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sabato 3 dicembre 2011

Con il legal thriller “Esame incrociato”, dell’avvocato Michele Barbera, le Edizioni La Zisa inaugurano la collana “La linea gialla”


Con il legal thriller “Esame incrociato”, dell’avvocato Michele Barbera, le Edizioni La Zisa inaugurano la collana “La linea gialla”

"Cos'è più difficile: accettare l'uccisione del proprio migliore amico o assumere la difesa del suo assassino?” Marco Billemi, giovane avvocato penalista, dovrà affrontare una lotta che non si svolgerà solo nelle aule di giustizia. Scoprirà ben presto che il processo cui partecipa come difensore lo coinvolge a livelli più profondi, sino a mettere in crisi la sua coscienza di avvocato e di uomo. L'omicidio del giudice Beppe Maisano diventa un crocevia di emozioni e di situazioni trascinanti in cui le rigide regole processuali si piegano di fronte alla ineluttabilità degli eventi ed all'impeto di forze che trascendono il singolo individuo e tentano di condizionare non solo la sentenza, ma anche l'esistenza stessa dei protagonisti. Quando il confronto tra accusa e difesa metterà a fuoco un verdetto di condanna che si preannuncia fin troppo scontato, Marco, con lucida determinatezza, affronterà ciò che un destino cinico e violento ha seminato sul suo cammino, anche a costo di perdere gli affetti e di rischiare la propria vita per salvaguardare una verità che molti preferiscono rimanga nascosta. Dalle atmosfere ovattate di un elegante studio legale sino alle aspre campagne dell'entroterra siciliano, passando per le fredde aule dei palazzi di giustizia: un legal thriller che non può che essere metafora della stessa esistenza umana, in cui la crudeltà del male può essere sconfitta solo dalla tenacia del bene.

Michele Barbera è nato a Castelvetrano (TP) nel 1969, fa l'avvocato e collabora con diversi periodici e siti web con i suoi racconti noir, gialli e horror. Nel 2009 ha pubblicato “Neri di Sicilia” e nel 2011 ha vinto il premio nazionale NeroBrand con il racconto “In punto di morte”. Sempre nel 2011, il giallo “Qualcosa di importante” è stato pubblicato in un'antologia edita da Mondadori e dedicata alle investigazioni dell'Arma dei Carabinieri.

http://www.lazisa.it/barbera.html

giovedì 27 ottobre 2011

Arriva in libreria il romanzo di Sergio Siragusa “La mia vita incasinata”, Edizioni La Zisa, pagg. 240, euro 15,90


Cosa succede se si prova a far fuori un carabiniere ad un posto di blocco? È quanto accade a Matteo Landi, disegnatore pubblicitario di mezza età, che, ricercato per tentato omicidio, inaugura una vorticosa fuga in giro per il mondo con una nuova identità. Divenuto Joe Castiglione, consacra i propri giorni all’imprevedibilità degli eventi, coltivando quotidianamente l’espediente e lasciandosi coinvolgere in una girandola di incontri ed esperienze. Camaleontico e irruento, il novello Joe è abituato ad affrontare tutto con spirito machiavellico e un velo di cinismo. Ma i guai non sono finiti: costretto a cambiare nome una seconda volta per essersi cacciato nuovamente in un brutto affare, il protagonista – che ora veste i panni di Samuel Shamiso – giunge infine in Israele, dove sembra porre fine alle proprie peregrinazioni. Siragusa scardina il tradizionale motivo del viaggio come recupero delle proprie radici e ricerca dell’identità. Il personaggio del romanzo, infatti, allontanatosi inesorabilmente dalla sua terra d’origine, assiste alla molteplice frammentazione di sé. Marvin Landi, Joe Castiglione, Samuel Shamiso: tre vite, una sola persona.

Sergio Siragusa nasce a Palermo nel 1934. Dopo la laurea in Giurisprudenza decide di dedicarsi allo studio delle pietre preziose. Consegue il diploma di gemmologo ed esercita quest’attività tra l’Italia e gli Stati Uniti, dove lavora anche come rappresentante di orologi. Da quando è in pensione si dedica a scrivere e a dipingere. “La mia vita incasinata” è il suo romanzo d’esordio.

lunedì 3 ottobre 2011

Arriva in libreria, “La casa con i balconi”, Prefazione di Daniela Werth, Ed. La Zisa, pp. 176, euro 14,90


"La casa con i balconi” prima di diventare un libro è stato un desiderio. Un desiderio di riscatto sociale per la famiglia dell’autrice, maturato in un ambiente dove si poteva credere che la linea di demarcazione tra il benessere e la miseria risiedesse nel livello dell’abitazione, nella prospettiva concreta, bassa o alta, dalla quale era consentito guardare alla vita. Adesso è il libro di chi, arrivata a una certa età, si volge all’indietro, non tanto per fare un bilancio bensì per riannodare il presente al passato, per ribadire e ricordarci che le prospettive di un futuro gratificante sono imprescindibili dal grado di cultura acquisito. Un libro che fa emergere i ricordi come l’unico patrimonio che può dare la certezza dell’onestà intellettuale in cui si è svolta un’esistenza. Così nel raccontarci dell’ignoranza, tramandata di padre in figlio ma che nella sua apparente banalità diventa cardine dell’insegnamento di un popolo di rassegnati “Munnu ha statu e munnu è”, mescola continui inviti a una conoscenza “che rende liberi”, richiami al diritto all’istruzione, appelli alla denuncia dei palesi comportamenti devastatori di un popolo per il quale “ la mafia non esiste”. Giuseppina Baldanza, in questo suo ripercorrere la propria esistenza e metterla per iscritto con semplicità e notevole efficacia apre un’immaginaria trattazione con chi leggerà, e siamo certi che alla fine ci sentiremo pervasi da quella grande consapevolezza che è propria di chi ha amato insegnare non soltanto dietro una cattedra.

Giuseppina Iacono Baldanza è nata e vive ad Agrigento. Ha conseguito l’abilitazione magistrale presse l’istituto “R. Politi” della sua città. Ha iniziato la sua prima esperienza lavorativa in Baviera presso un centro elettronico come perforatrice, traduttrice ed interprete. Nel ’69 ha lasciato il posto di lavoro per dedicarsi definitivamente alla docenza nelle pluriclassi d’inserimento nella regione della Renania. Rientrata in Italia, ha continuato l’insegnamento nella scuola materna fino al suo naturale ritiro in pensione.

lunedì 22 novembre 2010

“LA CONTADINA E CORRADINO” di GIANFRANCO PERRIERA (“la Repubblica”, 21 novembre 2010)



UN VOLTO dal nobile aspetto grondante di sangue dalla fronte, è l'immagine dominante e ricorrente di “Corradino”, ultimo romanzo storico di Dora Angela Ruvolo, ambientato all'epoca dei Vespri siciliani, sul finire del 1200. Il volto è quello dell'ultimo imperatore della casa di Hohenstaufen, Corredino di Svevia, metafora di una Sicilia che potrebbe esser bella ma è sfigurata dai "felloni". Braccato dalle milizie angioine, questi troverà effimero rifugio nella casa di una giovane contadina marsicana, che, orfana di padre, con madre e fratelli «facea vita dura, grama» e incolta. Ma tale incontro opererà una profonda trasformazione del suo animo: la donna parteciperà da protagonista nel 1282 alla rivolta di Palermo e di tutta la Sicilia contro la barbara dominazione della casa d'Angiò e compirà insieme un processo di maturazione personale conoscendo i dolori più estremi e le gioie più intense.
Scritto in una lingua che vuol apparire «in parte e solo in parte» antica, come sottolinea l'autrice, il romanzo echeggia i modi delle cronache agiografiche e delle novelle popolari. «Macchina gratificante per il lettore», Umberto Eco definiva la letteratura popolare. E di tale macchina l'autrice si fa passeggera disinvolta. Se i buoni stanno solo da una parte, se i cattivi sono perfidi, se l'eroina, che prenderà nel corso della storia il nome di Costanza, vivrà per il lettore esperienze ardite e, in ultimo, consolatorie, la scrittura scorre comunque con una fluidità accattivante e l'atmosfera fiabesca richiama i colori ora smaltati ora pastello delle pale dei "cuntisti".

