Corriere della Sera
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Tuttifrurri
di Gian Antonio Stella
IL DISORDINE CHE FA COMODO AGLI ORDINI
A cosa servono gli Ordini se non tengono ordine tra i loro iscritti, pretendendo il rispetto delle regole deontologiche? Era una domanda lecita dopo la scelta dell'Ordine degli Avvocati di non muover foglia contro i neo-colleghi imputati della truffa all'esame di Catanzaro, quando copiarono in 2.295 su 2.301 lo stesso tema. E legittima dopo la scoperta che l'Ordine dei Medici non si era mai accorto (in venti anni!) che Girolamo Sirchia aveva al Policlinico una segretaria pagata non dall'ospedale ma da un'industria farmaceutica fornitrice. Ma è una domanda obbligata oggi dopo la lettura di La zona grigia / Professionisti al servizio della mafia edizioni «La Zisa». In cui Nino Amadore, del Sole 24 Ore, ricostruisce le ambiguità e i silenzi dei vari Ordini nei confronti degli associati coinvolti in faccende di mafia, camorra, 'ndrangheta. Colletti bianchi che, a sentire il presidente di Cassazione Gaetano Nicastro, sono indispensabili ai criminali: «Cosa Nostra gode purtroppo di una vasta rete di fiancheggiatori nell'ambito di una certa borghesia mafiosa, fatta di tecnici, di professionisti, di imprenditori, di esponenti politici e della burocrazia». Come potrebbero certi padrini potentissimi ma semi- analfabeti investire nell'edilizia in Lussemburgo, nell'acquisto di un pacchetto azionario alle Cayman o nell'acquisto di 12 miliardi di metri cubi di gas dall'azienda ucraina Revne per «un valore di mercato di tre miliardi di euro» senza «un'accorta analisi fatta da gente preparata, che conosce i mercati »? Come potrebbero appropriarsi degli appalti pubblici senza la complicità di architetti, ingegneri, commercialisti, funzionari regionali e comunali ben decisi a regolarsi sul loro lavoro come le tre scimmiette che non vedono, non sentono, non parlano? Amadore ricorda, tra gli altri, il caso del tributarista coinvolto nell'«operazione Occidente » che vide l'arresto di 46 persone appartenenti in parte al giro di Salvatore Lo Piccolo. «Accusato di aver riciclato il denaro delle 10 famiglie mafiose si è difeso: "Ho solo fatto il mio lavoro di consulente, di certo non vado a chiedere la fedina penale di tutti i miei clienti". » Tema: i suoi «probiviri» non han niente da dire? Sempre lì torniamo: «quando» un Ordine può intervenire? Nel caso del processo per il riciclaggio del «tesoro » (stima: 150 milioni di euro) di Vito Ciancimino, il libro segnala come i professionisti condannati siano stati due: il tributarista palermitano Gianni Lapis e l'avvocato internazionalista romano Giorgio Ghiron. Cinque anni e 4 mesi a testa. Ma se Lapis è stato subito sospeso dall'Ordine di Palermo, Ghiron risulta, molti mesi dopo la sentenza, ancora al suo posto. O così dice il sito dell'Ordine di Roma. Come mai? Il destino personale dell'uomo, va da sé, non c'entra: se è innocente lo dimostrerà in Appello. Auguri. Ma resta il tema: perché, come sostiene il presidente dell'Ordine dei Medici Annibale Bianco, un Ordine dovrebbe attendere la sentenza in Cassazione per censurare un iscritto? Che ce ne facciamo di una sanzione supplementare se c'è già una sentenza che magari espelle il condannato dalla professione? Se un Ordine non serve a tenere ordine «al di là» degli iter giudiziari, a cosa serve? A organizzare belle cene in compagnia?
