avere debellato la peste. Quaranta giorni dopo, mentre a Bivona una drammatica processione invoca l' aiuto divino, nei boschi della Quisquina due muratori palermitani scoprono un' iscrizione in una grotta. Comincia: «Ego Rosalia Sinibaldi...». Lettere incise nella roccia e subito presentate come la prova dell' esistenza terrena di Rosalia e delle sue nobiliari ascendenze: è una Sinibaldi imparentata con gli Altavilla, discendente addirittura da Carlo Magno. L' iscrizione sapeva di umana vanità e il messaggio celebrava il proprio casato, senza contare che la forma delle lettere era contemporanea invece che normanna. In breve suscitò molti dubbi. Tutti doverosamente rintuzzati dal gesuita padre Cascini, definito dai contemporanei «tromba d' oro della gloria di santa Rosalia». Giancarlo Santi si confronta con la bibliografia accumulata negli ultimi anni, ma nessuno ha messo in primo piano l' iscrizione della Quisquina: va quindi a ritroso, arriva ai protagonisti e alle loro ragioni attraverso le convulse vicende della città impaurita. La storia di Rosalia in fondo vede all' opera pochi personaggi, che non perdono mai di vista il proprio interesse. Trattandosi di una vicenda così lontana nel tempo, lo scrittore-detective adopera i testi secenteschi alla stregua di «testimonianze giudiziarie da mettere a confronto per scoprirvi eventuali incongruenze». Ed è inevitabile che trovi aiuto e conforto nella filologia. Insegue varianti, contraddizioni e rifacimenti testuali, arriva a un antico manoscritto conservato presso la Biblioteca comunale di Palermo. Fra le sue polverose pagine trova le dimenticate «tessere centrali del complesso mosaico»: sono le dichiarazioni rese nel 1642 da dodici abitanti di Santo Stefano di Quisquina testimoni del rinvenimento, adesso riportate in appendice a Ego Rosalia. Quasi suo malgrado, nell' andarea ritroso lo scrittore-detective scopre vistose incongruenze che rischiano di annullare le certezze esibite da padre Cascini. Manca infatti la testimonianza principale, quella dei due muratori palermitani: solo uno dei testimoni era presente al momento della scoperta, gli altri parlano per sentito dire. In pratica, l' unica prova dell' esistenza terrena di santa Rosalia si deve a un non meglio qualificato mastro Francesco Cattano. Sembra di essere di fronte a un falso, un particolare però disturba la logica concatenazione delle ipotesi: tutti concordano che l' iscrizione risalta su una parete di muschio, «lippo antichissimo per l' umidità». Gli eventuali falsificatori avevano lavorato sopra quella patina vegetale, senza distruggerla: ma il continuo rimarcarne l' esistenza ci mostra la sua natura posticcia di trovata teatrale, osservata da vicino l' iscrizione ci riporta all' estetica della meraviglia praticata dal barocco teatro gesuitico. E probabilmente il «lippo antichissimo» si limitava a incorniciare l' iscrizione, che se ricoperta in maniera uniforme nemmeno sarebbe stata notata. L' andare a ritroso, la tecnica indiziaria serve a Giancarlo Santi anche per ricostruire la vivace competizione fra gli Ordini religiosi e la diffusa disponibilità a costruire falsi storici.I benedettini edificano fragili castelli di congetture per dimostrare che Rosalia era stata nel loro Ordine, le basiliane producono documenti che la fanno monaca basiliana. Da parte sua padre Cascini è gesuita: invece di spedirla dritta a giustificarsi con l' Inquisizione, accoglie le rivelazioni della terziaria benedettina suor Maria Roccaforte che sostiene di avere quotidiani colloqui con lo spirito di Rosalia. È padre Cascini a ratificare la genealogia nobiliare della nuova santa, eremita ma di stirpe reale. Una santa per il popolo, ma pronta a rassicurare anche i re.