Dora Angela Ruvolo, “Corradino”, Edizioni La Zisa, Pagine 170, Euro 9,90

lunedì 20 settembre 2010

In offerta a 9,90 euro: Don Luigi Sturzo, “La regione nella nazione”, Edizioni La Zisa

In offerta a 9,90 euro: Don Luigi Sturzo, “La regione nella nazione”, a cura di Paquale Hamel, Introduzione di Eugenio Guccione, Edizioni La Zisa, pp. 212

«La regione è parte di un “tutto organico” rappresentato dallo Stato. Essa, non staccandosi dall’insieme, tende a svolgere la propria vita autonoma in corrispondenza a situazioni e problemi particolari di carattere socio-economico determinati dall’ambiente. Questa, in sintesi, potrebbe essere la definizione sturziana della regione. Ma, nel riferimento specifico all’Italia, occorre aggiungere che essa “è un fatto geografico, etnografico, economico e storico”. Nella terminologia del sociologo cattolico grande importanza assume quel “tutto organico”, di cui la regione, anch’essa “organica”. Nel suo modo di essere e di porsi, è parte integrante. La voce nel deserto del vecchio prete calatino contro la partitocrazia, lo statalismo e la pubblica amministrazione sembra abbia preso corpo nella “voce del popolo” che, pur sconoscendo Sturzo, parla, in buona parte, il suo stesso linguaggio di protesta. Se il progetto sturziano si fosse realizzato in pieno, se il decentramento amministrativo si fosse effettivamente attuato, se le segreterie dei partiti avessero avuto meno potere e avessero, invece, avuto rispetto per le organizzazioni e le situazioni locali, le Leghe, oggi, avrebbero avuto poco o nulla da chiedere e, molto probabilmente, non avrebbero avuto alcuna ragione di nascere e di riscuotere tanto successo».

Luigi Sturzo (1871 – 1959), sacerdote, uomo politico, studioso di scienze sociali, fu tra i fondatori del Partito popolare italiano. Ideò e diresse il periodico “La Voce di Cosatntino”. Tra le sue opere principali: “Sintesi sociale” (1906), “Popolarismo e fascismo” (1924), “La libertà in Italia” (1925), “L’Italia e il nuovo ordine internazionale” (1946), “Chiesa e Stato” (1958).

Le Edizioni La Zisa aderiscono ad "Addiopizzo" e a "Libera" di don Ciotti e tutti i volumi pubblicati sono certificati "pizzo free".





giovedì 22 luglio 2010

IL CATTOLICESIMO CONTEMPORANEO NEL VOLUME DEL GIORNALISTA PALERMITANO DAVIDE ROMANO


Il cattolicesimo di oggi fra la Sicilia e l’Italia
di Marta D’Auria

Qual è il volto del cattolicesimo contemporaneo? Davide Romano, giornalista, specializzato in informazione religiosa, prova a darcene un ritratto attraverso una raccolta di articoli e inchieste svolte fra il 2000 e il 2005 che vanno a formare il suo ultimo lavoro*. In questo agile volumetto l’autore affronta temi quali i rapporti fra chiesa cattolica e potere politico, fra chiesa e mafia, chiesa e libertà individuali, chiesa e sessualità. Tematiche che si sviluppano attraverso le voci di teologi, vescovi, politici, o semplici uomini e donne intervistati che danno un’istantanea della chiesa cattolica ben lontana dalla realtà monolitica che in queste ultime settimane le alte sfere del Vaticano vorrebbero riaffermare e rafforzare. Con sguardo oggettivo, con una scrittura scorrevole e con un registro che non indulge mai alla polemica, Romano fa lavoro giornalistico: ricostruisce gli avvenimenti, scrive notizie, fatti, mosso dall’amore per la verità. «Sono stato educato – dice nell’introduzione – alla scuola di maestri, di vita e di studi, che mi hanno insegnato che nulla è più esaltante e nobile della ricerca della verità, una verità umana naturalmente, che talvolta si rivela anche fin troppo umana. Quella che i giornalisti chiamano semplicemente “la notizia”».
Lo sguardo di Romano si muove con padronanza su due livelli: quello locale e quello nazionale. Sul versante locale, il contesto è quello della sua terra: la Sicilia, dove i rapporti tra Chiesa cattolica e mafia assumono atteggiamenti ambivalenti, che vanno dal silenzio alla denuncia, dalla complicità all’impegno, dalla condivisione alla condanna. Accanto al bel ritratto di don Nino Fasullo, voce che si leva per denunciare le collusioni con il potere mafioso e per invocare una società più giusta, vanno segnalati due documenti inediti presenti nel volume. Si tratta di due interventi di mons. Angelo Rizzo in difesa del deputato democristiano Calogero Volpe, definito dagli inquirenti referente politico della cosiddetta «mafia del Vallone», che sono utili documenti per individuare gli intrecci esistenti tra Cosa nostra, gerarchia cattolica siciliana e partito della Democrazia cristiana.
Sul versante nazionale sono di grande attualità le pagine in cui Davide Romano rintraccia il legame esistente fra «nuova-vecchia» destra e ultra-tradizionalismo cattolico. Romano ricorda che quella «fusione» ricevette grande impulso dalla minoranza ultraconservatrice che si oppose al Concilio Vaticano II, capeggiata da Marcel Lefebvre, «portavoce intransigente della cosiddetta “Tradizione”, simboleggiata dal rito eucaristico redatto da Pio V, contro la “nuova Messa” di Paolo VI» (p. 52).
Gli articoli si susseguono agevolmente e Romano passa con disinvoltura dal nazionale al locale. Una chicca l’articolo in cui racconta di quando – siamo a Palermo nel 2000 – riesce ad intrufolarsi tra i partecipanti ad un incontro a porte chiuse organizzato dall’ala movimentista di Alleanza nazionale, su «la Chiesa davanti alla modernità», relatore don Fausto Buzzi, seguace del vescovo scomunicato Lefebvre. Buzzi non ha dubbi sui mali che hanno colpito la Chiesa: la Riforma protestante, il Risorgimento, il comunismo, infine il Concilio Vaticano II dove si parlò di «eresie» come l’ecumenismo, la libertà religiosa, la collegialità episcopale. Se le chiese e i seminari teologici sono vuoti – continua don Buzzi nel racconto di Romano – è perché lì «s’insegna il protestantesimo» e perché la «nuova messa non è altro che una conferenza, non è nemmeno più una messa. Non è valida. Solo quella secondo il rito di san Pio V è vera messa. La nostra. E speriamo di poterla tornare a celebrare, dopo quarant’anni anche a Palermo» (pp. 60-61).
A cinque anni di distanza da quelle sortite, la messa in latino è stata ristabilita motu proprio da Ratzinger, e un documento della Congregazione per la dottrina della fede ha affermato che solo la Chiesa cattolica possiede «tutti gli elementi della Chiesa istituita da Gesù», ridimensionando le aperture del Concilio Vaticano II che avevano incoraggiato il cammino ecumenico. Le posizioni reazionarie all’interno del cattolicesimo escono fuori dalle nicchie e si fortificano. Ma il volume di Davide Romano presenta il volto composito dell’universo cattolico che, ora più che mai, va riscoperto.

DAVIDE ROMANO (Palermo), giornalista, scrittore ed editore. Ha scritto e scrive per numerose testate, tra le quali: Il Giornale di Sicilia, Il Mediterraneo, La Repubblica, Centonove, Antimafia2000, L’Ora, La Rinascita della Sinistra, Jesus, Avvenimenti, L’Inchiesta Sicilia, Narcomafie e Riforma. È stato anche fondatore e direttore responsabile del bimestrale di economia, politica e cultura Nuovo Mezzogiorno e del mensile della Funzione Pubblica Cgil Sicilia Forum 98.
Ha pubblicato: L’amore maldestro (2001), La linea d’orizzonte tra carne e Cielo (2003), La buriana e altri racconti (2003), Nella città opulenta. Microstorie di vita quotidiana (2003, 2004), L’anima in tasca (2004), Piccola guida ai monasteri e ai conventi di Sicilia (2005), Il santo mendicante. Vita di Giuseppe Benedetto Labre (2005), Dicono di noi. Il Belpaese nella stampa estera (2005) e La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo (2007). Ha curato l’antologia Nuova Poesia (2008) e l’opera del dirigente comunista Girolamo Li Causi, Terra di frontiera. Una stagione politica in Sicilia 1944-60 (2009).

martedì 6 luglio 2010

Girolamo Li Causi, “Terra di Frontiera. Una stagione politica in Sicilia 1944-1960”. A cura di Davide Romano. Edizioni La Zisa


Girolamo Li Causi, “Terra di Frontiera. Una stagione politica in Sicilia 1944-1960”. A cura di Davide Romano. Presentazione di Italo Tripi. Prefazione di Oliviero Diliberto, ed. La Zisa, pagg. 224, euro 9,90 (ISBN 978-88-95709-28-4)


Questa opera inedita di Girolamo Li Causi, terminata nel 1974, e non più rivista dall’Autore, è una lunga riflessione critica, ed autocritica, sull’attività svolta dal PCI e dalle classi dirigenti siciliane, negli anni della ricostruzione post-bellica, dai mesi immediatamente successivi allo sbarco delle truppe anglo-americane sino alla formazione dei governi Milazzo. Un arco di tempo lungo un quindicennio, durante il quale Li Causi assolse anche l’incarico di segretario regionale del partito. Da questo suo osservatorio privilegiato emerge il ritratto vivo e spesso pungente di uomini e vicende che hanno segnato la storia passata e presente dell’Isola.