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INTIMIDAZIONI AL GIORNALISTA NINO AMADORE
RispondiEliminadi Stefano Fantino (Articolo 21)
«Sono cose che ti fanno riflettere. Io sono abituato a parlare di una certa cosa quando ho la certezza di cosa sia. Ma rimane una situazione per nulla bella». Ecco le parole di Nino Amadore, giornalista del Sole 24 Ore Palermo, dopo l’intimidazione subita lo scorso weekend mentre si trovava ad Agrigento. Nino la mattina di sabato lascia l’albergo dove ha pernottato, nell’agrigentino. La sera prima il giornalista ha presentato il suo libro “La zona grigia. Professionisti al servizio della mafia”, edizione aggiornata rispetto a quella uscita lo scorso anno; lo ha fatto in una conferenza organizzata da Assostampa, davanti a molte persone interessate. Interesse non rivolto solo al suo manoscritto a quanto pare. Infatti durante la mattinata, prima di partire alla volta di Palermo, il giornalista scopre la sua macchina con la fiancata rigata da un punteruolo e una gomma anteriore sgonfiata completamente. Con molta probabilità un avvertimento. Forse proprio per quel libro che ha presentato da poco nel capoluogo di provincia siciliano. Vicenda sicuramente importante alla luce di quello che sta accadendo nel giornalismo italiano, relativamente al quotidiano Il Sole 24 ore. Infatti è impossibile non pensare anche alle minacce che il suo direttore Ferruccio De Bortoli ha ricevuto in questi giorni: due proiettili recapitati in una busta con riferimento all’inchiesta che il giornalista Roberto Galullo ha portato avanti sull’Ndrangheta. Il giornalista palermitano ha prodotto una dura denuncia con il suo libro, dove analizzi i rapporti e le responsabilità degli ordini professionali nel coprire le latitanze dei mafiosi, comportamenti che ne garantiscono la vita e l'impunità. La sua presentazione agrigentina ha scosso una provincia complicata come afferma lo stesso Amadore, che in questi giorni sta raccogliendo insieme al suo direttore la solidarietà dei colleghi e della società civile: « Il tutto è accaduto in una provincia come Agrigento, molto complessa dove permane un senso mafioso molto forte, per questo non vivo con tranquillità la situazione particolarmente spiacevole. Tuttavia mi sento di ringraziare i colleghi per la solidarietà mostrata».
SOLE 24 ORE: IN UN LIBRO LA SFIDA DI AMADORE AGLI ORDINI PROFESSIONALI
RispondiElimina(9Colonne) Roma, 15 gen - Il Sole 24 Ore pubblica oggi un' inchiesta del suo redattore di Palermo, Nino Amadore, che ha seguito la rivolta degli imprenditori siciliani contro il racket e che sabato scorso si è visto l'auto danneggiata. Un avvertimento mafioso cui è seguita la busta con dei proiettili inviata al direttore del quotidiano di Confindustria, Ferruccio De Bortoli. "Sicilia, racket da un miliardo. La media ponderata per azienda è di circa 600 euro al mese" si legge nell'articolo di Amadore che è presente anche nelle librerie con il libro "La Zona grigia. Professionisti al servizio della mafia", edito dalla casa editrice palermitana La Zisa, che cerca di cogliere i contorni delle collusioni e di capire quali e quanti professionisti sono stati censurati dai rispettivi Ordini professionali per conclamati rapporti con Cosa nostra. Amadore fornisce così per la prima volta dei dati che non ha, sottolinea, nemmeno la Direzione nazionale antimafia e la Commissione parlamentare Antimafi: in Sicilia in dieci anni sono stati almeno 400 i professionisti finiti nei guai per aver avuto contatti con la mafia. Il libro denuncia che sono i medici, nel solco di una tradizione che porta al capomafia corleonese Michele Navarra, ad avere più di tutti fornito i quadri dirigenti a Cosa nostra: basti pensare al boss Giuseppe Guttadauro, medico divenuto capo del mandamento mafioso di Brancaccio, quello dei fratelli Graviano mandanti dell'omicidio di don Pino Puglisi. Ma non mancano poi le storie di avvocati, commercialisti, ingegneri e architetti. Insomma quel mondo che, attraverso il supporto tecnico, assicura ai boss spesso ignoranti solide vie per riciclare il denaro proveniente da estorsioni, traffico di droga e altre attività criminali. Temi ancora di recente sollevati nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario e ribaditi più volte dal capo della Direzione nazionale antimafia Pietro Grasso. "Gli Ordini professionali - sottolinea Amadore - hanno un ruolo importante nella nostra società. Ecco perché io credo che una condanna chiara senza equivoci della mafia, che abbia magari un riscontro nei codici deontologici , potrebbe avere un effetto rivoluzionario. E impedire, per esempio, che un commercialista sospettato di aver riciclato il denaro di una cosca possa dire: mica posso chiedere la fedina penale ai miei clienti". (Grm)
MAFIOLOGIA, QUEI PROFESSIONISTI AL SERVIZIO DI COSA NOSTRA