- AMELIA CRISANTINO

lunedì 3 maggio 2010

Palermo 7 maggio, Presentazione del libro di poesie "Luce dei miei occhi" di Giovanni Zito (Ed. La Zisa)





Le Edizioni La Zisa hanno il piacere di invitare la S.V. alla presentazione del libro di poesie
“Luce dei miei occhi” di Giovanni Zito, Edizioni La Zisa (http://www.lazisa.it/), che avrà luogo venerdì 7 maggio 2010, alle ore 18, presso il Kursaal Kalhesa - foro Umberto I n. 21, a Palermo.
Interverranno: Giampiero Cinque, Vito Di Franco, Alessia Franco, Vincenzo La Bella, Vincenzo Musso, e Giovanni Tranchina. Sarà presente l’autore

Il LIBRO: «Vivere, amore e solitudine sono le parole che tornano più spesso in questa esile raccolta di versi. Non che la contabilità lessicale di per sé significhi qualcosa. È certo, però, che il linguaggio scritto custodisce le tracce di un linguaggio interiore ambivalente e perciò rivela almeno una parte della fisionomia mentale di chi lo usa».
«Ebbene, nel linguaggio poetico di Zito c’è un refrain che monta, si ritrae, sussurra e poi grida, ma finisce sempre per ritornare: il contrasto tra volo e caduta, speranza e pianto, resurrezione e resa» (Dalla prefazione di Giampiero Cinque)

L’AUTORE: Giovanni Zito (Palermo, 1964) laureato presso la Facoltà di Scienze Politiche, è dipendente dell'Università degli Studi di Palermo, Facoltà di Giurisprudenza presso il Dipartimento di Scienze Penalistiche, Processualpenalistiche e Criminologia. Questo è il suo primo libro.

I diritti d’autore del volume verranno devoluti al Centro di riferimento regionale per le malattie del Motoneurone – Sla Palermo.



domenica 2 maggio 2010

Un «miscelino» per Rosaria Priolo (Edizioni La Zisa)



Domani all'Ars il libro di Infuso sulla moglie sindacalista morta nel 2008

La Sicilia - Giovedì 29 Aprile 2010

Rosaria Priolo e Sergio Infuso, due comunisti e militanti autentici, sindacalisti impegnati solo per il bene dei lavoratori, due figure che oggi fanno arrossire i pallidi dirigenti di partito che gestiscono potere e che non sanno più cosa sia il contatto con la gente. Due personaggi di razza del mondo lavorativo che fusero le loro vite nell'amore e nella militanza e che si gettarono nella mischia di una città arretrata, provinciale, succube della mafia e delle correnti politiche. Rosaria innestò fra le lavoratrici delle aziende tessili i diritti e il femminismo, la dignità di donna contro i soprusi del padrone che oggi si chiamano «mobbing», «stalking», molestie sessuali. Rosaria ha salvato tante vite, ha favorito il sano sviluppo di molte famiglie, è stata una delle più accanite animatrici del Pci perchè ci credeva davvero, si è battuta con unghie e denti nel periodo della crisi e chiusura delle fabbriche palermitane; ed è stata una grande madre. Sergio ha creato il Comitato per la pace e i diritti dei quartieri Noce e zisa unendo quelli del rione, cattolici e comunisti, preti e politici, per dargli la dignità di quartiere nella città e non più villaggio isolato, valorizzando l'Aiuto materno (che poi la malapolitica e gli affari hanno smantellato), e le tante personalità che si impegnano per i più deboli e per il riscatto sociale.
Poi il buio. Rosaria viene strappata giovanissima dalla morte, nel 2008, uccisa dall'amianto. Sergio, distrutto dalla tragedia, oggi vive per i figli, il comitato e altre iniziative sociali. Ha deciso di riaccendere la luce con un atto di immenso coraggio: ha scritto un libro, «Un miscelino per Rosa», dove ci offre la loro storia d'amore, la lotta contro la malattia, il rapporto fra il loro impegno civile, politico e sindacale e l'evoluzione (o involuzione) di questa città negli ultimi quarant'anni. L'imperdibile testimonianza sarà presentata domani alle 17 presso la Sala gialla dell'Ars, dallo stesso Infuso, con proiezione del video di Giovanni Basile e Marcello Fiorani e interventi del presidente dell'Ars Francesco Cascio, di Leoluca Orlando, Rita Borsellino, Pino Apprendi, Vincenzo Consolo e Italo Tripi.
(michele guccione)