GIROLAMO LI CAUSI (Termini Imerese 1906 - Roma 1977) è stato uno dei massimi dirigenti nazionali del Partito comunista italiano, al quale aderì giovanissimo poco dopo la sua fondazione. Parlamentare per diverse legislature, è stato per alcuni anni vice presidente della Commissione nazionale antimafia. Collaboratore e direttore di numerosi periodici, ha pubblicato: Il lungo cammino. Autobiografia 1906-1944, Roma, Editori Riuniti, 1974.
DAVIDE ROMANO (Palermo), giornalista. Ha scritto e scrive per numerose testate, tra le quali: Il Giornale di Sicilia, Il Mediterraneo, La Repubblica, Centonove, Antimafia2000, L’Ora, La Rinascita della Sinistra, Jesus, Avvenimenti, L’Inchiesta Sicilia, Narcomafie e Riforma. È stato anche fondatore e direttore responsabile del bimestrale di economia, politica e cultura Nuovo Mezzogiorno e del mensile della Funzione Pubblica Cgil Sicilia Forum 98. Con questa casa editrice ha pubblicato: L’amore maldestro (2001), La linea d’orizzonte tra carne e Cielo (2003), La buriana e altri racconti (2003), Nella città opulenta. Microstorie di vita quotidiana (2003, 2004), L’anima in tasca (2004), Piccola guida ai monasteri e ai conventi di Sicilia (2005), Il santo mendicante. Vita di Giuseppe Benedetto Labre (2005), Dicono di noi. Il Belpaese nella stampa estera (2005) e La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo (2007).


Presentazione
di Italo Tripi

Il merito di ridare oggi voce ad un uomo politico come Girolamo Li Causi non risiede soltanto nella ricognizione storica di un periodo straordinariamente importante come il quindicennio 1944-1960, ma serve anche a mettere in luce il profilo e la consistenza di un politico lungimirante e tenace nel sostenere le ragioni di una scelta.
Il sempre più diffuso bisogno di “ritorno alla Storia” è indicativo delle difficoltà che stiamo attraversando e serve a recuperare il senso di un percorso, di un cammino, di una storia appunto che ci riguarda, ci appartiene.
La selezione degli scritti ad opera del curatore del libro che presentiamo mostra per intero la sua efficacia perché riesce a dare il senso di una stagione politica così ricca di avvenimenti che hanno visto la Sicilia al centro della storia nazionale come nel caso dello straordinario movimento contadino, della nascita del “partito nuovo” e la scelta autonomistica, della lotta alla mafia e dei riverberi a Portella della Ginestra dello scacchiere internazionale caratterizzato dalla cosiddetta “guerra fredda”.
La figura di Girolamo Li Causi emerge in tutta la sua brillantezza e, come nel caso dell’attentato del 16 settembre 1944 a Villalba, mette in mostra non solo l’acume politico ma anche la caratteristica umana di chi con coraggio e coerenza parla al cuore delle persone e fa muro alla furia criminale e assassina della mafia.
Muro che, fra l’altro, ha visto in decine di sindacalisti della Cgil i mattoni di una costruzione che della liberazione dal giogo politico mafioso ne ha fatto il presupposto dell’azione politica.
La lettura dei testi in appendice conferma in pieno le qualità dell’uomo Girolamo Li Causi e riassume le tappe più significative del decennio in questione.
Non posso tacere, in conclusione, che la Sicilia di oggi – afflitta da un grave declino delle sue classi dirigenti e segnatamente di quella politica e da una ostinata separatezza dal resto d’Italia – ha bisogno di ritrovare il bandolo della sua storia per capire come e dove orientare il cammino futuro, per dare fiducia e vigore alle nuove generazioni e impulso ad una stagione di profondi e ineluttabili cambiamenti.
Italo Tripi

Prefazione
di Oliviero Diliberto

Gli anni raccontati da Girolamo Li Causi in questo straordinario libro sono quelli decisivi della Repubblica italiana, quelli che l’hanno indelebilmente segnata, ne hanno condizionato il futuro sviluppo: anni che pesano ancor oggi. Dal 1944 al 1960, accade infatti praticamente tutto. La fine della guerra e la vittoria sul nazi-fascismo; la formazione dei primi governi democratici di unità nazionale e la successiva esclusione delle sinistre da essi; l’Assemblea Costituente e la nascita della Costituzione; l’attentato a Togliatti; la sconfitta delle sinistre nel ’48 e il centrismo; l’avanzata del Pci e delle sinistre a prezzo di lotte, politiche e sociali, grandi e terribili; le conseguenti repressioni di Scelba; la legge-truffa, e poi ancora la crisi del centrismo, le prime avvisaglie del nascente centro-sinistra, e infine la formazione dei governi Milazzo alla Assemblea regionale siciliana, resa possibile da una spaccatura all’interno della Democrazia cristiana, e la conseguente estromissione temporanea di questo partito dalle leve del potere.
In questi primi anni si coglie soprattutto la fine di una stagione di speranze aperta dalla Resistenza, la constatazione che la classe dirigente sceglie allora di non rompere decisamente con il passato, di non voltare pagina – anche e soprattutto per via del contesto internazionale, il mondo diviso in due blocchi, la guerra fredda degli anni più cupi –, in un continuiamo deteriore tra passato e presente, tra apparati dello Stato gravemente collusi con il regime fascista e riciclati, a vario titolo, in quelli della nuova Repubblica. I nemici di ieri diventano “utili” in quel momento per contrastare i nuovi nemici, i comunisti: e certo non solo in Italia. Le conseguenze di quelle scelte sciagurate, in Sicilia come nel resto del Paese, le paghiamo ancor oggi.
Li Causi racconta tutto ciò da un’ottica particolare, ma decisiva: la Sicilia del dopoguerra. L’autore narra, da protagonista, la battaglia contro la mafia, la connessione tra Stato, malavita organizzata, economia forte, le incursioni dei servizi americani. Oggi, tutto ciò ci appare più evidente. Sono emersi documenti, testimonianze, i fatti si delineano nella loro gravità e complessità: ma in Li Causi – attore protagonista tra i più importanti del periodo, a livello siciliano e nazionale – l’analisi è sin da quegli anni di una lucidità che oggi appare straordinariamente lungimirante. Aveva già chiaro tutto. E lo diceva.
L’autore – è quasi superfluo dirlo, ma forse non è inutile sottolinearlo in questi tempi di perdita colpevole di memoria – è stato personaggio leggendario. Incarcerato nel 1928 dopo la condanna a 20 anni di reclusione comminata dal tribunale speciale del fascismo, liberato nel ’43, è subito tra i capi della Resistenza nel Nord Italia, poi dirige il partito e le lotte per l’occupazione delle terre (e non solo) in Sicilia, è autorevole parlamentare e membro della direzione nazionale del Pci.
Popolarissimo e amatissimo tra le masse, Li Causi è l’alfiere della lotta contro la mafia, quando in certi ambienti politici (e giornalistici) essa non si poteva neppure nominare, negandosi addirittura la sua esistenza. Li Causi accusava apertamente di connivenza con la mafia i vertici dei partiti di governo in Sicilia, ad iniziare ovviamente dalla Dc, parlava delle collusioni con Cosa Nostra: lo faceva quando pochissimi, isolatamente, osavano farlo. Le prove giudiziarie sono venute a galla solo nei processi più recenti. Ma quelle politiche erano già allora di fronte agli occhi di chi voleva vederle. Li Causi univa dunque la capacità, straordinaria, di conoscenza e di analisi, ad un eccezionale coraggio.
Emerge a tutto tondo la figura di Li Causi comunista. Ma anche di Li Causi siciliano. Di quella Sicilia che ha dato straordinarie figure di dirigenti, nel corso dei decenni, al Pci nazionale, ma che ha visto protagonisti anche migliaia di donne e uomini meno noti o sconosciuti, militanti e dirigenti locali, politici e sindacalisti, che hanno dedicato al riscatto della propria Isola tutta la loro vita, non di rado mettendola concretamente a repentaglio e talvolta perdendola, proprio in nome e per via delle battaglie antimafia. Un nome per tutti: Pio La Torre.
Guttuso – altro siciliano illustre – amava ripetere, con la civetteria dei siciliani colti e cosmopoliti, che anche quando dipingeva una mela, c’era dentro la Sicilia. Se la portava dietro ovunque fosse e qualunque cosa facesse. Saudade isolana, ma anche coscienza della propria identità forte, delle radici che non si recidono, di valori che urlano dentro di sé. Ed è proprio in Sicilia che Li Causi matura alcune delle sue convinzioni più profonde, ad iniziare dall’adesione senza tentennamenti, e da subito, alla svolta togliattiana del ’44, la nascita del partito nuovo, capace di unire sempre la protesta alla proposta, l’identità e le alleanze. Li Causi è sempre attento all’unità delle masse, mai velleitario, nemico giurato del massimalismo. Egli crede e si batte per un partito che aderisse pienamente ai valori e ai principi della nuova Costituzione, scegliendo di tenere uniti democrazia e socialismo.
Li Causi fu dirigente comunista di prima grandezza. Pieno di umanità e partecipazione personale ai drammi del sottosviluppo, della povertà, dell’emarginazione sociale. In lui, nelle sue pagine, si avverte come prioritaria gli appaia la lotta contro le ingiustizie, i soprusi, le prepotenze dei potenti contro gli umili: Manzoni avrebbe detto le soperchierie. Passione politica, dunque, unita sempre alla tensione morale. Ma dal libro si chiarisce anche che nei comunisti siciliani la battaglia per la legalità e quella per il riscatto sociale non siano mai astrattamente scisse, anzi esse appaiono indissolubili tra loro: pena la sconfitta su entrambi i terreni.
Un esempio, dunque, ancora oggi vivissimo. Queste riflessioni politiche inedite, che commentano e si incrociano con alcuni passi significativi della sua vicenda autobiografica postbellica, sono quindi utili, feconde, istruttive. Ne dobbiamo essere grati ai brillanti curatori, che allegano anche pagine particolarmente struggenti, come le lettere di Li Causi dal carcere e le testimonianze dei compagni e dei dirigenti del Pci, seguite alla sua scomparsa.
Concludendo la lettura, mi viene spontaneo pensare (ripensare, ancora una volta) allo scioglimento di quel partito – il Pci – al quale Li Causi e intere generazioni di comunisti in Italia hanno dedicato l’intera propria vita. Anche questo straordinario libro, infatti, testimonia la grandezza e i meriti storici di quella comunità di donne e uomini che lo costituivano. Vi ho riflettuto con amarezza.
Ma è motivo di ottimismo e di speranza pensare anche che questo libro possa esser letto, e meditato, da una generazione ancor più giovane: quella che viene dopo la mia e non ha conosciuto il Pci, per un ovvio fatto anagrafico. A questi giovani, che oggi hanno vent’anni, e nascevano quando crollava il Muro di Berlino, questo libro insegna che ciò che è stato fatto era giusto farlo e che i comunisti italiani sono stati i protagonisti della lotta per la democrazia, la legalità, l’emancipazione del popolo: in definitiva, per un’Italia migliore.
In definitiva, questo libro ci insegna, ancora una volta, quanto sia straordinariamente vitale il vecchio principio che i filosofi ci ripetono da un migliaio di anni. Noi, oggi, riusciamo a vedere più lontano di chi ci ha preceduto non perché siamo più bravi, ma semplicemente perché siamo nani issati sulle spalle di giganti.

