MAFIA: LA 'ZONA GRIGIA' NEL LIBRO DEL GIORNALISTA AMADORE LE COLLUSIONI DEGLI INSOSPETTABILI
ROMA - I rapporti dei liberi professionisti con la mafia, quell'intreccio diabolico che ormai va sotto il nome di 'zona grigia', insomma le collusioni, penalmente rilevanti o meno, sono l'oggetto di indagine del libro "La zona grigia, professionisti al servizio della mafia", scritto dal giornalista del Sole 24Ore Nino Amadore. Il libro, finora disponibile solo su Internet, sara' in libreria alla fine del mese edito dalla casa editrice palermitana La Zisa (www.lazisa.it). ''Il tentativo dell'autore -si legge in una nota- e' quello di cogliere i contorni delle collusioni, di capire quali e quanti professionisti sono stati censurati dai rispettivi Ordini professionali per conclamati rapporti con Cosa nostra. E si scopre che i medici, nel solco di una tradizione che porta al capomafia corleonese Michele Navarra, hanno piu' di tutti fornito i quadri dirigenti a Cosa nostra: basti pensare al boss Giuseppe Guttadauro, medico divenuto capo del mandamento mafioso di Brancaccio, quello dei fratelli Graviano mandanti dell'omicidio di don Pino Puglisi''. ''Ma non mancano poi le storie di avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti. Insomma quel mondo che ha dato e spesso da' sostegno alle varie mafie nel nostro Paese. Quel mondo che, attraverso il supporto tecnico, assicura ai boss spesso ignoranti solide vie per riciclare il denaro proveniente da estorsioni, traffico di droga e altre attivita' criminali''.
Secondo Amadore, in Sicilia in dieci anni sono stati almeno 400 i professionisti finiti nei guai per aver avuto contatti con la mafia. "Il mio - spiega l'autore - e' un tentativo: quello di disegnare i confini di questa zona grigia, di quantificare il fenomeno, di individuare le responsabilita'". "Gli Ordini - continua Amadore - hanno un ruolo importante nella nostra societa'. Ecco perche' io credo che una condanna chiara senza equivoci della mafia, che abbia magari un riscontro nei codici deontologici , potrebbe avere un effetto rivoluzionario. E impedire, per esempio, che un commercialista sospettato di aver riciclato il denaro di una cosa possa dire: mica posso chiedere la fedina penale ai miei clienti".
LIBRI, MAFIA: LA "ZONA GRIGIA" E I LIBERI PROFESSIONISTI
(9Colonne) Gli imprenditori siciliani hanno integrato il codice etico con indicazioni precise di non collaborazione con le cosche, di obbligo di denuncia per le richieste del racket. Una strada che dovrebbe essere seguita anche dagli ordini professionali vista la mole di soggetti coinvolti in inchieste di mafia e spesso condannati. Commercialisti, avvocati, ragionieri, architetti, ingegneri, medici e così via coinvolti in inchieste di mafia, condannati e spesso rimasti al loro posto a presiedere i loro ben avviati studi professionali. Sono loro i rappresentanti della società civile cui si è rivolto anche il presidente della Repubblica recentemente, con un appello alla solidarietà antimafia. I rapporti dei liberi professionisti con la mafia, quell'intreccio diabolico che ormai va sotto il nome di "zona grigia", le collusioni, penalmente rilevanti o meno, sono l'oggetto di indagine del libro "La zona grigia, professionisti al servizio della mafia" scritto dal giornalista del Sole 24Ore Nino Amadore. Il libro, finora disponibile solo su Internet, sarà in libreria alla fine del mese edito dalla casa editrice palermitana La Zisa. Il tentativo dell'autore è quello di cogliere i contorni delle collusioni, di capire quali e quanti professionisti sono stati censurati dai rispettivi Ordini professionali per conclamati rapporti con Cosa nostra. Si scopre che i medici, nel solco di una tradizione che porta al capomafia corleonese Michele Navarra, hanno più di tutti fornito i quadri dirigenti a Cosa nostra: basti pensare al boss Giuseppe Guttadauro, medico divenuto capo del mandamento mafioso di Brancaccio, quello dei fratelli Graviano mandanti dell'omicidio di don Pino Puglisi. Ma non mancano poi le storie di avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti. Insomma quel mondo che ha dato e spesso dà sostegno alle varie mafie nel nostro Paese.