Per le Edizioni La Zisa Alessia Cannizzaro mette a «nudo» le escort



La Sicilia - Giovedì 15 Aprile 2010

Una città a luci rosse annidata tra le pieghe di un perbenismo di facciata. Palermo è anche questo. E a svelarne il suo lato oscuro è Chiara (o almeno così dice di farsi chiamare), una escort palermitana che da anni lavora proprio nella sua città. Sesso a pagamento, in casa o in trasferta, appartamenti di lusso come alcove, o hotel fuori porta. Tra i suoi clienti politici, avvocati, professionisti in genere, tutta gente della «Palermo bene». Chiara ci racconta, senza falsi pudori, vizi e virtù di una città sommersa, conditi da particolari piccanti e non sempre prevedibili. Autrice di questo libro-verità dal titolo «Buttana di lusso-Confessioni di una escort» (Edizioni La zisa) è la giornalista palermitana Alessia Cannizzaro che ha messo insieme nella sua opera il materiale di un'inchiesta realizzato per un quotidiano locale sulla Palermo a luci rosse. Il libro sarà presentato presso la Mondadori Multicenter di via Ruggero Settimo il 7 maggio alle ore 18.
«Ufficialmente si chiamano escort, ovvero accompagnatrici per uomini d'affari in viaggio, che non potendosi portare la moglie o la compagna, affittano una ragazza per affrontare in maniera più piacevole le noiose cene di lavoro e trascorrere in dolce compagnia anche il dopocena - scrive la Cannizzaro -. Esistono decine e decine di agenzie, soprattutto online, che propongono gentil donzelle per tutti i gusti, ma cosa ancora più interessante, anche per tutte le tasche. Navigando tra i vari siti ci si rende subito conto però che le escort tutto sono tranne che semplici accompagnatrici». Ed ancora: «Le foto, quasi tutte in desabbillé, mostrano donne dalle curve generose che poco lasciano all'immaginazione. E i messaggi lasciati dalle dirette interessate sono a dir poco inequivocabili. L'offerta è sì di trascorrere una piacevole serata, ma a casa o in albergo, ovvero in luoghi chiusi e lontani da occhi indiscreti. Nessun riferimento, invece, alle eventuali cene di lavoro per cui in teoria dovrebbero essere assoldate. Offrono servizi "particolari" in cui la trasgressione è la parola d'ordine. In altre parole, se siete stanchi della solita routine e volete provare qualcosa di diverso, inventate una cena di lavoro e noleggiate una escort, per un'ora o per tutta la notte, a seconda delle vostre esigenze...».

lunedì 26 aprile 2010

“BUTTANE DI LUSSO” di ANTONELLA SCANDONE (Repubblica — 25 aprile 2010)


