giovedì 9 luglio 2009

Hanno scritto poesie immortali, cantato con voci capaci di entrare nell'anima, plasmato opere mozzafiato ma, finito l'attimo creativo, eccole a combat

Hanno scritto poesie immortali, cantato con voci capaci di entrare nell'anima, plasmato opere mozzafiato ma, finito l'attimo creativo, eccole a combattere con un male oscuro che, divorandole in silenzio, come una lenta marea le ha portate lontane dal loro mondo di successo, alla deriva in un oblio di tristezza e solitudine.

E' una storia amara, ma così intensa, vera, quella che Marco Innocenti nella sua ultima opera affronta con la serenità di dover raccontare la vita di ventitré Donne – sì, con la D maiuscola – dai percorsi artistici eccezionali, tumultuosi e per questo non replicabili nella loro implacabilità.

Che tristezza dovere vedere oggi fotografie rubate in bagni "pubblici" da ragazze in cerca di notorietà quando, per citare una delle protagoniste del libro, di Nancy Cunard, l'ereditiera operaia, Neruda ne celebrava "gli splendidi occhi blu", Beckett ne esaltava la personalità, Janet Flanner la definiva "una delle più grande poetesse inglesi". Non basta? Hemingway la affrontava a tennis e Joyce la bombardava di telefonate.

Muse idolatrate, seduttrici senza limiti, amanti maltrattate e comunque bombe a orologeria di sentimenti e di carattere, come la bella e dannata Zelda Fitzgerald o le scrittrici Virginia Woolf e Françoise Sagan. E poi, così a ruota libera, Marilyn Monroe, Silvano Mangano, Margaux Hemingway, Billie Holiday.

Storie incredibili, amori folli, affascinanti inquietudini, da vivere pagina dopo pagina, spesso con l'istinto di lanciare alle protagoniste l'allarme di quello che ineluttabilmente sta per accadere, ma che vorresti comunque cambiare.

Strano, sembra proprio la vita.

La malattia chiamata DONNA – Erano belle, famose e depresse
Marco Innocenti, Mursia, Milano 2009, pagg.219, 17 euro

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