Oliviero Diliberto

venerdì 29 gennaio 2010

QUANDO L' ISOLA ERA FRONTIERA GLI ANNI RUGGENTI DI LI CAUSI


L' EDITRICE La Zisa pubblica "Terra di Frontiera. Una stagione politica in Sicilia 19441960", opera inedita di Girolamo Li Causi, terminata nel 1974, e non più rivista dall' autore. Il libro (a cura di Davide Romano, interventi di Italo Tripi e Oliviero Di Liberto, 224 pagine, 9,90 euro) è una lunga riflessione critica, ed autocritica, sull' attività svolta dal Pci e dalle classi dirigenti siciliane, negli anni della ricostruzione post-bellica, dai mesi immediatamente successivi allo sbarco delle truppe anglo-americane sino alla formazione dei governi Milazzo. Un arco di tempo lungo un quindicennio, durante il quale Li Causi assolse anche l' incarico di segretario regionale del partito. Da questo suo osservatorio privilegiato emerge il ritratto vivo e spesso pungente di uomini e vicende che hanno segnato la storia passata e presente dell' Isola. Li Causi (nato Termini Imerese nel 1906, morto a Roma nel 1977) è stato uno dei massimi dirigenti nazionali del Partito comunista italiano, al quale aderì giovanissimo poco dopo la sua fondazione. Parlamentare per diverse legislature, è stato per alcuni anni vice presidente della Commissione nazionale antimafia. Collaboratore e direttore di numerosi periodici, ha pubblicato: "Il lungo cammino. Autobiografia 19061944" (Editori Riuniti, 1974). «Il merito di ridare oggi voce ad un uomo politico come Girolamo Li Causi - scrive Italo Tripi nella prefazione - non risiede soltanto nella ricognizione storica di un periodo straordinariamente importante come il quindicennio 1944-1960, ma serve anche a mettere in luce il profilo e la consistenza di un politico lungimirante e tenace nel sostenere le ragioni di una scelta. Il sempre più diffuso bisogno di "ritorno alla Storia" è indicativo delle difficoltà che stiamo attraversando e serve a recuperare il senso di un percorso, di un cammino, di una storia appunto che ci riguarda, ci appartiene». (Repubblica, 25 marzo 2009)

mercoledì 20 gennaio 2010

In libreria – “Ego Rosalia. La Vergine palermitana tra santità ed impostura”, Ed. La Zisa, pp. 464, euro 25,90




Il titolo del saggio è stato suggerito dalle due parole che danno inizio all’iscrizione incisa da santa Rosalia nella grotta della Serra Quisquina, eremo in cui, secondo la leggenda, la romita visse a lungo prima di trasferirsi nella più nota cavità del Monte Pellegrino. Attraverso il nome Sinibaldi, la terza parola dell’iscrizione, il gesuita Giordano Cascini riuscì nel ‘600 a ricostruire alcuni tratti della sconosciuta vita della Santa, soprattutto la sua discendenza da Carlo Magno. Per avvalorare l’autenticità dell’incisione, Cascini raccontò nella sua celebre opera, Di Santa Rosalia Vergine Palermitana, come avvenne la casuale scoperta del graffito da parte di due muratori palermitani. La narrazione di Cascini ha fatto storia divenendo una diffusa e radicata credenza garantita dalla Compagnia di Gesù.
Da sempre tuttavia sono stati avanzati dubbi sulla veridicità dell’iscrizione, l’unico documento che prova la storicità di Rosalia “Sinibaldi”.
L’ipotesi del falso è sostenuta in una coraggiosa opera, Santa Rosalia nella storia e nell’arte di monsignor Paolo Collura, che sin dal suo apparire, nel 1977, ha suscitato molte polemiche ma ha pure segnato una svolta negli studi rosaliani. Nel 1988 Valerio Petrarca ha poi colmato alcune lacune del discorso di Collura individuando non solo un realistico artefice dell’impostura ed il suo movente, ma chiarendo anche il contesto storico e devozionale in cui sarebbe maturato il sospettato imbroglio. Con la suggestiva ricostruzione di Petrarca, l’affaire Quisquina diventa un autentico romanzo giallo in cui si narra di un intrigo palermitano inatteso e sconcertante. Se risultasse provato per via documentale quanto ipotizza lo studioso, ovvero che l’iscrizione fu incisa dalla Compagnia di Gesù per costruire una degna Patrona di Palermo, ci troveremmo innanzi al più clamoroso falso religioso del ‘600 siciliano.
L’incisione della Quisquina, ritenuta da alcuni una impostura e da altri un indelebile segno della santità di Rosalia, è dunque l’ambigua protagonista della ricerca qui condotta.
Quanto c’è di attendibile nelle affermazioni di chi sostiene l’autenticità del graffito e di chi invece ne denunzia la falsità? I fatti che portarono alla sua avventurosa scoperta si svolsero davvero nel modo in cui sono stati raccontati dai gesuiti? E se alla Quisquina si perpetrò un falso, chi fu il colpevole?
L’Autore trova le difficili risposte in un inedito manoscritto della Biblioteca Comunale di Palermo riuscendo così a colmare un secolare vuoto negli studi rosaliani.
Ego Rosalia si svolge come un’intrigante detective story in cui, partendo dal dubbio, si indaga per svelare l’enigma nascosto nell’iscrizione. Ben documentato e di facile lettura, il saggio si rivolge sia allo studioso, sia al lettore interessato ai segreti che si celano nella sfuggente vicenda di Rosalia “Sinibaldi”, illusoria immagine creata dagli uomini, caricatura della poco conosciuta ma storica santa Rosalia.

