PARTITO di lotta e, nello stesso tempo, di governo. Grazie a quest' ambiguità di fondo, la Lega Nord ha costruito la sua fortuna politica, non senza una buona dose di furbizia e populismo. Ma ci sono altri aspetti che stanno alla base del potere del partito politico fondato da Umberto Bossi nel 1989: zone d' ombra su cui riflettono Fabio Bonasera e Davide Romano, nel libro Inganno padano. La vera storia della Lega Nord ", un' inchiesta che svela le trame nascoste che avrebbero dato vita al Carroccio, facendone poi un partito consolidato nelle istituzioni. Già nella premessa gli evidenziano la natura anticostituzionale che sta all' origine del partito leghista. Il primo articolo dello statuto lo dice chiaro e tondo: «Il Movimento politico denominato Lega Nord ha per finalità il conseguimento dell' indipendenza della Padania e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica federale indipendente e sovrana». Queste basi sarebbero già sufficienti a mettere fuori legge le "camice verdi": qualunque movimento politico miri alla creazione di uno Stato autonomo all' interno della Repubblica italiana, dovrebbe essere perseguito penalmente. Il libro, che vanta la prefazione di Furio Colombo, ricostruisce tutta la storia leghista, dalle origini militanti di movimento di lotta alla sua consacrazione di partito di governo, raccogliendo le testimonianze scomode di chi, deluso, ha lasciato il Carroccio dopo la sua metamorfosi istituzionale.
mercoledì 1 giugno 2011
OSSERVATORIO A SUD SULLA LEGA NORD
PARTITO di lotta e, nello stesso tempo, di governo. Grazie a quest' ambiguità di fondo, la Lega Nord ha costruito la sua fortuna politica, non senza una buona dose di furbizia e populismo. Ma ci sono altri aspetti che stanno alla base del potere del partito politico fondato da Umberto Bossi nel 1989: zone d' ombra su cui riflettono Fabio Bonasera e Davide Romano, nel libro Inganno padano. La vera storia della Lega Nord ", un' inchiesta che svela le trame nascoste che avrebbero dato vita al Carroccio, facendone poi un partito consolidato nelle istituzioni. Già nella premessa gli evidenziano la natura anticostituzionale che sta all' origine del partito leghista. Il primo articolo dello statuto lo dice chiaro e tondo: «Il Movimento politico denominato Lega Nord ha per finalità il conseguimento dell' indipendenza della Padania e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica federale indipendente e sovrana». Queste basi sarebbero già sufficienti a mettere fuori legge le "camice verdi": qualunque movimento politico miri alla creazione di uno Stato autonomo all' interno della Repubblica italiana, dovrebbe essere perseguito penalmente. Il libro, che vanta la prefazione di Furio Colombo, ricostruisce tutta la storia leghista, dalle origini militanti di movimento di lotta alla sua consacrazione di partito di governo, raccogliendo le testimonianze scomode di chi, deluso, ha lasciato il Carroccio dopo la sua metamorfosi istituzionale.
giovedì 24 febbraio 2011
“I valdesi tra Valli e Sicilia”

di Giorgio Tourn (Riforma, 22 febbraio 2011)
All’editore La Zisa di Palermo si deve la ristampa di un volume di Teodoro Balma, Il popolo della Bibbia, storia e martirio dei Valdesi, pubblicato da Corbaccio nel 1933, rifacimento di un precedente opuscolo apparso da Sonzogno nel 1929. Il volume costituisce un interessante documento della pubblicistica valdese in epoca fascista, dopo il Concordato. L’impianto è quello tradizionale, come il testo di E. Comba di quegli anni si ferma al 1848.
L’autore, Teodoro Balma, era allora pastore a Catania dove restò sino al 1946. Italo Pons nell’Introduzione, ne dà un ritratto felice, ispirato anche alla simpatia che nasce dall’aver curato la comunità catanese; personalità versatile, comunicatore nato, non casuale il suo interesse per il teatro e il giornalismo, occupò un posto tutto suo nel piccolo mondo valdese del ventennio con le sue iniziative, anche editoriali.