QUANDO la cronaca, come oramai accade sempre più spesso, entra nelle alcove di politici e personaggi famosi, ciò che più di tutto suscita i commenti, sono le ragguardevoli cifre, a parecchi zero, che questi signori sono disposti a spendere per farsi accompagnare ad una cena da una bella donna e poi, ma a volte questo è marginale, portarsela a letto. Giudizi di tipo economico, dunque, più che morale, sembrano accompagnare il mondo a luci rosse dei frequentatori delle escort. Mondo fatto di trasgressioni a cinque stelle, come è raccontato, in prima persona da Chiara, studentessa palermitana approdata nel neppure tanto sommerso universo delle accompagnatrici a pagamento, e raccolto dalla giornalista Alessia Cannizzaro in questo “Buttana di lusso. Confessioni di una escort” (pubblicato dalle Edizioni La Zisa). Dalla prima volta a pagamento, all' ipocrisia di una nobiltà perversa e perbenista; dai giovani rampanti alla ricerca di emozioni forti che li distolgano dal vuoto pneumatico delle loro vite interiori, alle stanze del potere che nascondono una vasta gamma di vizi privati, Chiara sembra muoversi senza alcuna esitazione di tipo morale, guidata solo dalla prospettiva di lauti guadagni, anche oltre i centomila euro annui, mentre, con lucidità manageriale, progetta un massimo di cinque anni di attività per poi convertirsi alla normalità di un lavoro da psicologa ed all' amore di un uomo. Niente di nuovo sotto il sole, dunque, per il mestiere più antico del mondo, se non la possibilità di poter usufruire di una vetrina planetaria come Internet, ideale per moltiplicare e facilitare i contatti.

Alessia Cannizzaro, "Buttana di lusso. Confessioni di una escort", Edizioni La Zisa, pp. 80, euro 9,90

martedì 20 aprile 2010

INVITO - Palermo 23 aprile, Presentazione silloge poesie "Foto senza cornici" (Ed. La Zisa) di Lorenzo Avola


Le Edizioni La Zisa hanno il piacere di invitare la S.V.
alla presentazione della silloge di poesie
"Foto senza cornici"
di Lorenzo Avola

che avrà luogo venerdì 23 Aprile, alle ore 18, nell’aula magna della residenza universitaria “Segesta”

di via Gaetano Daita n. 11, a Palermo.

Modererà: Davide Romano, giornalista.

Introdurrà: Marcello Pinzarrone, direttore della residenza universitaria “Segesta”.

Interverrà: Ettore Aronadio, vicepreside del centro scolastico “Altavilla”

Sarà presente l’autore.

L’incontro è aperto a tutti.



(…) “Lorenzo, si espone e si dona con quella generosità ottimista e affettuosa che riconosceranno non solo le persone che, a vario titolo e con vari ruoli, vivono e lavorano con lui, ma anche un lettore occasionale che si imbatta nelle sue cose, nelle sue visioni, nella sua amatissima terra. La generosità di chi apprezza il sacrificio e l'amore, ma lotta perché non ogni sacrificio e non tutto l'amore debbano sempre diventare ineluttabile martirio. E questo si chiama speranza”. (dalla Prefazione di Roberto Oddo)

Lorenzo Avola è nato e vive a Palermo dove sta conseguendo la laurea in lettere classiche. Nel 2007 ha vinto il premio speciale Le nuove voci della poesia del Premio internazionale “Nicola Mirto”. È attivo nel mondo del volontariato e organizza incontri a scopo educativo e formativo per il centro culturale “Sant’Eugenio” della sua città. Collabora con il sito internet www.cogitoetvolo.it per il quale si occupa prevalentemente di tematiche di bioetica ed attualità. Questo è il suo primo libro.

Residenza Universitaria “Segesta” Via Gaetano Daita, 11 – 90139 Palermo tel. 091 323552 – fax +39 091 6118293

Ufficio Stampa "Edizioni La Zisa"via Francesco Guardione n. 5/E, 90139 - PalermoTel. +39 091 331104 - fax +39 091 6127870cell. +39 328 4728708, e-mail: presidente@lazisa.itstampa@lazisa.it - http://www.lazisa.it/

lunedì 29 marzo 2010

Palermo 30 marzo, Presentazione del volume di Dario Piombino Mascali, "Il maestro del sonno eterno", Edizioni La Zisa


Palermo 30 marzo 2010, ore 17.00
Dario Piombino-Mascali
incontra gli studenti del liceo Scientifico Cannizzaro

di via Arimondi, 14, a Palermo
per presentare il libro
IL MAESTRO DEL SONNO ETERNO
Presentazione di Arthur C. Aufderheide
Prefazione di Albert R. Zink
ISBN 978-88-95709-52-9
Edizioni La Zisa
http://www.lazisa.it/
pp. 128, euro 12,00