Giancarlo Santi, nato a Siracusa nel 1946, vive a Catania; giornalista pubblicista, ha collaborato con il Touring Club Italiano, con la terza pagina del quotidiano La Sicilia e con varie riviste scrivendo di feste popolari, di tradizioni religiose, di itinerari culturali siciliani. Nel 2001 ha pubblicato La strada dei Santi, viaggio sentimentale per le feste religiose di Sicilia. Si interessa di speleologia ed è coautore dei libri Le grotte del territorio di Melilli (1997) edito dal Comune di Melilli e Dentro il Vulcano, le grotte dell’Etna (1999) edito dall’Ente Parco dell’Etna.

martedì 12 gennaio 2010

Arriva in libreria: Dario Piombino-Mascali, “Il Maestro del Sonno Eterno”, pp. 144, euro 12, La Zisa


Dario Piombino-Mascali, “Il Maestro del Sonno Eterno”, Presentazione di Arthur C. Aufderheide, Prefazione di Albert R. Zink, pp. 144, euro 12,00, Edizioni La Zisa-Palermo

Quali segreti custodisce Rosalia Lombardo, la ‘Bella Addormentata’ delle Catacombe di Palermo, ritenuta a ragione la più bella mummia del mondo? Quali alchimie hanno permesso la perfetta conservazione di una bambina di due anni, a quasi un secolo dalla sua morte? Chi ne è stato l’artefice? Tali interrogativi, rimasti per lunghissimo tempo irrisolti, trovano ora finalmente risposta in questo saggio dell’antropologo Dario Piombino-Mascali. Una ricostruzione appassionante della vicenda che lega la piccola Rosalia Lombardo ad Alfredo Salafia, imbalsamatore palermitano dai contorni finora velati dalla leggenda. Un viaggio avvincente, che l’autore compie prendendo per mano il lettore e conducendolo nel cuore di una storia mai rivelata prima, se non attraverso frammenti e contraddizioni. Un’attenta e meticolosa indagine, che coniuga il rigore scientifico ad uno stile accattivante ed esaustivo.


Dario Piombino-Mascali (dario.piombino@eurac.edu), nato a Messina nel 1977, è ricercatore presso l’Accademia Europea (EURAC) di Bolzano, dove coordina il Progetto “Mummie Siciliane”. Borsista della National Geographic Society, è stato recentemente insignito del titolo di membro onorario dall’American Society of Embalmers. Collabora attivamente con il Museo Archeologico dell’Alto Adige, i Musei Vaticani ed i Musei Reiss-Enghelhorn per lo studio scientifico di mummie umane.

lunedì 4 gennaio 2010

LIBRI: ANNA MAURO FIRMA 'STRACCHIOLITUDINE', EDIZIONI LA ZISA



Palermo, 4 gen. - (Adnkronos) - Raccontare la storia degli 'invisibili', coloro che non hanno voce in capitolo ma che cercano di imporre la loro presenza in una societa' che tende ad ignorarli e che per loro nutre un profondo disprezzo. Questo l'obiettivo che la palermitana Anna Mauro persegue nel saggio "Stracchiolitudine" in libreria per le Edizioni La Zisa.

Franca, la 'stracchiola' protagonista del libro, e' una delle tante donne invisibili: una donna mossa dal desiderio di essere libera che coltiva il desiderio di riscattarsi.Franca, nonostante tutto, e' una donna spassosa, esilarante, che ai margini della societa' non ci vuole stare 'manco scannata morta' e che per questo decide, alla pari di politici, assassini e presentatori televisivi, di scrivere il suo libro per averlo pubblicato. Un solo, piccolo neo: e' semianalfabeta.

Nata e radicata a Palermo dal lontano 1957, dove vive ed insegna Anna Mauro sostiene di essere l'unica eccezione che conferma la regola 'L'ironia e' delle persone intelligenti'. Si definisce scriborroica e femminopatica.

lunedì 14 dicembre 2009

Opera/ Le trame dei libretti cosi' ingenue, assurde e paradossali (Edizioni La Zisa)


Roma, 11 DIC (Velino) - Storie ingenue, personaggi approssimativi, situazioni noiose. Leggere i libretti d'opera, prima di entrare a teatro, e' spesso impresa ostica e puo' provocare reazioni opposte a quelle immaginate dagli autori, tipo scoppi di ilarita' in occasioni che, al contrario, dovrebbero ispirare la piu' viva commozione. La scrittrice Cristina Bobbio, appassionata di opera e cresciuta in una famiglia di musicisti, ha cominciato da alcuni anni ad analizzare i testi dei libretti in maniera leggera e ironica rilevandone le incongruita' e accentuando nel contempo gli aspetti peculiari del melodramma, gli stessi che continuano ad appassionare milioni di cultori in tutte le parti del mondo. "Ho sempre lamentato l'incomprensibilita' dei libretti - spiega la scrittrice al VELINO -. Un problema che adesso e' stato risolto facendo scorrere i sottotitoli a teatro, ma che fino a pochi anni fa impediva alla maggior parte delle persone di capire cose stesse succedendo in scena". Da queste osservazioni e' nato il libro "Papagena, zuccherino mio.
Guida semiseria ai libretti d'opera" (La Zisa), in cui Bobbio ha riscritto a mo' di fiabe alcuni libretti d'opera restando il piu' possibile fedele alla trama. "Ho voluto scrivere racconti divertenti - dichiara -, sdrammatizzando e inserendo scenette umoristiche, ironia e tanti dialoghi specialmente nelle storie piu' tragiche".

A essere prese di mira soprattutto le opere drammatiche di Giuseppe Verdi. "Sono le piu' inconcepibili per logica e psicologia dei personaggi - evidenzia Bobbio -. Hanno trame assurde che solo la musica riesce a sublimare. Se isolassimo il libretto e la trama togliendo la musica, resterebbe un racconto buffo. Sono diversi gli episodi incongruenti da rilevare. Nel 'Trovatore' la zingara protagonista dell'opera, per vendicarsi del potente Conte che le aveva uccisa la madre mandandola sul rogo, si vendica rapendo il figlio piccolo del nobile e lo getta nel fuoco. Pero' si sbaglia e lancia tra le fiamme un altro neonato che stava tenendo in braccio che e' suo figlio.
Uno scambio di bambini che onestamente e' inconcepibile possa accadere". Assurdo, sottolinea Bobbio, anche il finale dell'"Aida". "Lei e Radames sono sepolti nella cripta, mentre di fuori Amneris piange e prega sulla tomba credendo che lui sia morto e invece si sta 'divertendo' pochi metri li' sotto". Ma la scrittrice mette alla berlina anche i personaggi delle opere verdiane. "Spesso sono ridicoli - afferma -. Penso ai comportamenti assurdi di Alfredo Germont de 'La Traviata' o a Radames che pare un pagliaccio se non addirittura un pallone gonfiato. Le donne vincono tranquillamente il confronto perche' fanno migliore figura ed escono meglio dalle trame".

A differenza di Verdi, Mozart difficilmente e' paradossale e assurdo. "I libretti dei lavori mozartiani filano - dichiara Bobbio -. Vi si trovano anche li' situazioni strane e poco normali, ma nel complesso le trame sono piu' logiche rispetto a quelle delle opere drammatiche verdiane. Almeno sono piu' coerenti e questo grazie al librettista Da Ponte". Per la scrittrice, un lavoro "assolutamente perfetto anche dal punto di vista del messaggio filosofico" e' "Il 'Flauto magico". "Ha una trama lineare, non ci sono incongruenze o sbavature - spiega -.
Anche la musica si potrebbe quasi ascoltare in mistico silenzio, in una stanza chiusa, senza vedere nulla. Pero' e' difficile da mettere in scena perche' e' un'opera molto complessa anche dal punto di vista intellettuale". Perche', nonostante queste "stranezze" nelle trame, il melodramma raccoglie da secoli un successo planetario? "E' merito dell'insieme, di quel cocktail di elementi che e' il teatro - risponde Bobbio -. Non bisogna isolare la musica dalle parole e dalla storia, perche' l'opera e' tutto questo e un elemento ha bisogno dell'altro. E infatti presentare, come spesso fanno, un'opera in forma di concerto, cioe' senza costumi, e' un'assurdita' perche' l'opera finisce per essere snaturata.
E' una forma d'arte che va svolta in teatro, o comunque ci deve essere un palcoscenico. Del resto nasce nel '500 con Monteverdi dal 'recitar cantando'. L'insieme di trama, libretto, musica, orchestra e costumi costituiscono l'opera - sottolinea la scrittrice -. Tutto l'assieme crea il fascino dell'opera. E questo fascino riesce a mascherare anche le situazioni piu' incongruenti generate da trame assurde e paradossali". (gat) 111926 DIC 09 NNNN

giovedì 3 dicembre 2009

Arriva in libreria - Anna Mauro, "Stracchiolitudine", Edizioni la Zisa, pp. 128, euro 12