Può dunque essere motivo di interesse rileggere queste pagine a distanza di tempo: lo è assai più, però, analizzare questa ristampa; oltre al testo di Balma e alle pagine di Pons, essa consta infatti di una prefazione di Antonio Di Grado e delle note conclusive di Maurizio Rizzi, testi brevi ma densi di pensiero. Iniziamo da quest’ultimo; l’editore gli ha affidato il compito di redigere un sesto capitolo che, concludendo il testo di Balma, giunga al giorni nostri. Lo assolve fornendo i dati essenziali, il giudizio sui valdesi di Torre Pellice è forse un tantino eccessivo (la cittadinanza onoraria a Mussolini la diede il comune di Torre Pellice); significativo però è il fatto che il nostro autore si interroghi con partecipe riflessione sull’oggi; egli si aspetta che la Chiesa valdese «sappia coniugare la futura “Città di Dio” e la futura “Città dell’Uomo”», sappia pensare «a nuovi strumenti di comunicazione» laddove invece «ha ritardi culturali notevoli»; che sappia pensarsi «come chiesa del terzo millennio facendosi carico di problemi di natura planetaria», e divenire cioè «pienamente italiana». Non si può che concordare ma come tradurre in termini operativi questo auspicio? Il pensiero corre a formazioni politiche odierne, i cui enunciati programmatici sono raramente calati nel concreto.
Neppure Di Grado lo dice, se non enunciando il paradosso della fede che evoca a ragione, ricordando che non si trapianta la purezza dei valori, l’Evangelo, nell’impurità dei luoghi, cioè nella storia, se non nel sola fide. Ciò che colpisce però nel testo è lo sguardo con cui legge Catania, e ciò che si profila dietro di lei: la Sicilia di Bonavia, ma anche di Brancati e Sciascia, la sfinge con cui si misurano coloro che giungono «dai cieli limpidi delle Valli». E la chiave dell’operazione di cui discorriamo – la ristampa di Balma e i testi che l’accompagnano – sta probabilmente nella percezione di un valdismo siciliano, percepito, intuito, sognato? La sua polarità radicale rispetto a un valdismo nordico è evidente, ed è evidente una sua identità forte; proprio per questo è affascinante ipotizzare un confronto. E leggerli in una dialettica, come non si ha in nessuna altra regione d’Italia.
È casuale che in questo febbraio valdese si stampi e ristampi storia, ci si interroghi cioè sull’identità a Torre Pellice e Palermo?
T. Balma, Il popolo della Bibbia. Storia e martirio dei Valdesi, a c. di Italo Pons, prefaz. di Antonio Di Grado, nota di Maurizio Rizza, La Zisa, Palermo, 2011, pp. 256, euro 16, 00.
martedì 30 novembre 2010
Narrativa: “ALIENI METROPOLITANI” di AMELIA CRISANTINO
GIUSEPPE MAZZONE
“L'ultima notte prima della fine del mondo”
Edizioni La Zisa
Pagine 122
Euro 9,90
venerdì 19 novembre 2010
Una bella recensione del volume di Anna Maria Bruno “La scuola è finita” (Ed. la Zisa)
"Se la scuola è piena di colleghi serpenti" di Giancarlo Macaluso
(Giornale di Sicilia, 18 novembre 2010)
Che la scuola sia un luogo di tensioni, piccolo specchio dove si riflettono i vizi e le virtù di un Paese, microcosmo che contiene debolezze e cattiverie, slanci di generosità e cupi rancori, ciascuno di noi lo sa perché è stato studente. Ma se a dare una sbirciatina alle stanze dove il Tricolore sventola a tutela del sapere da trasmettere alle nuove generazioni è una professoressa… le cose cambiano. Spesso in peggio.
Ne esce fuori il ritratto, con tratti surreali, di una istituzione compromessa da troppe invidie, da rendite di posizione non sostenibili, da piccate reazioni e sgambetti che, alla fine, non fanno altro che danneggiare gli alunni, già disastrati di loro. Se a tutto questo aggiungete una secchiata di ironia e un ritmo serrato avrete fra le mani una bella storia come quella scritta da Anna Maria Bruno ("La scuola è finita", pp. 136, Edizioni La Zisa) che oggi pomeriggio alle 18 sarà presentata al Collegio dei Filippini di Agrigento con interventi di Massimo Muglia, Gianni Nanfa (che firma la prefazione del romanzo) ed Egidio Terrana.
La Bruno è una prof, insegna in un liceo. Il suo alter ego romanzesco è Chiara, docente che rimane avviluppata negli esami di stato da cui voleva tirarsi indietro, ma che poi accetta perché non se la sente di dire no alle sue alunne proprio nello snodo fondamentale del curriculum scolastico.