Quali segreti custodisce Rosalia Lombardo, la ‘Bella Addormentata’ delle Catacombe di Palermo, ritenuta a ragione la più bella mummia del mondo? Quali alchimie hanno permesso la perfetta conservazione di una bambina di due anni, a quasi un secolo dalla sua morte? Chi ne è stato l’artefice? Tali interrogativi, rimasti per lunghissimo tempo irrisolti, trovano ora finalmente risposta in questo saggio dell’antropologo Dario Piombino-Mascali. Una ricostruzione appassionante della vicenda che lega la piccola Rosalia Lombardo ad Alfredo Salafia, imbalsamatore palermitano dai contorni finora velati dalla leggenda. Un viaggio avvincente, che l’autore compie prendendo per mano il lettore e conducendolo nel cuore di una storia mai rivelata prima, se non attraverso frammenti e contraddizioni. Un’attenta e meticolosa indagine, che coniuga il rigore scientifico ad uno stile accattivante ed esaustivo.


Dario Piombino-Mascali, nato a Messina nel 1977, è ricercatore presso l’Accademia Europea (EURAC) di Bolzano, dove coordina il Progetto “Mummie Siciliane”. Borsista della National Geographic Society, è stato recentemente insignito del titolo di membro onorario dall’American Society of Embalmers. Collabora attivamente con il Museo Archeologico dell’Alto Adige, i Musei Vaticani ed i Musei Reiss-Enghelhorn per lo studio scientifico di mummie umane.
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Davide Romano - Resp. Uffcio stampa "Edizioni La Zisa"via Francesco Guardione n. 5/E, 90139 - PalermoTel. +39 091 331104 - fax +39 091 6127870cell. +39 328 4728708 e-mail: stampa@lazisa.it - http://www.lazisa.it/

giovedì 25 marzo 2010

Arriva in libreria il romanzo di Manlio Elio Massara, “La notte sognavamo Brigitte Bardot”, Edizioni La Zisa


Manlio Elio Massara esordisce con questa opera prima, offrendoci la sua personale esperienza, comune ai giovani borghesi non politicizzati formatisi negli anni Sessanta e i cui sogni notturni erano abitati dalla visione dell’attrice francese Brigitte Bardot.
Lungo il filo della memoria, attraverso lettere autentiche – nel modo in cui allora si comunicava con gli amici al posto degli odierni striminziti SMS – conservate e ritrovate per caso, ripercorre episodi autobiografici in uno stile scorrevole, gradevole da gustare, in cui talvolta traspare la sua profonda sicilianità.

Manlio Elio Massara nasce a Palermo il 14 giugno del 1945. Nel 1966 prende il diploma di Geometra e nel 1967 entra alla Olivetti nel settore commerciale. Nel 1972, insieme alla moglie Franca, intraprende l’attività d’imprenditore, sempre in collaborazione con Olivetti. Attività che mantiene sino ai nostri giorni.

Sergio Cristoforo Infuso, “Un miscelino per Rosa. Storia d’amore e di passioni”, Presentazione di Rita Borsellino, Edizioni La Zisa



“Alcune notti, tuttavia, fra il mese di dicembre e gennaio, il disturbo arrecato dalla malattia era tale da non permetterle più di stare sdraiata, con il risultato di doverci alzare diverse volte nel cuore della notte. […] Andavamo in cucina, sedevamo sul divanetto e cominciava una carezza sulla spalla in prossimità del polmone destro, un «miscelino per Rosa»”. Siamo al drammatico epilogo di una intensa storia d’amore – sembra un romanzo, ma è tutto vero: luoghi, personaggi, avvenimenti – che si intreccia, per un trentennio, con quella più generale del capoluogo siciliano. Una vicenda privata che nel contempo diventa metafora di quanti, in questa città, non hanno voluto rassegnarsi al degrado collettivo e al progressivo disfacimento delle speranze – la cosiddetta ‘Primavera di Palermo’ – maturate nel corso di lunghe ed estenuanti battaglie civili. Ma la memoria di ciò che è stato e di ciò che poteva essere resta comunque dentro coloro che con passione sino alla fine hanno creduto nel valore catartico di quelle lotte. Un patrimonio, questo, che va comunque salvaguardato e trasmesso a chi, con altrettanto slancio, saprà raccoglierne il testimone. Così come il ricordo di Rosa, protagonista principale di questo racconto, discreta ed incisiva donna dei nostri tempi.