«Accanto al mondo dei potenti e dei conformisti ne esiste un altro parallelo. È il mondo degli invisibili, di tutti coloro che non hanno voce in capitolo, eppure eccedono nei gesti, nella voce, nell’uso delle parole, come a volersi imporre su una società che tende ad ignorarli e che per loro nutre un profondo disprezzo.
Eppure basterebbe ascoltarli, lasciandosi avvolgere dalle atmosfere dei luoghi in cui vivono, storditi dai suoni e inebriati dagli odori, per comprendere quale profonda saggezza possa annidarsi in questi animi.
La consapevolezza dell’essere pedina troppo piccola per influenzare un sistema che sembra non tenere conto della loro esistenza e la saggezza esistenziale che pure riesce ad elevarsi al di sopra della politica e delle convenzioni sociali.
Franca, la “stracchiola”, è una delle invisibili: è la libertà dell’essere, è la voglia di andare oltre, è la voglia di essere altro. È voglia di riscatto.
La stracchiola è babbaluci che vuole fuggire dalla pentola per non fare la tragica fine dei suoi simili: agonizzare e morire lentamente in un soffritto con le corna di fuori.
Bene! Detto così “Stracchiolitudine” sembrerebbe uno di quei libri che se lo leggi e hai la depressione, vai di filato a ricoverarti in una clinica per malattie psichiatriche, oppure uno di quei polpettoni “inchiummusi” che ti spappola i neuroni cerebrali e che ti fa fare due… grandi quanto una casa.
Invece no! La protagonista, Franca è una donna spassosa, esilarante, che ai margini della società non ci vuole stare “manco scannata morta” e che per questo decide, alla pari di politici, assassini e presentatori televisivi, di scrivere il suo libro per averlo pubblicato. Un solo, piccolo neo: è semianalfabeta.
La mattina che la mia fantasia l’ha visualizzata, ho cominciato a sghignazzare sommessamente (erano le prime ore dell’alba e temevo un ricovero coatto), l’ho guardata fissa negli occhi e le ho intimato: Vai Franca, provaci!
Acchiana i muri lisci e niesci! Urla la tua verità. In fondo dici cose che molti vorrebbero dire e non troveranno mai il coraggio di dire.
E ricordati… “È meglio morire con una risata che essere ricacciata nella pentola per finire …sucata!”». (dall'Introduzione di Anna Mauro)
Nata e radicata a Palermo dal lontano 1957, dove vive ed insegna (per la precisione vive a casa sua ed insegna in un liceo cittadino) sostiene di essere l’unica eccezione che conferma la regola “L’ironia è delle persone intelligenti”. Si definisce scriborroica e femminopatica.

lunedì 30 novembre 2009

Palermo 3 dicembre, Presentazione volume "Vincoli d'onore. Storie e uomini di mafia tra New York e Palermo" di Giuseppe Incandela, ed La Zisa



Giovedì 3 dicembre
ore 18,00
Libreria Broadway
di via Rosolino Pilo, 18
a Palermo
presentazione del libro di

Giuseppe Incandela
“Vincoli d’onore. Storie e uomini di mafia tra New York e Palermo”
ed. La Zisa, pp. 180, euro 12
http://www.lazisa.it/

Molte tragiche vicende criminali che nell’ultimo sessantennio hanno occupato le prime pagine dei notiziari non solo nazionali, trovano la loro origine nel rinnovato patto tra la mafia siciliana e quella americana siglato nei primi anni del secondo dopoguerra. Soprattutto il traffico degli stupefacenti, per gli ingenti profitti che esso procura, ha messo in crisi vecchi e consolidati assetti delinquenziali, provocando di conseguenza una lunga catena di omicidi, sia all’interno delle famiglie mafiose, che nei confronti delle componenti istituzionali più determinate nella lotta al crimine organizzato. Di volta in volta, l’alleanza tra le due mafie, nonostante le differenze strutturali che le contraddistinguono, è servita anche di valido supporto nelle fasi critiche che entrambe hanno attraversato. In ultimo, gli USA sono diventati terra di esilio dei boss fuggiti dalla Sicilia all’indomani della guerra scatenata tra i clan negli anni ‘80. Il paventato ritorno degli “scappati” nell’isola sta però determinando un nuovo scontro tra favorevoli e contrari, i cui sviluppi ulteriori al momento attuale non è facile prevedere.

Giuseppe Incandela vanta al suo attivo una lunga esperienza giornalistica iniziata quarant’anni fa sulle colonne del quotidiano palermitano L’Ora, e proseguita con la collaborazione alla sede palermitana dell’Agenzia Radiocor, diretta da Mauro De Mauro, a TVR Sicilia e al VideoGiornale. Attualmente conduce due rubriche sui canali del Centro Televisivo Palermitano. Tra le sue numerose pubblicazioni, si ricordano: Piero Gobetti e la Rivoluzione liberale (1961); I cattolici nella politica italiana dal 1919 al 1924 (1963); La politica delle chiacchiere (1966); Dalle strade alla storia (1966); Sospetti e veleni (1989); Gli anni che sconvolsero Palermo (2004); Il lungo fiume di sangue (2006); Anni Ottanta. Attacco della mafia allo Stato (2007); Morte di un Presidente. Inchiesta sul delitto Mattarella (2009).

I diritti d'autore del libro verranno devoluti all'associazione "Addiopizzo"

mercoledì 18 novembre 2009

In libreria – Daniela Thomas, “Segni di vita”, Prefazione di Franco la Rosa , ed. la Zisa, pp. 160, euro 9,90


Daniela Thomas “ha fatto della lettura […] introspettiva – ha scritto Franco La Rosa nella Prefazione – il suo sottofondo ma nello stesso tempo anche la sua forza; […] ha abitato i meandri di una mente o di un inconscio spesso connotati di chiarezza e anche di incertezze, di propulsioni e di arresti, di fughe e di ritorni – e qui la sua straordinaria autentica umanità – […] da cui ha tratto sempre le essenze più profonde trasformandole in pietre preziose, luccicanti: quelle storie struggenti di una ricchezza e di una soavità profonda e leggera nello stesso tempo che hanno fatto delle sue righe una sorta di illuminazione, una accensione improvvisa, un insight, nel linguaggio della psicologia analitica. Una poesia, dunque, […] per questo mai costruita o artificiosa, mai troppo elaborata, mai siglata […] dalla funzione pensiero solo per compiacere gli altri o per sedurre; solo sussulti, solo nostalgie, solo struggimenti, solo emozioni tra le sue parole”.


Daniela Thomas nasce a Palermo il 21 dicembre 1960, giorno del solstizio d’inverno, proprio quando la notte è più lunga e buia, ma per questo più vicina all’alba di un nuovo giorno. Il padre, Pierre, con una borsa di studio arriva in Sicilia dalla sua terra, la Bretagna, alla fine degli anni ‘50: se ne innamora al punto da sceglierla come paese d’elezione. Coniugare gli opposti – giorno-notte, nord-sud, madre-padre, cielo-terra… – in un’alchimia esistenziale diventa così il filo che si dipana, come attraverso un labirinto, nella vita di Daniela, che ancora oggi ne segue l’affascinante percorso. Vive nella campagna di Monreale, tra una casa in muratura e una casetta in legno adagiata in mezzo a un giardino di agrumi e melograni, dove – fra animali e sculture – trasfonde a bambini e ragazzi l’arte dello studio.

martedì 10 novembre 2009

Giuseppe Incandela, "Vincoli d’onore. Storie e uomini di mafia tra New York e Palermo”, ed. La Zisa, pp. 180, euro 12


Molte tragiche vicende criminali che nell’ultimo sessantennio hanno occupato le prime pagine dei notiziari non solo nazionali, trovano la loro origine nel rinnovato patto tra la mafia siciliana e quella americana siglato nei primi anni del secondo dopoguerra. Soprattutto il traffico degli stupefacenti, per gli ingenti profitti che esso procura, ha messo in crisi vecchi e consolidati assetti delinquenziali, provocando di conseguenza una lunga catena di omicidi, sia all’interno delle famiglie mafiose, che nei confronti delle componenti istituzionali più determinate nella lotta al crimine organizzato. Di volta in volta, l’alleanza tra le due mafie, nonostante le differenze strutturali che le contraddistinguono, è servita anche di valido supporto nelle fasi critiche che entrambe hanno attraversato. In ultimo, gli USA sono diventati terra di esilio dei boss fuggiti dalla Sicilia all’indomani della guerra scatenata tra i clan negli anni ‘80. Il paventato ritorno degli “scappati” nell’isola sta però determinando un nuovo scontro tra favorevoli e contrari, i cui sviluppi ulteriori al momento attuale non è facile prevedere.