Quel mondo che, attraverso il supporto tecnico, assicura ai boss spesso ignoranti solide vie per riciclare il denaro proveniente da estorsioni, traffico di droga e altre attività criminali. Temi ancora di recente sollevati nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario e ribaditi più volte dal capo della Direzione nazionale antimafia Pietro Grasso. Ma i numeri, per capire la qualità delle collusioni, non ci sono. Non li ha la Direzione nazionale antimafia , non li ha la commissione parlamentare Antimafia. Li ha forniti e li fornisce lo stesso Amadore: in Sicilia in dieci anni sono stati almeno 400 i professionisti finiti nei guai per aver avuto contatti con la mafia. "Il mio - spiega l'autore - è un tentativo: quello di disegnare i confini di questa zona grigia, di quantificare il fenomeno, di individuare le responsabilità". Responsabilità che, in tema di lotta alla mafia, ci sono e sono evidenti: sono quelle degli Ordini professionali i quali finora, a differenza di quanto fatto dagli imprenditori, si sono interrogati poco sulla necessità di prendere una posizione netta contro il crimine organizzato. "Gli Ordini - continua Amadore - hanno un ruolo importante nella nostra società. Ecco perché io credo che una condanna chiara senza equivoci della mafia, che abbia magari un riscontro nei codici deontologici, potrebbe avere un effetto rivoluzionario. E impedire, per esempio, che un commercialista sospettato di aver riciclato il denaro di una cosa possa dire: mica posso chiedere la fedina penale ai miei clienti".
venerdì 10 luglio 2009
La Zisa contro la Zona grigia, un libro contro la mafia dei colletti bianchi
Etichette:
Amadore,
La Zisa editore,
Mafia,
Palermo,
roma,
www.lazisa.it
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Quella maledetta, inesplorata Zona Grigia
RispondiEliminaQuei dollaroni verdi che sgocciolano, sgocciolano perché sono stati appena "lavati". Il riferimento implicito è al money laundering che rende lindo quello che è sudicio, profumato quello che è fetido e, in definitiva, pulito il denaro sporco. Nino Amadore, che ho l'onore di avere per amico da lunghi anni, è un giornalista di vasta esperienza e legato per viscere e professione alla sua terra, la Sicilia. E' difficile per un giornalista meridionale non occuparsi, in un modo o nell'altro, di criminalità organizzata e dei suoi riflessi sulla società, sulla comunità in cui tutti viviamo e operiamo. E così anche Amadore, responsabile della redazione palermitana del "Sole-24 Ore", inevitabilmente si occupa delle vicende di Cosa Nostra. Ma proprio la sua formazione e la sua dimensione di giornalista economico lo inducono a guardare il fenomeno mafioso sotto un altro profilo: quello della collusione. E non le tristemente consuete collusioni politicomafiose, ma quelle che il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria Salvatore Boemi ha definito complessivamente borghesia mafiosa. Sì, ricordiamo tutti l'équipe medica che avrebbe operato alla prostata nientemeno che "zu Binnu", Bernardo Provenzano. E anche padre Mario Frittitta, che sarebbe andato personalmente a confessare spietati capibastone come Pietro Aglieri... Allo stesso modo incidono e "operano" i white collars, i "colletti bianchi" che intorbidano le acque delle professioni. E' in questo mondo di non-detti che cerca di scavare Amadore col suo libro, appena "sbarcato" in libreria per i tipi dell'editore La Zisa: oltre 400 professionisti coinvolti a vario titolo in questioni di mafia nella sola Sicilia e soltanto negli ultimi 10 anni non è "un dato", è una circostanza di fatto sufficiente a farci pensare tutti. Dov'era la società civile mentre ampi segmenti di essa colludevano con Cosa Nostra e, fuori Trinacria, con un crimine organizzato diverso come per esempio la 'ndrangheta? Com'è possibile che solo adesso e dopo mille spinte si ritenga di far diventare network virtuoso quel modo sano d'amministrare (sul fronte degli Enti locali) e del ben operare (quanto agli Ordini professionali) che dovrebbe impedire a chiunque, in buona sostanza, di fare affari con le mafie? Di qui, la proposta di fondo: gli Ordini professionali sbattano fuori senza indugi i collusi. Tutti i collusi. Un appello di straordinario valore civile, ma anche di stringente attualità, visto e considerato quanto già accaduto proprio in Sicilia grazie alla prontezza di riflessi, diciamo così, degli industriali siculi guidati da Ivan Lo Bello, in relazione alla disponibilità di troppe "pecore nere" di soggiacere alle forche caudine del "pizzo". Evidente che ne viene fuori un'altra domanda: a quando, finalmente, un'emulazione in positivo? Quando tutte le associazioni degli imprenditori delle regioni tristemente segnate dal fenomeno del crimine organizzato si decideranno a combattere senza requie ogni forma di collusione, connivenza, mera tolleranza della violenza mafiosa collegata alle attività professionali e all'esercizio di attività commerciali?