Sergio Cristoforo Infuso, impiegato presso l’Assemblea regionale siciliana, è da lungo tempo impegnato in attività politiche, di volontariato e di promozione del territorio.

lunedì 22 marzo 2010

Ad aprile in libreria - Ugo Pettenghi, “La grande crisi del ’29. Una storia che si ripete”, Edizioni La Zisa


Ad aprile in libreria - Ugo Pettenghi, “La grande crisi del ’29. Una storia che si ripete”, Prefazione di Nino Amadore, Con una nota di Michelangelo Bellinetti, Edizioni La Zisa (www.lazisa.it), pp. 80, euro 9,90

La Grande depressione del 1929 ha “molte analogie con i nostri tempi, fatti di drammi e numerosi suicidi, ma anche di economisti birbanti e truffatori. Un mondo costruito sul debito e sui castelli di carta che ha portato al crollo di grandi banche: […] Allora come oggi cittadini creduloni e ingenui […] hanno creduto alle magnifiche sorti e progressive dello stock exchange, della forza senza pari del mercato borsistico: Pettenghi descrive con minuzia l’euforia del 1928, le proposte che oggi appaiono pittoresche per rilanciare l’economia, il ruolo deficitario del governo degli Stati Uniti, l’entusiasmo di certi economisti pronti a scommettere che il valore delle azioni era destinato a crescere”. Allora come oggi i “birbanti” riescono a farla franca, e tocca ai poveri illusi di pagarne le amare conseguenze.

Ugo Pettenghi, giornalista di vaglia, maestro di intere generazioni di cronisti italiani: prima alla Notte, il giornale reso grande da Nino Nutrizio, poi al Corriere d’informazione e alla Domenica del Corriere e, infine, al Corriere Medico. Qui chiuse con i giornali e di lì a poco anche con la vita.

martedì 16 marzo 2010

Rosalia e i segreti del suo imbalsamatore. Parla il paleologo Dario Piombino Mascali autore del libro «Il maestro del sonno eterno» (Edizioni La Zisa)


Mummie siciliane.
Rosalia e i segreti del suo imbalsamatore. Parla il paleologo Dario Piombino Mascali autore del libro «Il maestro del sonno eterno» (Edizioni La Zisa).
Da La Sicilia, 15/03/2010