Giuseppe Incandela vanta al suo attivo una lunga esperienza giornalistica iniziata quarant’anni fa sulle colonne del quotidiano palermitano L’Ora, e proseguita con la collaborazione alla sede palermitana dell’Agenzia Radiocor, diretta da Mauro De Mauro, a TVR Sicilia e al VideoGiornale. Attualmente conduce due rubriche sui canali del Centro Televisivo Palermitano. Tra le sue numerose pubblicazioni, si ricordano: Piero Gobetti e la Rivoluzione liberale (1961); I cattolici nella politica italiana dal 1919 al 1924 (1963); La politica delle chiacchiere (1966); Dalle strade alla storia (1966); Sospetti e veleni (1989); Gli anni che sconvolsero Palermo (2004); Il lungo fiume di sangue (2006); Anni Ottanta. Attacco della mafia allo Stato (2007); Morte di un Presidente. Inchiesta sul delitto Mattarella (2009).

giovedì 5 novembre 2009

Palermo 6 novembre, Margherita Hack presenta il volume “Lucean le stelle. Cenni di storia dell’astronomia di Sicilia”, ed. La Zisa


Palermo 6 novembre, Margherita Hack presenta il volume “Lucean le stelle. Cenni di storia dell’astronomia di Sicilia”, Prefazione di Margherita Hack, (ed. La Zisa, pp. 224, euro 16)

Ore 17,30 La professoressa Hack presenterà il volume di Pippo Battaglia presso la libreria "Fetrinelli" di via Cavour n. 133 (tel. 091.781291 - fax. 091.320807).
Ore 21,00 L’illustre cattedratico consegnerà la targa “Giuseppe Piazzi” per la divulgazione scientifica al prof. Sebastiano Tusa. Nell’ambito delle stessa serata, dopo la presentazione del giornalista Davide Romano del volume di Pippo Battaglia, la Hack terrà una conferenza dal titolo: “Gli asteroidi e la scoperta del primo asteroide Cerere”. L'iniziativa avrà luogo presso l'Auditiorium della Rai Sicilia di viale Strasburgo, 19.

Il libro: “Lucean le stelle. Cenni di storia dell’astronomia di Sicilia”, Prefazione di Margherita Hack, (ed. La Zisa, pp. 224, euro 16)
A partire dal VI-V sec. a.C. sono stati numerosi gli scienziati siciliani che hanno dato un contributo notevolissimo alla conoscenza dell’universo, non di rado anticipando, con geniali intuizioni, ciò che successivamente è stato verificato con il supporto di apparecchi sofisticati. Basterebbe citare i nomi di Empedocle e Archimede per il mondo antico, e di G. Battista Hodierna per l’età moderna. Insieme ai nativi, altri astronomi italiani, chiamati a lavorare in Sicilia, come per es. Giuseppe Piazzi, hanno creato strutture, redatto progetti di ricerca e formato allievi di prim’ordine, segnando tappe fondamentali per la comprensione del cosmo. Tanto da poter affermare che, dalla fine del ‘700, esiste ed opera con continuità una scuola siciliana non inferiore a quelle operanti in altre parti d’Italia e nel mondo intero. Negli ultimi decenni il ruolo degli astrofisici siciliani è stato determinante nello studio dei raggi X e gamma in astronomia, in particolare sotto la guida e per impulso di eminenti personalità come Giuseppe Vaiana e Livio Scarsi. Il libro di Pippo Battaglia racconta, con un linguaggio chiaro, appassionante e puntuale, questa storia millenaria che fa onore all’intero popolo siciliano.

L'autore: Pippo Battaglia, giornalista, scrittore, nel 1993 ha fondato a Palermo la «Targa Giuseppe Piazzi», un premio internazionale per la ricerca e la divulgazione scientifica, di cui è presidente del Comitato Scientifico. Tra le diverse pubblicazioni, si ricordano: L’idea del Tempo (con Margherita Hack), Utet, Torino 2005 L’intelligenza Artificiale, Utet, Torino 2006; Leoluca Orlando racconta la mafia, Utet, Torino 2007; Orlando erzahtl die mafie, Herder Werlag, Freiburg 2008; C’è vita nell’universo (con Walter Ferreri), Lindau, Torino 2008.


Margherita Hack (Firenze, 12 giugno 1922) è un'astrofisica e divulgatrice scientifica italiana. Dopo aver compiuto gli studi presso il Liceo Classico "Galileo" di Firenze, si è laureata in fisica nel 1945 con una tesi di astrofisica sulle Cefeidi, realizzata sempre a Firenze presso l'osservatorio di Arcetri.
È stata professoressa ordinaria di astronomia dal 1964 al 1997 all'Università di Trieste, dove poi è passata nel ruolo di professore emerito dal 1998. Ha diretto l'Osservatorio Astronomico di Trieste dal 1964 al 1987, portandolo a rinomanza internazionale.
Membro delle più prestigiose società fisiche e astronomiche, Margherita Hack è stata anche direttore del Dipartimento di Astronomia dell'Università di Trieste dal 1985 al 1991 e dal 1994 al 1997. È un membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei (socio nazionale nella classe di scienze fisiche matematiche e naturali; categoria seconda: astronomia, geodesia, geofisica e applicazioni; sezione A: Astronomia e applicazioni). Ha lavorato presso numerosi osservatori americani ed europei ed è stata per lungo tempo membro dei gruppi di lavoro dell'ESA e della NASA. In Italia, con un'intensa opera di promozione, ha ottenuto che la comunità astronomica italiana espandesse la sua attività nell'utilizzo di vari satelliti giungendo ad un livello di rinomanza internazionale.
Ha pubblicato oltre 250 lavori originali su riviste internazionali e numerosi libri sia divulgativi sia di livello universitario. Nel 1994 ha ricevuto la Targa Giuseppe Piazzi per la ricerca scientifica. Nel 1995 ha ricevuto il Premio Internazionale Cortina Ulisse per la divulgazione scientifica.
Margherita Hack nel 1978 fondò la rivista bimensile L'Astronomia il cui primo numero vide la luce nel novembre del 1979; successivamente, insieme con Corrado Lamberti, diresse la rivista di divulgazione scientifica e di cultura astronomica Le Stelle.
In segno di apprezzamento per il suo importante contributo, le è stato anche intitolato l'asteroide 8558 Hack.

venerdì 30 ottobre 2009

In libreria - “I campieri di Cristo” di Nonuccio Anselmo (Ed. La Zisa - pp.192 - euro 13,00)


Il romanzo - come gli altri due precedenti dello stesso autore ('Farmacia Bisagna' e 'I leoni d'oro') - si nutre delle suggestioni della provincia, di un altro mondo al crepuscolo, quello della fine degli anni Cinquanta del Novecento, che sta per essere cancellato dal boom economico e dal benessere. Sono comunque ancora anni duri, in cui - pur se ormai lontani - non sono stati dimenticati le lotte per la terra con l'occupazione dei feudi e il sangue dei capipopolo assassinati dalla mafia e dal potere rurale. Un potere che si identifica ancora nei nobili 'feudatari'. E sono proprio loro, in questo paesino annegato nel feudo, a gestire anche i riti della Passione e del Venerdi' santo, affidati alla loro confraternita, la compagnia dei Bianchi della Maddalena. In altri termini, sono anche i padroni di Cristo, della statua che ogni anno si va ad appendere alla croce, che non puo' essere toccata dai componenti delle altre confraternite di braccianti e artigiani. Cosi' si accende un altro scontro, perche' - sostengono questi ultimi - Cristo e' di tutti. Scontro che si concludera' con il 'furto' del Cristo da parte dei 'Rossi', i piu' accesi antagonisti dei 'Bianchi'. (Ansa)
Nonuccio Anselmo, giornalista professionista, dal 1971 ha legato la sua attività al Giornale di Sicilia, dove è stato redattore capo. Ha scritto diversi saggi di storia e di folklore e i romanzi Farmacia Bisagna (Palermo, 2000) e I leoni d’oro (Palermo, 2004).

lunedì 24 agosto 2009

In libreria - Alessandrina De Rubeis, LA CITTÀ NEL CUORE, La Zisa, pp. 64 euro 10,00