Da quel momento, tuttavia, ne accadono di tutti i colori. I membri esterni che con sadico attivismo tendono a mortificare gli sforzi degli studentelli alla prova finale, colleghi che si atteggiano a sapientoni. E la solidarietà che dalla parte opposta scatta come un meccanismo di salutare compensazione. Fra battute di spirito, situazioni paradossali, travasi di bile e qualche sorriso in soccorso dei momenti di più alta tensione quando proprio verrebbe da dire che la scuola è proprio finita. (‘GIMA’)
venerdì 5 novembre 2010
IL KILLER BUDDISTA di Amelia Crisantino (La Repubblica, domenica 31 ottobre 2010)
ALESSANDRO CITARRELLA FIORE, “I ribelli della luna”, Edizioni La Zisa, Pagine 90, Euro 8
STORIA di killer, prostitute e racket a Palermo: ma niente stereotipi, scrittura molto consapevole e controllata, atmosfera pulp e ironica al punto giusto. Ne “I ribelli della luna” di Alessandro Citarrella Fiore, la capacità di usare violenza senza starci tanto a pensare ,è il primo dei requisiti richiesti: protagonista – voce narrante è un killer alla Tarantino, che pratica la musica e ama la letteratura. Svelto di mano, insensibile solo all'apparenza, il killer Ax s'è innamorato di una prostituta di colore. Lei sta accumulando i quattrini necessari a riscattare la sua libertà, lui passa a salutarla prima di andare al lavoro. Come un qualsiasi bravo ragazzo. Al momento va ad ammazzare un paio dei nemici del suo capo, ma nel tempo libero è un non violento persino un po' buddista: il suo più grande desiderio è aiutare gli altri, fare sempre "la cosa giusta". Ax sente di essere solo uno che vive in un mondo violento, uno che vuole fare bene il suo lavoro. A tempo perso "protegge" un paio di ragazze, ma non vorrebbe mai essere uno sfruttatore. Solo, lui le protegge dai pericoli della strada. Qualche piccola guerra di mafia diventa un elettrico confronto fra gang rivali, quasi una partita a flipper veloce e tutta giocata sul filo del rasoio. Il Grande Capo si chiama 'u Panzuni, sentimentale e spietato si avvia a diventare il re della malavita palermitana. La sua scalata costerà molte vite ma, dice Ax, «ogni guerra ha i suoi eroi».
lunedì 1 novembre 2010
"La verità sul 2012” di Walter Ferreri (La Zisa). Recensione di Massimiliano Razzano (“le Stelle”, novembre 2010 – n. 89)
Davvero nel 2012 finirà il mondo come hanno previsto i Maya? Alzi la mano chi non ha sentito questa domanda almeno una volta. Chiariamo subito dicendo che non ci sono prove scientifiche di una catastrofe planetaria nel 2012. Inoltre, secondo quanto ci insegnano gli archeologi, i Maya non si sono mai sognati di far finire il mondo nel 2012 (v. Le Stelle n. 79, pp. 32-36). Tutto il fracasso mediatico intorno al fatidico anno 2012 non è altro che l'ennesima colossale bufala, come ci racconta Walter Ferreri nel suo nuovo libro.
Dove nasce la convinzione che la fine del mondo debba avvenire nel 2012, per la precisione il 21 dicembre? Senza dubbio l'idea di un "giorno del giudizio" è molto antica e se ne trovano tracce in molte civiltà, da quella ebraica fino alle varie previsioni funeste che circolavano nel Medioevo. Molti conoscono il celebre detto "Mille e non più Mille", creato allo scadere del primo millennio e riproposto molto più recentemente nel 1999. Per fortuna siamo ancora qui, alle prese con la prossima imminente fine del mondo, almeno secondo le previsioni di nuove teorie pseudoscientifiche. L'idea del 2012 nasce a metà degli anni '70, quanto lo scrittore Frank Waters notò in uno dei suoi romanzi che nel 2012 finiva un ciclo del calendario Maya chiamato baktun 13. Un baktun dura poco più di 394 anni, e al suo termine il calendario Maya mostra una stringa di zeri, come un contachilometri dopo una sfilza di nove. Negli anni successivi il baktun 13 è stato collegato a vari fenomeni, dagli allineamenti planetari all'incontro con una pioggia di corpi cometari. Libro dopo libro, anno dopo anno, la verità storica sul calendario Maya è stata quindi distorta e associata agli scenari catastrofici più improbabili, falsi ma che fanno vendere un sacco di libri. Nella prima parte del libro l'autore passa in rassegna tutti gli aspetti "astronomici" di questa ennesima profezia di catastrofe. Tra allineamenti cosmici, calendario Maya e quartine di Nostradamus, che non poteva di certo mancare in questa galleria delle bufale, l'autore ci mostra quali sono davvero gli eventi astronomici del 2012. Fra cui troviamo un transito di Venere sul disco del Sole i16 giugno, un'opposizione di Marte il 3 marzo e una "Blue Moon" nel mese di agosto. "Blue Moon" non significa che la Luna diventa blu, ma è solamente un modo di dire americano per definire la seconda Luna Piena nello stesso mese. Si parla, insomma, di eventi astronomici molto interessanti ma di certo non catastrofici.