Chiunque abbia visitato le catacombe dei Cappuccini di Palermo non ha potuto sottrarsi al fascino quasi ipnotico emanato dalla mummia della piccola Rosalia Lombardo, una bambina di due anni tanto perfettamente conservata da sembrare quasi dormiente. Del mistero che ha avvolto la piccola Rosalia e il suo imbalsamatore, professor Salafia, si è occupato Dario Piombino Mascali, un giovane paleopatologo siciliano, nel saggio "Il maestro del sonno eterno", edito dalla casa editrice La Zisa e appena presentato alla libreria Feltrinelli di Palermo.
Ricercatore dell'Eurac di Bolzano, dove coordina il Progetto "Mummie siciliane", ne conclude con questo saggio la prima fase. Lo abbiamo incontrato.
- Il contenuto del suo saggio somiglia al plot di un film tanto intrigante quanto inquietante. Quali fonti hanno supportato il suo lavoro per donargli il rigore scientifico che lo contraddistingue?
«Le fonti di cui mi sono avvalso sono i documenti conservati presso vari archivi palermitani, come quello comunale, quello universitario e quello dei Cappuccini. Ho inoltre consultato documenti privati appartenenti agli eredi di Alfredo Salafia, che mi sono stati temporaneamente affidati al fine di condurre ricerche storico-scientifiche».
- Quale legame esiste tra Rosalia Lombardo e il suo imbalsamatore?
«Un legame indissolubile, se si considera che Rosalia rappresenta il miglior risultato tra i casi ancora esposti mummificati dal Salafia».
- La riscoperta della formula di Alfredo Salafia quali nuove prospettive scientifiche può aprire?
«Anzitutto ha restituito alla città di Palermo e a noi Siciliani un tassello di storia mancante, quello relativo ai rituali funerari del primo novecento, e poi ha resuscitato un palermitano geniale, caratterizzato da un'intelligenza brillante e da spirito imprenditoriale. Le componenti chimiche della formula (glicerina, sali di zinco) indicano che bisognerebbe trattare Rosalia con parametri ben precisi, diversi da quelli per le mummie secche (si tratta infatti di una mummia "umida"). Le altre fasi previste dal progetto "Mummie siciliane" comprendono lo studio del DNA antico e delle strategie di restauro».
AGATA MOTTA

sabato 13 marzo 2010

In libreria il romanzo storico di Alfredo Sant’Angelo, “La spada di Roma”, Edizioni La Zisa


In libreria il romanzo storico di Alfredo Sant’Angelo, “La spada di Roma”, Edizioni La Zisa (pp. Pp 128, euro 10 ISBN 978-88-95709-08-6)
http://www.lazisa.it/

“Alfredo Sant’Angelo con questo romanzo storico ci fa entrare nell’atmosfera dell’antica Roma con una intensità coinvolgente. Il libro narra le gesta di uno dei tanti eroi romani, per l’appunto Marco Claudio Marcello detto la spada di Roma, che hanno segnato i secoli della città eterna. Marcello, per cinque volte Console, fu un eroe amato dal popolo e fu lui a logorare l’armata di Annibale quando questi portò la guerra sul suolo italiano sconfiggendo duramente le legioni romane. L’autore ci regala bellissime pagine di quel periodo, riesce a creare, con una scrittura semplice e ricettiva, una curiosità tale da volere iniziare subito il capitolo successivo, riesce a farci vivere le vicende e i personaggi come se di fronte ai nostri occhi ci fossero delle immagini. Bene o male tutti noi siamo a conoscenza che Annibale fu sconfitto da Publio Cornelio Scipione nella pianura di Zama, ma in questo libro ci rendiamo conto dei sedici anni che trascorsero con l’invasione cartaginese, le pesanti sconfitte iniziali subite dalle legioni romane e la successiva condotta della guerra del nostro eroe che logorò Annibale suscitando l’ammirazione del famoso Generale cartaginese. Si, credo proprio che questo libro vada letto!” (Salvatore Lucania, Presidente della OPUS Ass. Art. Cult. di Palermo)

Scheda: Il romanzo è ispirato alla figura, realmente esistita, del console romano Marco Claudio Marcello, al tempo della seconda guerra punica. Sullo sfondo, le lotte politiche interne alla Roma repubblicana, colta in un uno dei momenti più drammatici della sua storia millenaria, allorquando si trovò impegnata ad affrontare, sul proprio territorio l'esercito cartaginese comandato dal grande condottiero Annibale Barca. Il racconto, appassionante e coinvolgente, scorre veloce, quasi sui ritmi di un reportage giornalistica sino all'amara e tragica conclusione.
Alfredo Sant'Angelo, barone di Sant'Angelo (Palermo, 1965), laureato in filosofia, ha pubblicato nel 1996 la raccolta di poesie Poèsis et Peièsis. ha partecipato con successo a diversi concorsi letterari. E' responsabile del settore letterario dell'Associazione Opus. dalla sua grande passione per gli studi storici ha tratto stimolo ed alimento per la stesura di questa prima opera narrativa.