Il libro: La «Città nel cuore» è una silloge di poesie dedicate alla città di Palermo e ad altre località limitrofe. Essa rappresenta il diario di tre diverse età della vita della protagonista, divisa tra il paese di origine, nel tessuto familiare, e la Sicilia, nella condizione di ospite della famiglia materna. I componimenti si suddividono in tre sezioni corrispondenti alla fanciullezza, all’adolescenza, alla maturità. Nella prima, che comprende nove poesie, sono evidenti esperienze ed emozioni del viaggio al Sud e della permanenza nella città di Palermo. Chiude la sezione la poesia Un amico vero che, insieme con Viaggio al Sud, parla del distacco forzato dagli affetti, dell’ansia per l’ignoto e della capacità di adattamento, propria dei bambini, anche alle situazioni di sofferenza. Significativi in tal senso sono i versi di Viaggio al Sud:I pensieri / si affollavano nella mente / come gli scompartimenti / di quel treno / a ogni stazione. E ancora: Bello il Sud / misterioso e profondo / come due occhi tristi. Negli ultimi versi di Un amico vero: Tenero piccolo ciuchino / solo il tuo era un ostinato bene si ha la proiezione dei sentimenti della bambina nell’amico ciuchino, entrambi accomunati dall’ostinazione nel ricercare affetto. Nella stessa poesia si ritrova anche l’esigenza di una situazione stabile che, tuttavia, svanisce ogni qualvolta gli adulti decidono il cambio di scena: le sirene emisero il canto / e fu per me tempo di ripartire. Nella sezione, contrassegnata da due eventi ben precisi, l’arrivo in città e la partenza da essa, si trovano poesie nelle quali sono descritti il tessuto sociale del tempo e il susseguirsi di figure rappresentative del luogo, insieme con le tradizioni, i costumi e i lavori dell’antico e popoloso quartiere dell’Albergheria, il cuore della città di Palermo.Su tutto e tutti si staglia la figura dello Zù Pe’, il nonno, nella sua umile condizione sociale che, ricevendo dalla nipote ammirazione e affetto, ritrova il riscatto personale e si prodiga nell’ insegnamento delle usanze e della lingua siciliana. La seconda sezione, che comprende diciassette poesie, inizia con Pallavicino 1957, dedicata alla compagna di banco che viene colpita dalla tragedia della sparizione del padre e del suo drammatico ritrovamento dopo lunghe ricerche. Il motivo della sofferenza, che accomuna le due compagne, raggiunge il suo apice quando nella famiglia della protagonista nasce l’ultimogenito. E ne Il dono dei morti, prendendo spunto dal regalo ricevuto, ma non desiderato, hanno libero sfogo la nostalgia per il paese lontano e il desiderio di ritornare a casa, desiderio che viene stroncato quando si convince che il posto da lei lasciato vuoto è stato rimpiazzato. Nei versi: – e origliò, trattenendo il respiro, ascoltò una nenia nuova e una culla / poi più nulla/ e decise di partire – c’è la determinazione a troncare col passato e a volersi stabilire definitivamente a Palermo.Tutta la sezione è dominata dalla città e dal magico intreccio di architetture, vegetazione e vissuto: dalle zone della Cattedrale e di Villa Bonanno, percorse ogni giorno a piedi per la frequentazione della scuola media, al monte Pellegrino, a Mondello, alla Favorita e al Villaggio Ruffini coi verdi e rigogliosi orti di Partanna. Sono questi gli anni delle Zàgare, delle gite estive nei luoghi suggestivi e storici della Sicilia, dello stare insieme con gli amici, delle lunghe passeggiate in bicicletta, della riflessione sui mali che affliggono la popolazione e sulle paure ad essi connesse. Nelle poesie Su Montelepre, Calatafimi 1960, Rossa Terra sono espressi i temi sociali, già evidenziati nella prima poesia della silloge, Viaggio al Sud. Solo dagli orti ancora d’oro può essere alimentata la speranza di vedere arrestata la cementificazione selvaggia e, con essa, l’illegalità. Palermo fortunatamente è anche altro e col suo fascino è divenuta ormai la sua città.Il passato, purtroppo, è in agguato e nella poesia La città nel cuore c’è come un presentimento: Quella città abitava il suo cuore / come una casa bifamiliare. Due famiglie! E quando, facendo appello ai propri diritti, quella d’origine impone il rientro definitivo a casa, i ritorni in Sicilia diventano sporadici e i soggiorni brevi. Nella terza sezione di dieci poesie, Il viaggio, uno degli ultimi, riaccende tutte le emozioni e lascia libero sfogo all’amore profondo che riesce a vedere nel mare il cielo, negli aranceti il sole: il cielo appare capovolto / sceso è anche il sole / e bacia la terra di Sicilia. E il sole, che in Villa Bonanno “giocava con lei a nascondino” e “la vedeva crescere tra luci e ombre”, è nuovamente suo complice nel bacio di entrambi alla terra che più amano. Molti affetti non sono più, ma dalle fotografie sulle tombe riaffiorano i ricordi, nitidi, indelebili. Il tempo non ha guarito le ferite dell’ennesimo distacco, sicché esse cercano rifugio tra gli oggetti antichi e polverosi di via Papireto, u Papiritu, il mercato delle pulci: essere una pulce per rimanere tra le cose di una volta protetta dal colore scuro / che sapientemente ripara / dalle aggressive tonalità del moderno.Nelle ultime poesie si percepiscono chiaramente la forza di un legame che non può avere mai fine e il desiderio di voler portare all’infinito colori, profumi e sapori di Sicilia.


L’autrice: Alessandrina De Rubeis ha pubblicato poesie in varie raccolte antologiche. Per l’Aletti Editore di Guidonia (Rm) è inserita in Antologia, vol. III, giugno 2003; Enciclopedia I Edizione, dicembre 2003; Antologia, giugno, luglio e dicembre 2004; Antologia, dicembre 2005. Per l’Associazione “Poesie tra le note” di Supino (Fr) è inserita nelle Raccolte tematiche della 2a-3a-4a- 5a Rassegna (2004, 2005, 2006, 2007). Per il Premio Nazionale di Poesia “Quadrifoglio” Città di Pontecorvo (Fr) è inserita nelle raccolte antologiche del 2004 e 2005. Per il Premio Internazionale di Poesia Riviera di Ulisse “Memorial Gennaro Sparagna” di Minturno (Lt) è inserita nelle Antologie delle poesie finaliste del 2006 e 2007. Ha vinto il 3° premio nel 2004 e il 1° premio nel 2005 partecipando al Concorso Poetico a tema per la Festa del Ss.mo Crocifisso di Isola del Liri (Fr). Ha ricevuto la “menzione speciale” nel I Concorso di Poesie “Isidoro Fogazzo e Giuseppe Grasso” indetto nel 2002 dalla U.T.E.E. e dal Liceo Scientifico Benedetto Croce di Palermo. Ha pubblicato articoli di storia sulla rivista di Storia del Lazio Meridionale “Studi Cassinati” e articoli su tradizioni e antichi mestieri sul periodico “Il Cronista” di Piedimonte San Germano (Fr). Per conto dell’Istituto di Storia del Risorgimento Italiano, Comitato Provinciale di Frosinone, ha pubblicato nel 2005 “Scuola e Istruzione in Valle di Comino nel XIX secolo”. Vive a San Donato Val di Comino (FR), dove insegna.

mercoledì 29 luglio 2009

Adriana Piazza, "Il tempo leggendario", Ed. La Zisa, Palermo, pagg. 144, euro 10


"Il tempo leggendario", è il ritratto di un'epoca, di un clima intellettuale di una generazione. L'epoca è la Belle Époque palermitana, un momento tra i più affascinanti e fastosi del capoluogo siciliano, ma anche colmo di pregiudizi, di inutile decoro borghese, di falsi valori, avidità, ipocrisia, egoismi. L'autrice descrive con olimpica imparzialità la storia di una famiglia vista con gli occhi di una bambina: è dunque la storia di un' infanzia e un'adolescenza analizzate con rara penetrazione psicologica, nonché l'immagine di una formazione intellettuale e morale. Assai presto, infatti, la piccola protagonista comincia a sentire i primi dubbi, comincia a intravedere i pregiudizi meschini, che si celano sotto la lucida superficie del mondo dorato della Belle Époque. Ma il processo di liberazione avverrà al prezzo di dolorose lacerazioni, nell'alternarsi di delusioni al contatto del mondo esterno e di dispiaceri familiari tra cui basti ricordare l'esperienza delle sorelle che lottano per strapparsi ai vincoli della società del tempo, e la tragica sorte di Franz, l'adorato fratello che è tra i personaggi più toccanti del libro. Infine, nelle pagine conclusive del romanzo, una revisione sentimentale, anch'essa dolorosa, condurrà la giovanissima protagonista alle soglie dell'età adulta.


Adriana Piazza è nata a Palermo dove ha insegnato Lingua e letteratura francese nelle scuole medie superiori. Ha pubblicato testi scolastici dedicati alle problematiche del turismo e della civiltà francese (D'Anna - Firenze) e il romanzo «L'inflessibile voglia di Marie», sua prima opera di narrativa, oltre a numerosi racconti. Nel 2001 ha vinto il primo premio del concorso nazionale letterario «Il racconto breve – Nuccio Raffa». Successivamente, ha vinto diversi premi del concorso letterario Città di Avellino. Ha collaborato al mensile «Sicilia nell'arte e nella letteratura».