LIBRI: ESCE 'LA ZONA GRIGIA, PROFESSIONISTI
RispondiEliminaAL SERVIZIO DELLA MAFIA'
INDAGINE DI NINO AMADORE SUI RAPPORTI DEI PROFESSIONISTI CON LA COSA NOSTRA
Adnkronos/Adnkronos Cultura) - I rapporti dei liberi professionisti siciliani con la mafia, l'intreccio di affari e le collusioni sempre piu' evidenti della societa' civile con i clan. Sono questi i temi dell'indagine svolta dal giornalista de ''Il Sole 24 Ore'' Nino Amadore proposta nel volume "La zona grigia, professionisti al servizio della mafia", pubblicato dalla casa editrice palermitana La Zisa.
L'obiettivo principale dell'autore e' quello di cogliere i contorni delle collusioni, di capire quali e quanti professionisti sono stati censurati dai rispettivi ordini professionali per conclamati rapporti con Cosa nostra. Secondo Amadore in Sicilia, in dieci anni, sono stati almeno 400 i professionisti finiti nei guai per aver avuto contatti con la mafia. Nell'indagine si scopre ad esempio che i medici hanno fornito, piu' di tutti, i quadri dirigenti a Cosa nostra: basti pensare al boss Giuseppe Guttadauro, medico divenuto capo del mandamento mafioso di Brancaccio, quello dei fratelli Graviano mandanti dell'omicidio di don Pino Puglisi. Non mancano poi le storie di avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti che hanno sostenuto o protetto la mafia. Un microcosmo variegato che assicura ai boss spesso ignoranti solide vie per riciclare il denaro proveniente da estorsioni, traffico di droga e altre attivita' criminali. "Il mio - afferma l'autore - e' un tentativo: quello di disegnare i confini di questa zona grigia, di quantificare il fenomeno, di individuare le responsabilita'".
I contorni delle collusioni e i rapporti con Cosa nostra
RispondiEliminaMAFIA/LA ZONA GRIGIA E I PROFESSIONISTI
AL SERVIZIO IN UN LIBRO
(Apcom) - I rapporti dei liberi professionisti con la mafia, quell'intreccio diabolico che ormai va sotto il nome di "zona grigia", le collusioni, penalmente rilevanti o meno, sono l'oggetto di indagine del libro "La zona grigia, professionisti al servizio della mafia" scritto dal giornalista del Sole 24Ore Nino Amadore ed edito dalla casa editrice palermitana La Zisa (www.lazisa.it).
Il tentativo dell'autore è quello di cogliere i contorni delle collusioni, di capire quali e quanti professionisti sono stati censurati dai rispettivi Ordini professionali per conclamati rapporti con Cosa nostra. E si scopre che i medici, nel solco di una tradizione che porta al capomafia corleonese Michele Navarra, hanno più di tutti fornito i quadri dirigenti a Cosa nostra: basti pensare al boss Giuseppe Guttadauro, medico divenuto capo del mandamento mafioso di Brancaccio, quello dei fratelli Graviano mandanti dell'omicidio di don Pino Puglisi. Ma non mancano poi le storie di avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti. Insomma quel mondo che ha dato e spesso dà sostegno alle varie mafie nel nostro Paese. Quel mondo che, attraverso il supporto tecnico, assicura ai boss spesso ignoranti solide vie per riciclare il denaro proveniente da estorsioni, traffico di droga e altre attività criminali. Temi ancora di recente sollevati nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario e ribaditi più volte dal capo della Direzione nazionale antimafia Pietro Grasso. Ma i numeri, per capire la qualità delle collusioni, non ci sono. Non li ha la Direzione nazionale antimafia , non li ha la commissione parlamentare Antimafia. Li ha forniti e li fornisce lo stesso Amadore: in Sicilia in dieci anni sono stati almeno 400 i professionisti finiti nei guai per aver avuto contatti con la mafia.
