ESCE 'HOMO POETICUS', SAGGI E INTERVISTE DELLO SCRITTORE SERBO (di Paolo Petroni) (ANSA) - ROMA, 10 LUG - DANILO KIS, 'HOMO POETICUS' (ADELPHI, pp. 364 - 30,00 euro).
'La scrittura e' vocazione, mutazione dei geni e dei cromosomi; si diventa scrittori come si diventa strangolatori (....) La scrittura e' vanita'. Una vanita' che talvolta mi sembra meno inutile di altre forme di esistenza. Scrivo, dunque, perche' sono insoddisfatto di me stesso e del mondo. Per esprimere quest'insoddisfazione. Per sopravvivere!'. Confessava nel 1985 Danilo Kis, considerato uno dei grandi autori del secondo Novecento, anche se il suo nome non e' mia riuscito a diventare popolare.
Serbo di Subotica, ebreo con padre morto a Auschwitz e madre cattolica montenegrina, Danilo Kis, in esilio a Parigi dalla fine degli anni '70, in seguito agli attacchi seguiti alla pubblicazione del suo libro sulle persecuzioni staliniste ('I leoni meccanici' edito in italiano col titolo 'Una tomba per Bopris Davidovic'), e' morto a soli 54 anni nel 1989, lasciando alcuni libri, da Giardino cenere a Enciclopedia dei morti, diventati di culto per molti letterati e intellettuali. 'Di tutti gli scrittori della mia generazione, che abitavano a Parigi durante gli anni Ottanta, Kiss era forse il piu' grande. Il piu' grande e il piu' invisibile', ha scritto un suo collega d'esilio, Milan Kundera. Ora Adelphi pubblica questa raccolta di suoi saggi e interviste in cui, sin dal titolo, quello dello scritto d'apertura, Kiss rivendica alla letteratura e allo scrittore, contro ogni neorealismo e romanzo impegnato ideologicamente, una autonomia e l'indagine della sfera dei sentimenti: 'A noi dunque, agli jugoslavi, l'homo politicus, agli altri tutto il resto, tutte le altre dimensioni di quel meraviglioso cristallo dalle mille sfaccettature, quel cristallo chiamato homo poeticus, quell'animale poetico che soffre sia per amore sia per la propria mortalita', per la metafisica quanto per la politica', scrive con ironia, ma seriamente, ricordando quanto gli jugoslavi abbiano puntato e esportato i loro problemi di nazionalismo e sciovinismo. 'Ma dobbiamo essere coscienti che la letteratura, la poesia sono una diga contro la barbarie, e che anche se la poesia forse 'non nobilita i sensi', e' comunque utile: da' un senso alla vanita' dell'esistenza'.
Nel volume sono raccolte personali e interessanti letture di autori come de Sade, Flaubert, Borges, Nabokov, indagando la ricchezza e i mille volti e assieme la sostanziale unita' della tradizione europea, cui rivendica e sottolinea (come nel caso dello scontro tra poesia e politica) l'appartenenza naturale della cultura e dell'anima balcanica. Un'anima che in lui rivive nella sua personale chiave barocca e metafisica, di visione e elaborazione fantastica che nasce dalla realta', conscio che 'Non si puo' capire il totalitarismo usando la sua stessa seriosita', ovvero il suo stesso linguaggio. Per farlo abbiamo bisogno di un'altra lingua'. (ANSA).
PER 10-LUG-09 11:25 NNNN
venerdì 10 luglio 2009
LIBRO DEL GIORNO: DANILO KIS, SI SCRIVE PER VANITA' /ANSA
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