In realtà i problemi di cui dovremo preoccuparci sono ben altri, perché il cosmo può essere ben, più minaccioso e imprevedibile. Il nostro pianeta potrebbe essere colpito ad esempio da una cometa o da un asteroide. Per farci un'idea dell'impatto di una cometa possiamo ricordare l'evento Tunguska, che il mattino del 30 giugno 1908 devastò 60 km2 di taiga siberiana. Parlando di asteroidi, ricordiamo che uno di essi potrebbe aver causato l'estinzione dei dinosauri circa 65 milioni di anni fa. Guardando al futuro, appare minaccioso l'incontro con l'asteroide Apophis nel 2036, sebbene le probabilità di un impatto siano veramente minime. Sicuramente la comunità internazionale seguirà il percorso di Apophis nella sua orbita, e il tempo a disposizione ci fa pensare che saremo in grado di combattere questa eventuale minaccia futura. Vi sono poi eventi improvvisi e non prevedibili, come l'esplosione di una supernova, che sarebbe letale se esplodesse entro circa 60 anni luce di distanza da noi. Al momento non conosciamo stelle così vicine pronte a esplodere, ma dobbiamo comunque ricordarci che nell'Universo possono esserci esplosioni ben più potenti, come i famosi lampi gamma, che potrebbero diventare molto pericolosi in caso di esplosioni ravvicinate. Parlando di catastrofi globali, non dobbiamo dimenticare le minacce dal sottosuolo, come terremoti ed enormi eruzioni. A questo proposito basta ricordare che il Parco Naturale di Yellowstone si trova al di sopra di un'immensa caldera vulcanica di circa 70 km di diametro. Sono proprio queste minacce cosmiche l'argomento della seconda parte del libro, che passa in rassegna le attuali conoscenze scientifiche su quella che potrebbe davvero essere la fine del mondo ma non nel 2012 bensì in un remoto futuro.
Walter Ferreri è ben noto ai nostri lettori e non ha certo bisogno di presentazioni. Astronomo dell'Osservatorio di Pino Torinese e consulente scientifico di "Nuovo Orione", la rivista "cugina" de Le Stelle, svolge da anni un'attività divulgativa di primo piano. Con questo nuovo libro Ferreri ci regala un esempio della sua capacità di divulgatore, utilizzando il 2012 come spunto per raccontarci temi scientifici di grande interesse come le catastrofi planetarie di origine astronomica. Una lettura sicuramente piacevole, con la quale potremo rassicurare amici e parenti terrorizzati dal 2012. E magari farli riflettere sulle reali catastrofi cosmiche che minacciano il nostro piccolo pianeta azzurro.