"Il mio - spiega l'autore - è un tentativo: quello di disegnare i confini di questa zona grigia, di quantificare il fenomeno, di individuare le responsabilità". Responsabilità che, in tema di lotta alla mafia, ci sono e sono evidenti: sono quelle degli Ordini professionali i quali finora, a differenza di quanto fatto dagli imprenditori, si sono interrogati poco sulla necessità di prendere una posizione netta contro il crimine organizzato. "Gli Ordini - continua Amadore - hanno un ruolo importante nella nostra società. Ecco perché io credo che una condanna chiara senza equivoci della mafia, che abbia magari un riscontro nei codici deontologici , potrebbe avere un effetto rivoluzionario. E impedire, per esempio, che un commercialista sospettato di aver riciclato il denaro di una cosca possa dire: mica posso chiedere la fedina penale ai miei clienti".
La mafia e la «zona grigia». Il libro.
RispondiEliminaIl giornalista Nino Amadore ricostruisce collusioni e connivenze
La mafia e la «zona grigia». Il libro.
Il giornalista Nino Amadore ricostruisce collusioni e connivenze
di Leone Zingales - La Sicilia
Professionisti e mafia. Imprenditori e mafia. Politici e mafia. Avvocati e mafia. Giudici e mafia. I rapporti dei liberi professionisti con la mafia, la cosiddetta «zona grigia», comprese le collusioni, penalmente rilevanti o meno, sono l'oggetto di indagine del libro «La zona grigia, professionisti al servizio della mafia» scritto dal giornalista del Sole 24Ore Nino Amadore ed edito dalla casa editrice palermitana «La Zisa». L'autore tenta di cogliere i contorni delle collusioni, di capire quali e quanti professionisti sono stati censurati dai rispettivi Ordini professionali per conclamati rapporti con Cosa nostra. E si scopre che sono stati numerosi i medici che, più di tutti , hanno fornito i «quadri dirigenti» alle cosche. Non mancano le storie di avvocati, commercialisti, ingegneri, che, attraverso il supporto tecnico, hanno assicurato ai boss spesso ignoranti solide vie per riciclare il denaro sporco.
«Il mio - spiega l'autore - è un tentativo: quello di disegnare i confini di questa zona grigia, di individuare le responsabilità». Responsabilità che, in tema di lotta alla mafia, ci sono e sono evidenti: sono quelle degli Ordini professionali i quali finora, a differenza di quanto fatto dagli imprenditori, si sono interrogati poco sulla necessità di prendere una posizione netta contro il crimine organizzato.
Le connivenze della societa' civile
RispondiElimina“La zona grigia,
professionisti al servizio della mafia”
Un'indagine sui rapporti tra consulenti qualificati e malavita
LA VOCE - Non solo prescrizione legale e repressione di pubblica sicurezza: è un vero e proprio rifiuto che si chiede alla società civile contro la cultura e la pratica mafiosa. Oltre agli appelli istituzionali, un contributo importante può venire dai singoli che decidono di non scendere a compromessi. Con uno specifico punto di vista sulla questione interviene il volume “La zona grigia, professionisti al servizio della mafia”, scritto dal giornalista Nino Amadore e pubblicato in questi giorni dalla casa editrice palermitana La Zisa. L'autore si concentra su quell'ambito incerto di rapporto e di scambio tra professionisti e attori mafiosi: una pratica di contiguità e collusione di rapporti lavorativi più o meno penalmente rilevanti, ma comunque inaccettabili. Esiste, infatti, non tanto una scelta esplicita della Mafia, piuttosto una disponibilità a farsi permeare dai suoi interessi economici, tutelati e cautelati. Ed è proprio questo spazio di agibilità che di fatto permette alle attività criminali di galleggiare nelle trame della legalità, sfruttando specifiche conoscenze e competenze tecniche altrimenti inaccessibili: pecunia non olet, e i boss fanno affari con insospettabili consulenti. Nella sola Sicilia, in dieci anni, almeno 400 professionisti sono stati coinvolti in attività mafiose; dalle risultanze appare che sono i medici a fornire quadri dirigenti a Cosa nostra, ma anche avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti. In particolare Amadore cerca di capire quali e quanti di questi siano stati poi effettivamente censurati nell'ambito dell'autoregolamentazione lavorativa: siccome gli Ordini svolgono un ruolo importante, una condanna inequivocabile, fin dai codici deontologici, potrebbe generare un effetto rivoluzionario. Gli imprenditori siciliani hanno già esplicitamente integrato il proprio codice etico con indicazioni nette di non collaborazione con il malaffare; una strada maestra percorribile anche in altri settori. Amadore, Nino, La zona grigia, professionisti al servizio della mafia, La Zisa, www.lazisa.it Marco A. Marcuccio