RispondiEliminaVenerdi' 14 06 a Palermo, nella libreria Broadway (via Rosolino Pilo 18) alle 18.30 verra' presentato il libro "La zona grigia. Professionisti al servizio della mafia" (La Zisa) scritto da Nino Amadore giornalista del Sole 24 Ore. Oltre all'autore, parteciperanno all'incontro Nino Salerno, presidente di Confindustria Palermo, Adelfio Elio Cardinale preside della facolta' di Medicina dell'universita' di Palermo, Giovanni Fiandaca, ordinario di Diritto penale all'universita' di Palermo e Giuseppe Bruno dell'esecutivo nazionale dell'associazione nazionale Giuristi Democratici. Gli imprenditori siciliani hanno integrato il codice etico con indicazioni precise di non collaborazione con le cosche, di obbligo di denuncia per le richieste del racket. Una strada che dovrebbe essere seguita anche dagli Ordini professionali vista la mole di soggetti coinvolti in inchieste di mafia e spesso condannati. Commercialisti, avvocati, ragionieri, architetti, ingegneri, medici e cosi' via coinvolti in inchieste di mafia, condannati e spesso rimasti al loro posto a presiedere i loro avviati studi professionali. Sono loro i rappresentanti della Societa' civile cui si e' rivolto anche il presidente della Repubblica recentemente, con un appello alla solidarieta' antimafia. I rapporti dei liberi professionisti con la mafia, quell'intreccio che ormai va sotto il nome di "zona grigia", le collusioni, penalmente rilevanti o meno, sono l'oggetto di indagine del libro. Il tentativo dell'autore e' quello di cogliere i contorni delle collusioni, di capire quali e quanti professionisti sono stati censurati dai rispettivi Ordini professionali per conclamati rapporti con Cosa Nostra. E si scopre che i medici, nel solco di una tradizione che porta al capomafia corleonese Michele Navarra, hanno piu' di tutti fornito i quadri dirigenti a Cosa Nostra: basti pensare al boss Giuseppe Guttadauro, medico divenuto capo del mandamento mafioso di Brancaccio, quello dei fratelli Graviano mandanti dell'omicidio di don Pino Puglisi. Ma non mancano poi le storie di avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti. Insomma quel mondo che ha dato e spesso da' sostegno alle varie mafie nel nostro paese. Quel mondo che, attraverso il supporto tecnico, assicura ai boss spesso ignoranti solide vie per riciclare il denaro proveniente da estorsioni, traffico di droga e altre attivita' criminali. Temi ancora di recente sollevati nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario e ribaditi piu' volte dal capo della Direzione nazionale antimafia Pietro Grasso. Ma i numeri, per capire la qualita' delle collusioni, non ci sono. Non li ha la Direzione nazionale antimafia, non li ha la commissione parlamentare Antimafia. Li ha forniti e li fornisce lo stesso Amadore: in Sicilia in dieci anni sono stati almeno 400 i professionisti finiti nei guai per aver avuto contatti con la mafia. "Il mio - spiega l'autore - e' un tentativo: quello di disegnare i confini di questa zona grigia, di quantificare il fenomeno, di individuare le responsabilita'". Responsabilita' che, in tema di lotta alla mafia, ci sono e sono evidenti: sono quelle degli Ordini professionali i quali finora, a differenza di quanto fatto dagli imprenditori, si sono interrogati poco sulla necessita' di prendere una posizione netta contro il crimine organizzato. "Gli Ordini - continua Amadore - hanno un ruolo importante nella nostra societa'. Ecco perche' io credo che una condanna chiara senza equivoci della mafia, che abbia magari un riscontro nei codici deontologici, potrebbe avere un effetto rivoluzionario. E impedire, per esempio, che un commercialista sospettato di aver riciclato il denaro di una cosca possa dire: mica posso chiedere la fedina penale ai miei clienti".
'NDRANGHETA: IN UN LIBRO RELAZIONE
RispondiEliminaCOMMISSIONE ANTIMAFIA (ANSA)
E' uscito in libreria il volume '''Ndrangheta. La relazione della Commissione Antimafia'' edizioni La Zisa-Palermo, in cui, e' scritto in un comunicato della casa editrice, il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Francesco Forgione, ''traccia un quadro esauriente, ancorche' drammatico, della sua capacita' di penetrazione e soprattutto di incunearsi ed espandersi in quasi tutti i settori della vita politica, sociale ed economica del Paese, come negli appalti di opere pubbliche, o nella gestione della sanita' sia pubblica che privata; di intessere rapporti di collaborazione con altre associazioni similari sparse nel mondo, sia nel traffico di stupefacenti, che nel riciclaggio di denaro sporco''. ''Di fronte alla pervicace invadenza di questo fenomeno - prosegue la nota - nonostante gli allarmi a suo tempo lanciati dalle forze dell'ordine, dalla magistratura, da studiosi e dalla stessa Commissione antimafia, lo Stato si trova spesso impreparato o non adeguatamente preparato ad affrontare questa emergenza criminale. Il documento, di rara perfezione stilistica ed espositiva, puo' avere, se non altro, la funzione di mettere tutti i cittadini italiani nella condizione di assumersi le proprie responsabilita' di fronte ad un problema le cui conseguenze possono risultare ancora piu' gravi di quelle gia' in atto''. (ANSA).