lunedì 6 settembre 2010
“Il maestro del sonno eterno” (La Zisa), recensione di Davide Romano
mercoledì 1 settembre 2010
“UN MISCELINO PER ROSA”, EDIZIONI LA ZISA
martedì 31 agosto 2010
“LA GRANDE CRISI DEL ’29 (LA ZISA), recensione di Davide Romano
lunedì 23 agosto 2010
“QUANDO LA NOTTE SOGNAVAMO BRIGITTE BARDOT (LA ZISA)” di Davide Romano
martedì 9 marzo 2010
L'IMBALSAMATORE CHE FINI' IN UN MUCCHIO DI CENERE. UN LIBRO DELLE EDIZIONI LA ZISA NE RACCONTA LA STRAORDINARIA VICENDA UMANA

(LA STAMPA - VENERDÌ 5 MARZO 2010)
L'IMBALSAMATORE CHE FINI' IN UN MUCCHIO DI CENERE
di LAURA ANELLO - PALERMO
Nella città che ha generato Cagliostro, il mago della truffa e dell'impostura, molti dubitavano che quella bambina addormentata da novant'anni fosse di carne e di ossa. È di cera, è una bambola, è una replica recente, è frutto di un incantesimo, peggio, di una diavoleria. Tutto si è scritto su Rosalia, l'ospite più celebre delle catacombe dei Cappuccini di Palermo, dove centinaia di corpi sono esposti a sfidare titanicamente il tempo e i suoi sfregi. L'incursione più choccante e profonda nella sicilianità che odora di muffe, di incenso e di morte.
E invece Rosalia Lombardo, spirata i16 dicembre 1920, una settimana prima di compiere due anni, è «la più bella mummia del mondo, superiore a quelle di Lenin e di Evita Peron, un capolavoro assoluto». Parola di Dario Piombino-Mascali, il ricercatore dell'Istituto Eurac di Bolzano che ha appena portato alla luce la storia del suo autore - Alfredo Salafia, classe 1869 - e i segreti del suo «Fluido della Perfezione», finora sconosciuto. Non un prodigio, ma una miscela di glicerina, formalina, zinco, alcol saturo di acido salicilico.
La storia l'aveva dimenticato, Dario Piombino-Mascali l'ha disseppellito, interpellando i pronipoti, mettendo le mani sulle sue memorie incompiute (titolo: «Nuovo metodo speciale per la conservazione del cadavere umano allo stato permanentemente fresco»), seguendone la storia fino alla tomba. Gli esiti della ricerca sono finiti in un libretto agile e a tratti sbalorditivo, “Il maestro del sonno eterno” (Edizioni La Zisa), tributo a un uomo che ha dedicato la sua vita alla «consuetudine gentile di tramandare alla posterità intatte le sembianze dei nostri più cari».
Uno scienziato (anche se i suoi studi di chimica e anatomia furono da autodidatta), ma anche un artista. Il suo momento di gloria con la «rimessa in forma» del cadavere dello statista siciliano Francesco Crispi, morto nell'agosto 1901 a Napoli e sottoposto lì a un procedimento non efficace. «Salafia, nove mesi dopo, gli fece una serie di iniezioni sottocutanee - racconta Piombino-Mascali -: riempì di paraffina disciolta in etere le porzioni temporali e le guance, sostituì i bulbi oculari con protesi vitree, rimodellò naso, orecchie e labbra, chiuse la bocca, reinnestò capelli e baffi ormai caduti». La vedova era strabiliata.
Tre mesi dopo, nell'agosto 1902, quel cadavere sul catafalco faceva un figurone. E così in tutte le commemorazioni successive in cui il povero corpo-feticcio veniva mostrato al pubblico: nel 1904, nel 1905, nel 1910 e ancora nel 1914. Inorriditi? Già. Adesso è difficile parlare di morte, superare la rimozione collettiva, vincere il tabù. Ma dagli antichi Egizi agli anni Trenta del Novecento le cose sono andate diversamente, attraverso tecniche di pietrificazione, eviscerazione, disidratazione, bendaggi. «Un'arte millenaria - dice Piombino-Mascali - interrotta con le due guerre mondiali, quando le perdite umane all'ordine del giorno segnano una caduta di interesse verso i costumi funebri, verso la dignità del corpo».
Da Crispi in poi, per le mani di Salafia, passarono prelati, aristocratici e altoborghesi, mentre i poveracci continuavano a finire nelle fosse comuni senza alcun maquillage. Inevitabile allora nel 1909, lo sbarco a New York, dove l'imbalsamatore fondò una società, garantendo pure il servizio «soddisfatti o rimborsati». Qui congreghe di scienziati e cassamortari si stupirono compiaciuti dei prodigi del professore, ispezionando cadaveri ed eccependo su colorito, consistenza, aspetto. Parabola veloce, che si concluse nel 1912. Poi il ritorno in Sicilia e altri corpi da eternare.