MILANO: DOMANI CONVEGNO SU RISCHIO OSMOSI TRA ECONOMIA LEGALE E ILLEGALE IN OCCASIONE PRESENTAZIONE LIBRO 'LA ZONA GRIGIA'
RispondiEliminaDI NINO AMADORE
"Economia illegale ed economia legale: il rischio di osmosi". E' il tema del convegno, organizzato dal quotidiano Il Sole 24Ore e la casa editrice La Zisa (www.lazisa.it) di Palermo, in occasione della presentazione del volume del giornalista Nino Amadore 'La zona grigia. Professionisti al servizio della mafia'. L'iniziativa avra' luogo domani, alle ore 17, presso l'Auditorium del Sole 24Ore in via Monterosa 91, a Milano. Dopo il saluto dell'amministratore delegato del Sole 24 Ore, Claudio Calabi, introdurra' i lavori il direttore del Sole 24 Ore Ferruccio de Bortoli.
Interverranno Nino Amadore, giornalista del Sole 24 Ore- Sud ('Capitali illeciti e lotta alle mafie: il ruolo degli ordini professionali'); il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello ('Gli imprenditori apripista del cambiamento'); il direttore del Centro Paolo Baffi dell'Universita' Bocconi di Milano, Donato Masciandaro ('Traffici internazionali e criminalita' organizzata'); il magistrato della Procura della Repubblica di Palermo, Michele Prestipino ('Collusioni e professionisti compiacenti. Un esempio concreto: la costruzione del 'sistema Provenzano''). Moderera' Serena Uccello, giornalista del Sole 24 Ore.
Palermo. Convegno sui professionisti legati alla mafia
RispondiElimina'COSA NOSTRA OGGI È DEBOLE E PERDENTE' MESSINEO STIGMATIZZA LA ZONA GRIGIA
Avvocati sospesi dall’esercizio della professione per sospette collusioni, nuovi equilibri del potere mafioso e consulenti che consentono alle aziende malavitose di proliferare e crescere. La presentazione del libro di Nino Amadore ha suscitato un vivace dibattito tra il procuratore della Repubblica, il presidente dell’ordine degli avvocati, uno psicologo e il presidente del movimento europeo per la giustizia La zona grigia è fatta da tutti quei professionisti che prestano la loro opera a Cosa nostra restando nell’ombra, lasciando magari ad altri la regia concreta delle azioni criminali, ma in fondo anche loro sono stati complici dello strapotere mafioso. La tesi sostenuta da Nino Amadore, giornalista del Sole 24 ore (nella foto, ndr) nel suo libro è supportata da numeri e dati inquietanti. Parte proprio da queste osservazioni e dalle collusioni degli avvocati che favoriscono i mafiosi il dibattito pubblico organizzato dal movimento europeo della giustizia e dall’ordine degli avvocati di Palermo nell’aula magna della corte d’Assise del tribunale. Francesco Messineo, procuratore della Repubblica intervenuto al convegno ha lodato la scelta di Confindustria Sicilia di espellere gli iscritti che pagavano il pizzo “è stato ad esempio un segnale forte, maturo incisivo e speriamo continui nel lungo periodo” e ha aggiunto che oggi la mafia è perdente perchè incalzata dallo stato e molto più debole dopo gli anni delle esplosioni e delle stragi. Il suo strapotere è completamente emendato anche se rimangono sacche oscure da combattere e indagare”. Su queste sacche oscure anche nel mondo della giustizia è intervenuto Enrico Sanseverino, presidente dell’ordine degli avvocati di Palermo che propone come rimedio alle zone grigie la pubblicità e annuncia che lui stesso sarà promotore “presso il Consiglio giudiziario di un'iniziativa a livello nazionale che miri a rendere pubblica la valutazione professionale di avvocati e magistrati, perchè la gente deve sapere che esistono professionisti che hanno tradito l'ordine professionale e non è bene affidargli i propri affari''. Palermo in Italia è un’eccezione perché in due anni tre avvocati sono stati sospesi a tempo indeterminato e per altri sono in corso procedimenti disciplinari, ma Sanseverino preferirebbe che questa fosse la “normalità”. Messineo ha poi puntato il dito sui professionisti che cedono al fascino del denaro offertogli da Cosa Nostra. “Quando la mafia decide di sviluppare le sue attività, di chiedere finanziamenti all'Unione europea, di costruire autostrade fa un'indagine di mercato e si rivolge a consulenti di altissimo livello, ha spiegato il procuratore della Repubblica. Senza la zona grigia la mafia oggi non potrebbe realizzare i suoi progetti e le sue attivita'”. Pompeo Mangano, presidente del movimento di giustizia europeo e promotore dell’iniziativa ha individuato nel cattivo funzionamento dello stato e nell’inefficienza della giustizia il proliferare di relazioni amicali rivestite di falso buonismo che si collocano proprio nella zona grigia. Nino Amadore a conclusione del dibattito ha auspicato risposte forti alle strategie di Cosa nostra in cui confluiscano l’azione giudiziaria ma anche una nuova etica civile. Maddalena Maltese