Tra questi, Rosalia, la bambina delle catacombe. La sua radiografia rivela la presenza di tutti gli organi interni, di una struttura ossea intatta e pure di una boccetta di vetro collocata dietro la testa, probabilmente riempita di illuministici elisir di lunga morte, sostanze anti-muffa. Sulle cause della sua fine è ancora mistero: nel verbale necroscopico si parla di broncopolmonite, ma altre testimonianze si dividono tra difterite e tifo addominale.
«Se fosse stata difterite - scrive Piombino-Mascali - l'imbalsamazione del corpo sarebbe stata vietata dal regolamento igienico-sanitario del tempo. La causa di morte, quindi, fu forse ridimensionata per conservare per sempre il corpo della piccola». Per Salafia la morte non fu meno inattesa: arrivò il 31 gennaio 1933, tre mesi dopo le sue seconde nozze, per emorragia cerebrale. Aveva 62 anni. Delle sue spoglie, esumate nel 2007, non era rimasto quasi nulla: pochi frammenti dentro un abito blu. Cenere di cenere.
«Se fosse stata difterite - scrive Piombino-Mascali - l'imbalsamazione del corpo sarebbe stata vietata dal regolamento igienico-sanitario del tempo. La causa di morte, quindi, fu forse ridimensionata per conservare per sempre il corpo della piccola». Per Salafia la morte non fu meno inattesa: arrivò il 31 gennaio 1933, tre mesi dopo le sue seconde nozze, per emorragia cerebrale. Aveva 62 anni. Delle sue spoglie, esumate nel 2007, non era rimasto quasi nulla: pochi frammenti dentro un abito blu. Cenere di cenere.
«Se fosse stata difterite - scrive Piombino-Mascali - l'imbalsamazione del corpo sarebbe stata vietata dal regolamento igienico-sanitario del tempo. La causa di morte, quindi, fu forse ridimensionata per conservare per sempre il corpo della piccola». Per Salafia la morte non fu meno inattesa: arrivò il 31 gennaio 1933, tre mesi dopo le sue seconde nozze, per emorragia cerebrale. Aveva 62 anni. Delle sue spoglie, esumate nel 2007, non era rimasto quasi nulla: pochi frammenti dentro un abito blu. Cenere di cenere.
L'autrice:
lunedì 14 dicembre 2009
Opera/ Le trame dei libretti cosi' ingenue, assurde e paradossali (Edizioni La Zisa)

Guida semiseria ai libretti d'opera" (La Zisa), in cui Bobbio ha riscritto a mo' di fiabe alcuni libretti d'opera restando il piu' possibile fedele alla trama. "Ho voluto scrivere racconti divertenti - dichiara -, sdrammatizzando e inserendo scenette umoristiche, ironia e tanti dialoghi specialmente nelle storie piu' tragiche".
A essere prese di mira soprattutto le opere drammatiche di Giuseppe Verdi. "Sono le piu' inconcepibili per logica e psicologia dei personaggi - evidenzia Bobbio -. Hanno trame assurde che solo la musica riesce a sublimare. Se isolassimo il libretto e la trama togliendo la musica, resterebbe un racconto buffo. Sono diversi gli episodi incongruenti da rilevare. Nel 'Trovatore' la zingara protagonista dell'opera, per vendicarsi del potente Conte che le aveva uccisa la madre mandandola sul rogo, si vendica rapendo il figlio piccolo del nobile e lo getta nel fuoco. Pero' si sbaglia e lancia tra le fiamme un altro neonato che stava tenendo in braccio che e' suo figlio.
Uno scambio di bambini che onestamente e' inconcepibile possa accadere". Assurdo, sottolinea Bobbio, anche il finale dell'"Aida". "Lei e Radames sono sepolti nella cripta, mentre di fuori Amneris piange e prega sulla tomba credendo che lui sia morto e invece si sta 'divertendo' pochi metri li' sotto". Ma la scrittrice mette alla berlina anche i personaggi delle opere verdiane. "Spesso sono ridicoli - afferma -. Penso ai comportamenti assurdi di Alfredo Germont de 'La Traviata' o a Radames che pare un pagliaccio se non addirittura un pallone gonfiato. Le donne vincono tranquillamente il confronto perche' fanno migliore figura ed escono meglio dalle trame".
A differenza di Verdi, Mozart difficilmente e' paradossale e assurdo. "I libretti dei lavori mozartiani filano - dichiara Bobbio -. Vi si trovano anche li' situazioni strane e poco normali, ma nel complesso le trame sono piu' logiche rispetto a quelle delle opere drammatiche verdiane. Almeno sono piu' coerenti e questo grazie al librettista Da Ponte". Per la scrittrice, un lavoro "assolutamente perfetto anche dal punto di vista del messaggio filosofico" e' "Il 'Flauto magico". "Ha una trama lineare, non ci sono incongruenze o sbavature - spiega -.
Anche la musica si potrebbe quasi ascoltare in mistico silenzio, in una stanza chiusa, senza vedere nulla. Pero' e' difficile da mettere in scena perche' e' un'opera molto complessa anche dal punto di vista intellettuale". Perche', nonostante queste "stranezze" nelle trame, il melodramma raccoglie da secoli un successo planetario? "E' merito dell'insieme, di quel cocktail di elementi che e' il teatro - risponde Bobbio -. Non bisogna isolare la musica dalle parole e dalla storia, perche' l'opera e' tutto questo e un elemento ha bisogno dell'altro. E infatti presentare, come spesso fanno, un'opera in forma di concerto, cioe' senza costumi, e' un'assurdita' perche' l'opera finisce per essere snaturata.
E' una forma d'arte che va svolta in teatro, o comunque ci deve essere un palcoscenico. Del resto nasce nel '500 con Monteverdi dal 'recitar cantando'. L'insieme di trama, libretto, musica, orchestra e costumi costituiscono l'opera - sottolinea la scrittrice -. Tutto l'assieme crea il fascino dell'opera. E questo fascino riesce a mascherare anche le situazioni piu' incongruenti generate da trame assurde e paradossali". (gat) 111926 DIC 09 NNNN
martedì 25 agosto 2009
LIBRI: VELTRONI RACCONTA 'NOI' INFLUENZATI DALLA STORIA

L'autore, che ha raccontato di averlo scritto in gran parte di getto dopo le sue dimissioni dalla segreteria del Pd, lo ha definito 'Un romanzo politico, per il suo forte significato etico' mosso dai valori e i sentimenti dai quali Veltroni ha sempre detto di farsi guidare.
Ufficialmente lo presentera' lui stesso pubblicamente giovedi' 27 agosto a San Gimignano (Siena), dove si svolge la seconda parte di 'Noi', quella ambientata nel 1963, l'anno della morte di Papa Giovanni XXIII, dell'assassinio di John Kennedy e anche del primo governo di centro sinistra.
Da sempre convinto che l'esistenza di ogni individuo acquisti senso vero solo nel rapporto con gli altri, nel sentirsi parte della societa', protagonisti delle quattro parti sono quattro bambini appena adolescenti, quattro diverse generazioni della stessa famiglia, le cui vite vengono influenzate dalla storia, dal vivere le vicende del loro tempo. E naturalmente, specie per il secondo, il tredicenne Andrea (che ha poco piu' degli anni che aveva Veltroni nel 1963), che attraversa in un Maggiolino decappottabile l'Italia del boom, sembrerebbe piu' forte la presenza di elementi autobiografici.
Segni della storia della sua famiglia ce ne sono pero' vari, a cominciare da quel 1943 scelto per la prima parte, ambientata a Roma nell'anno in cui il nonno di Walter venne denunciato da un negoziante e portato dalle SS a Via Tasso. Certo e' anche l'anno della deportazione nazista degli ebrei romani dal ghetto, dello sconvolgimento segnato dal 25 luglio e poi dell'8 settembre, e del bombardamento raccontato dal quattordicenne Giovanni di San Lorenzo, che e' l'apertura del romanzo (stesso quartiere dove inizia anche 'La storia' di Elsa Morante, che ricordiamo non a caso con le vicende di Nino e del piccolo Useppe). La terza parte invece ci porta con l'undicenne Luca nel 1980, anno esemplare di scandali e misteri, dal calcioscommesse al aereo caduto a Ustica, dalla strage alla stazione di Bologna all'assassinio di Walter Tobagi, oltre che della morte di John Lennon e il terremoto in Irpinia. Un quadro a presagire, in fondo, la crisi istituzionale della prima repubblica da li' a 10 anni. Ma la grande attesa e' per la giovane Nina della quarta parte, visto che Veltroni ha deciso di non soffermarsi sul presente, temendo anche letture strumentali, e guarda invece al 2025, provando a figurarsi come sara' il nostro paese la politica tra 15 anni, a quale velocita' si svolgera' la vita di tutti, col rischio di perdere la memoria, di non avere il tempo per riflettere.
Un impianto molto piu' ambizioso e metaforico, con questo sguardo sulla nostra storia e riflessione sulla nostra identita', dei suoi due libri di narrativa precedenti, 'Senza Patricio' del 2004 (cinque racconti, 70 mila copie vendute) e 'La scoperta dell'alba' del 2006 (romanzo che ha raggiunto le 300 mila copie ed e' tradotto in sette lingue).
venerdì 10 luglio 2009
Lla Zisa e la Zona grigia. Una recensione di Gian Antonio Stella (Corriere della Sera)
Opinioni & Commenti
Tuttifrurri
di Gian Antonio Stella
IL DISORDINE CHE FA COMODO AGLI ORDINI
A cosa servono gli Ordini se non tengono ordine tra i loro iscritti, pretendendo il rispetto delle regole deontologiche? Era una domanda lecita dopo la scelta dell'Ordine degli Avvocati di non muover foglia contro i neo-colleghi imputati della truffa all'esame di Catanzaro, quando copiarono in 2.295 su 2.301 lo stesso tema. E legittima dopo la scoperta che l'Ordine dei Medici non si era mai accorto (in venti anni!) che Girolamo Sirchia aveva al Policlinico una segretaria pagata non dall'ospedale ma da un'industria farmaceutica fornitrice. Ma è una domanda obbligata oggi dopo la lettura di La zona grigia / Professionisti al servizio della mafia edizioni «La Zisa». In cui Nino Amadore, del Sole 24 Ore, ricostruisce le ambiguità e i silenzi dei vari Ordini nei confronti degli associati coinvolti in faccende di mafia, camorra, 'ndrangheta. Colletti bianchi che, a sentire il presidente di Cassazione Gaetano Nicastro, sono indispensabili ai criminali: «Cosa Nostra gode purtroppo di una vasta rete di fiancheggiatori nell'ambito di una certa borghesia mafiosa, fatta di tecnici, di professionisti, di imprenditori, di esponenti politici e della burocrazia». Come potrebbero certi padrini potentissimi ma semi- analfabeti investire nell'edilizia in Lussemburgo, nell'acquisto di un pacchetto azionario alle Cayman o nell'acquisto di 12 miliardi di metri cubi di gas dall'azienda ucraina Revne per «un valore di mercato di tre miliardi di euro» senza «un'accorta analisi fatta da gente preparata, che conosce i mercati »? Come potrebbero appropriarsi degli appalti pubblici senza la complicità di architetti, ingegneri, commercialisti, funzionari regionali e comunali ben decisi a regolarsi sul loro lavoro come le tre scimmiette che non vedono, non sentono, non parlano? Amadore ricorda, tra gli altri, il caso del tributarista coinvolto nell'«operazione Occidente » che vide l'arresto di 46 persone appartenenti in parte al giro di Salvatore Lo Piccolo. «Accusato di aver riciclato il denaro delle 10 famiglie mafiose si è difeso: "Ho solo fatto il mio lavoro di consulente, di certo non vado a chiedere la fedina penale di tutti i miei clienti". » Tema: i suoi «probiviri» non han niente da dire? Sempre lì torniamo: «quando» un Ordine può intervenire? Nel caso del processo per il riciclaggio del «tesoro » (stima: 150 milioni di euro) di Vito Ciancimino, il libro segnala come i professionisti condannati siano stati due: il tributarista palermitano Gianni Lapis e l'avvocato internazionalista romano Giorgio Ghiron. Cinque anni e 4 mesi a testa. Ma se Lapis è stato subito sospeso dall'Ordine di Palermo, Ghiron risulta, molti mesi dopo la sentenza, ancora al suo posto. O così dice il sito dell'Ordine di Roma. Come mai? Il destino personale dell'uomo, va da sé, non c'entra: se è innocente lo dimostrerà in Appello. Auguri. Ma resta il tema: perché, come sostiene il presidente dell'Ordine dei Medici Annibale Bianco, un Ordine dovrebbe attendere la sentenza in Cassazione per censurare un iscritto? Che ce ne facciamo di una sanzione supplementare se c'è già una sentenza che magari espelle il condannato dalla professione? Se un Ordine non serve a tenere ordine «al di là» degli iter giudiziari, a cosa serve? A organizzare belle cene in compagnia?


